DichiarazioniFormula 1

Ricciardo: “Le gare senza tifosi sono monotone”

Il pilota australiano ha ammesso di sentire molto la mancanza dei fan durante i weekend di gara e, soprattutto, durante le premiazioni sul podio

L’assenza dei tifosi sugli spalti delle tribune si fa sentire. E’ difficile da credere per noi, che seguiamo i GP dalla televisione; figurarsi quanto debba essere strano per i protagonisti in pista non vedersi circondati da entusiasmante tifo e passione

Se c’è una cosa che ricorderemo benissimo di questa assurda stagione 2020, sarà certamente la dolorosa assenza dei tifosi sui circuiti di tutto il mondo. La pandemia di Covid-19 ha lasciato fuori dai paddock e dagli autodromi centinaia di migliaia di appassionati, che, anche se in numero molto ridotto,  sono potuti tornare a vedere le monoposto sfrecciare dal vivo solo dallo scorso GP del Mugello, in Toscana. Senza dubbio, Liberty Media ha fatto un lavoro egregio, permettendo alla Classe Regina di riprendere il proprio corso con un’organizzazione impeccabile, anche se in ritardo. Nonostante questi piccoli passi avanti, questi primi cenni di ripresa, come una fioca luce in fondo a un tunnel, la situazione non è quella di prima, e si sente. Lo percepiscono i piloti, penalizzati dalla mancanza di affetto del pubblico. La pensa così anche Daniel Ricciardo: “Le gare senza tifosi sono monotone“.

OTTENERE UN PODIO ADESSO SENZA TIFOSI NON SAREBBE MEMORABILE

Il futuro pilota McLaren si è aperto ai suoi follower sui suoi profili social, commentando la surreale atmosfera che si ritrovano a vivere durante ogni weekend di GP: “Dopo la gara, è semplicemente strano. È così tranquillo. Ci mancano molto i fan. Lo noti tante volte durante il fine settimana. Credo che ottenere un primo podio quest’anno non sarebbe neanche lontanamente memorabile, a causa di questa mancanza di atmosfera. I podi non sembrano normali“, ha aggiunto, descrivendo i robot telecomandati che consegnano trofei per mantenere le distanze sociali come particolarmente strani.

Daniel ha poi parlato di quanto sia difficile non avere contatti con gli addetti ai lavori nel paddock e tra gli stessi piloti: “(I festeggiamenti sul podio) non mi sembrano entusiasmanti, ma ci salirei volentieri se ci fosse la possibilità, intendiamoci! Ci sono così tanti momenti in ogni fine settimana in cui ti accorgi che i fan non sono presenti. In cima alla lista per me sono probabilmente la preparazione prima della gara e dopo l’inno nazionale. Dato che siamo tutti nelle nostre piccole bolle all’interno dei nostri team, non c’è interazione nemmeno con gli altri piloti; per non parlare delle persone nel paddock e di altre squadre. Le battute, le interazioni, non abbiamo niente di tutto ciò al momento. Scendi in pista ogni mattina e non vedi nessuno. I fan ti danno energia. Ora è solo … piatto, monotono“, ha ammesso.

Ma non solo: anche le emozioni della gara sono sbiadite senza pubblico. “La gara stessa lo è: ci sono i tappi per le orecchie, il casco, la visione del tunnel e l’attenzione alla pista, alle corse e alla strategia. Ma i tifosi possono cambiare il colore di un GP. Quando penso all’Austria, ad esempio, o come sarebbe stato a Spa, che è casa di Max Verstappen. È incredibile come un pilota possa cambiare il colore di un luogo – pensa a Monza lo scorso anno con Charles Leclerc che ha vinto lì. Quel podio, i tifosi in rosso su tutta la pista, sarà stato sicuramente uno dei giorni più belli della sua vita“.

APPREZZIAMO CIO’ CHE ABBIAMO

Come scrive F1i.com, Ricciardo ha anche affermato che le restrizioni di viaggio gli hanno fatto perdere alcuni dei luoghi più remoti: “Stiamo correndo su alcune piste interessanti, che normalmente non vedremmo, ma la parte del viaggio di quello che facciamo è molto di ciò che lo rende divertente per me. Mi manca decisamente questo. Ci sono alcune città e paesi interessanti in cui non possiamo andare quest’anno. Anche da qualche parte come Barcellona – una città così grande – ma, per motivi di salute, eravamo praticamente tutti hotel-circuito, circuito-hotel“.
L’australiano ha trovato poi le giuste parole per esprimere uno stato d’animo che, in questo difficile momento storico, ci accomuna un po’ tutti: “Ti mancano città come Austin e Montreal”, ha aggiunto,Fa parte di ciò che ho imparato ad amare della Formula 1, delle città che visito, magari vedendo un po’ di musica dal vivo, mangiando il cibo locale, parlando con la gente del posto, assaporandone la cultura. Mi manca esplorare il mondo“.

Per concludere, un messaggio che dovremmo sempre tenere a mente, ora e in futuro: “Non apprezzi quello che hai fino a quando non lo perdi; quindi, non godendo di alcune di queste cose quest’anno, forse lo apprezzeremo di più quando ce ne riapproprieremo. Un fine settimana come gli altri e dare per scontate alcune delle parti normali della Formula 1 sarebbe piuttosto bello in questo momento, perché ciò significherebbe che il mondo intero è in una situazione migliore“, ha sottolineato Daniel.

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Erika Mauri

Metà brianzola e metà romana, sono laureata in Lingue e attualmente studentessa magistrale di Linguistica applicata nella capitale; da sempre amo scrivere e lavorare con la lingua italiana in tutte le sue forme. Mi definisco una persona dinamica, intraprendente, coraggiosa e amante delle sfide, faccio della mia capacità organizzativa e del problem solving due delle mie qualità migliori, insieme alla facilità di collaborare con altri in gruppo e a un pizzico di anticonformismo. Amo viaggiare e sono appassionata di tecnologia, cinema, musica, lettura e, ovviamente, di Formula 1.

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