Formula 1Gran Premio Bahrain

Mick Schumacher all’esordio: tanto atteso che nessuno l’ha notato

Il figlio d’arte più famoso autore di una gara solitaria e anonima. Ma non priva di spunti

Il debutto silenzioso di Mick Schumacher: quante differenze rispetto al clamoroso inizio del padre!

E Mick Schumacher? Qualcuno l’ha visto, sentito, inquadrato? Diciamo la verità: sommersi com’eravamo dagli eventi di testa, dalla lotta splendida tra Hamilton e Verstappen, dalle vicissitudini dei ferraristi, dalla rimonta di Perez o dal grande rientro di Alonso, nessuno si è ricordato che ieri era il giorno del debutto del figlio di Michael. E lui a dire il vero non ha fatto molto per mettersi in evidenza.
Pare, il buon Mick, un ragazzino molto educato e gentile, uno studioso, che più che il combattivo talento del padre, passato probabilmente nei cromosomi della sorella maggiore, ha ereditato la dolce consapevolezza della madre. E con questa consapevolezza, infatti, ha scalato senza bruciare le tappe le categorie inferiori. E ieri ha disputato il suo primo Gran Premio, nove anni dopo il ritiro del babbo.

PROMOSSO O BOCCIATO?

Ed è andata benino, diciamo. Niente a confronto col settimo posto in prova con cui si presentò al mondo Michael, ovviamente. E la finiamo qua, promesso, con i confronti. Altra macchina, altro circuito, altra epoca. Ma comunque in prova ha dato otto decimi (tantissimi) al satanasso Mazepin e in gara ha raccolto il sedicesimo posto, cioè l’ultimo al netto dei ritiri. Ha anche compiuto un errore che poteva costargli la gara, il giovane tedesco, quando dopo la safety car è scivolato sul cordolo di curva tre. Lo stesso errore del compagno di squadra russo, ma senza urtare le barriere. Fortuna, abilità, destino? Al destino stentiamo a credere, ma questa volta sceglierei proprio questa opzione.

Mick Schumacher
Credits: haasf1team

Scottato dall’imprevisto, o forse conscio che con questa Haas andare all’attacco porta solo rogne, Schumi jr ha finito per condurre una gara costante, senza infamia e senza lode. Ha inseguito a distanza le Williams e questo è un copione che si ripeterà molto volte quest’anno. Ha evitato altri errori risparmiando gomme e benzina. E’ uscito dalle inquadrature della regia, è vero. Però ha raccolto il massimo risultato possibile. Una prestazione sufficiente.

QUANDO AVERE UNA MACCHINA POCO COMPETITIVA PUO’ TRASFORMARSI IN UNA FORTUNA

Dopo la gara Mick Schumacher pareva raggiante. Aveva fatto esperienza e imparato un sacco di cose sulla macchina (parole sue). E a dire il vero al ridursi dello svantaggio da Latifi, aveva anche messo alla frusta il suo asinello per avvicinare il canadese e sorpassarlo, prima che l’alfiere della Williams si ritirasse. Sembrano soddisfazioni insignificanti, è vero. Ma per uno col carattere riflessivo di Mick sono passi nella direzione giusta, e quindi mai troppo piccoli.

Mick Schumacher
Credits: haasf1team

Chiaramente si attendono conferme. Finora a Mick vogliono tutti bene, ma si spera che a breve Schumacher riesca a duellare con le Williams, e sarà allora, quando in mezzo alle ruotate sarà più difficile farsi voler bene, che si potranno trarre giudizi più incisivi. Intanto però il giovane tedesco ha la possibilità di imparare con calma, che è un po’ la sua specialità. Con la misera vettura che si trova tra le mani nessuno gli chiede niente, se non di migliorare, battere il compagno di squadra, evitare errori grossolani. Insomma una pacchia per uno così meticoloso e attento.

Però è pur vero che fare solo errori piccoli porta ad essere buoni piloti, mentre per diventare fuoriclasse bisogna combinarle anche belle grosse. Altrimenti non si tocca il limite. Aspettiamo, caro Mick, aspettiamo.

David Bianucci

Mi chiamo David Bianucci, nato a Prato ma trasferito per amore e lavoro sui colli Euganei in provincia di Padova. Sono uno sportivo a livelli di fanatismo, ho praticato la pallanuoto per vent'anni e ora faccio i campionati di nuoto Master. Ma le sensazioni più forti me le ha sempre regalate la Formula 1, sin da quando a nove anni ho visto il Gran Premio di San Marino del 1981. Sono seguite sveglie notturne per vedere i gran premi asiatici, autentiche fortune spese in riviste specializzate, giornate tra le frasche del Mugello per guardare girare di nascosto Michael Schumacher. Essere diventato nel frattempo Ingegnere Meccanico non ha migliorato la cosa... Scrivo perchè non posso fare niente per evitarlo.

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Un commento

  1. Mah, che dire. Difficile. Senza un compagno di squadra competitivo, come si può valutare un pilota che guida una specie di F2 e gira da solo?
    Deve fare esperienza? E Tzunoda quando lo vedrà mai? Buona fortuna…

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