Analisi della redazioneFormula 1

Quando la Formula 1 diventa vittima della stampa

Un giorno eroi, l’altro accusati di non essere piloti che valgono; questo è il risultato del continuo cambiamento d’opinione della stampa, capace di valutare i team del Circus solo in base alle loro prestazioni

Non solo la Rossa di Maranello, team e piloti in Formula 1 sono vittime di una stampa forse lunatica, che balla tra lo sputare sentenze e l’osannare i protagonisti del Circus sulla base semplicemente delle loro performance

Imbarazzante: che presenta o implica difficoltà, che mette a disagio; delicato, increscioso, penoso, scomodo”. Questo è il termine con cui, nelle ultime settimane, la stampa italiana ha più e più volte definito la situazione in casa Ferrari.

Imbarazzante sarebbe Sebastian Vettel, pilota in uscita dalla scuderia di Maranello, per la sua ormai più che evidente frustrazione nei confronti del team. Imbarazzante sarebbe Charles Leclerc, che dopo un anno all’attivo in Ferrari, si permette ancora di fare “errori da principiante”, così come sono stati definiti. Imbarazzante sarebbe Mattia Binotto, incapace di relazionarsi e confrontarsi con la sua squadra e i suoi piloti.

Poi succede, fortuna vuole, che Leclerc arriva in seconda, terza, quarta posizione. E ci arriva in un momento in cui la Ferrari sta annaspando, travolta da una crisi (o una tempesta?) che ne sta minando la solidità e la competitività. E allora è subito un osannare completo del cosiddetto predestinato, che in questa o quell’occasione ha saputo risollevare l’animo del team di Maranello.

Ma succede anche che Vettel riesce a limitare i danni in Spagna, arrivando settimo. Quando il compagno di squadra non riesce a vedere la luce, allora è lui a prendersi i meriti di essere ritornato il pilota di una volta. Fino a qualche giorno prima tutte le dita erano puntate contro di lui, però dai, sotto sotto forse non è poi così male come pilota. Forse quei quattro titoli mondiali se li è guadagnati pure con il suo talento…quindi dai, esaltiamolo per il pilota che è, poco importa se fino a poco tempo fa lo additavamo come il fallito della situazione.

Avete capito dove voglio arrivare? No? Bene. Voglio arrivare al fatto che, dall’inizio di questo controverso mondiale 2020, la Ferrari ha messo in pista delle monoposto poco competitive, ha ammesso lei per prima di avere dei problemi molto più complessi di quanto pensava. Eppure, ci ha provato. Risultato? Delle performance ovviamente altalenanti, aiutate qua e là dalla fortuna delle Safety Car e dei ritiri. Ma la cosa che veramente quest’anno ha assunto un movimento ondulatorio da fare invidia a qualsiasi professore di Fisica, sono le opinioni di stampa e tifosi.

MIRINO DELLA STAMPA PUNTATO SULLA ROSSA DI MARANELLO

Partiamo da quella che è la situazione più eclatante del momento: la Ferrari. Lo abbiamo già ribadito, ma vale la pena sottolinearlo ancora una volta. Quest’anno, per il team italiano, la presenza in Formula 1 è molto difficile. Come la scuderia ha ammesso, si sono presentati all’inizio del mondiale con il progetto della monoposto ancora da completare, con evidenti mancanze e difficoltà. E le conseguenze sono state (quasi) subito evidenti. Non c’è competitività, non c’è passo gara, non c’è bilanciamento.

Ritiro Vettel Monza
Credits: Twitter Formula 1

Allo stesso modo, la situazione Ferrari-Vettel sembra non essere delle più rosee. Le dichiarazioni del tedesco e i team radio scambiati con il team ne sono forse un esempio. C’è delusione, c’è amarezza, c’è tristezza per una relazione che forse si è chiusa proprio nel peggiore dei modi. Soprattutto perché il confronto, in questo momento, viene fatto con un compagno di squadra molto giovane, che ha già dimostrato di avere talento e che ha un contratto bello che firmato fino al 2025.

Insomma, un anno duro, un anno difficile che sta riversando le sue conseguenze in pista. Ma ci siamo mai chiesti perché? Abbiamo davvero mai analizzato cosa sta realmente accadendo a Maranello? O, forse, ci siamo seduti sugli allori e abbiamo deciso che la causa di tutto questo è proprio la presenza di Sebastian in pista? Oppure di Binotto al muretto? O forse è colpa della Ferrari, che non sa più costruire le monoposto?

Quello che voglio dire è: la stampa ha sputato sentenze a destra e a manca, utilizzando termini molto spesso poco dolci e poco consoni… ma per quale motivo? Forse perché è abituata a vedere un lampo rosso, lì, tra le prime file. E nel momento in cui questo stesso lampo viene a mancare, è più facile giudicare, che cercare di trovare una spiegazione logica a quanto sta accadendo.

DALLE STELLE ALLE STALLE… E VICEVERSA

È semplice, almeno in apparenza. Quello che sta accadendo è proprio questo: la Ferrari si fa protagonista di una performance deludente, ed è subito “disastro Ferrari”. Le due Rosse invece riescono ad arrivare a punti, se non in zona podio, ed è subito “rinascita Ferrari”. Ma secondo quale criterio?  Probabilmente secondo quello che trova più semplice basarsi sulle prime impressioni, sull’andamento di un weekend, per commentare e analizzare quanto sta attraversando la scuderia italiana.

Vorrei chiedere a diverse testate sulla base di cosa sono scritti i loro giudizi. Quello che sembra trasparire dagli articoli degli ultimi tempi è una sorta di mancanza di rispetto nei confronti di una squadra che ha sempre significato tanto per il tifo italiano. È un continuo puntare il dito contro questo o quell’aspetto che sembra sempre essere la causa scatenante di tutto: una volta il pilota, una volta il team principal, una volta la monoposto. Giudizi frettolosi, molto spesso senza cognizione di causa.

Ma qual è l’ultima volta in cui ci si è soffermati sull’analisi completa della situazione? Quando sono state verificate davvero le cause che hanno portato la Ferrari nel baratro? Capisco che questo tipo di informazioni non siano accessibili a tutti. Forse solo chi sta vivendo questa situazione ha un’idea chiara dei punti deboli e delle difficoltà del team. Ma proprio per questo motivo, perché risulta così semplice continuare a cambiare opinione in maniera così evidente e aggrapparsi di continuo ad aspetti differenti per giustificare il momento vissuto dalla Ferrari?

IL CASO SEBASTIAN VETTEL, MA NON SOLO

Ma, attenzione attenzione, a essere stato vittima di questa continua attività di giudizio, neanche fossimo in un episodio di Law&Order, è stato soprattutto Sebastian Vettel. Quel quattro volte campione del mondo che la Ferrari non è forse riuscita a trattare nel modo più adeguato. Un quattro volte campione del mondo che, con una pandemia in corso e una stagione stravolta in ogni sua forma, si è trovato a dover maneggiare una monoposto che già dai test aveva evidenziato grosse difficoltà. Insomma: ci sono tutti i motivi per essere frustrato, no?

Quando la Formula 1 è vittima della stampa
Credits: Scuderia Ferrari Press Area

Dall’inizio di questo mondiale e, ammettiamolo, probabilmente già dallo scorso anno, il tedesco è stato vittima di continui commenti, mirati prima alla sua persona, poi al suo essere pilota. Giudizi, ancora una volta, frettolosi, mai giustificati, se non da quella rabbia e da quella delusione repressa di non poter vedere le due Ferrari sullo stesso livello, a darsi battaglia l’un l’altra. Un Sebastian Vettel condannato a pagare colpe che, molto spesso, nemmeno erano sue. Un Sebastian Vettel caricato di responsabilità che, nella maggior parte dei casi, non erano nemmeno di sua competenza.

E tutto questo, per cosa? Perché, obiettivamente, se non sai a chi dare la colpa per questo periodo nero, la dai al pilota. E la stampa è molto brava a puntare il dito e a dare la colpa, no? Così come è molto brava a cambiare le carte in tavola, a nascondere quel secchio di veleno rovesciato addosso a un pilota, per tirare fuori tutto l’occorrente per lucidarne la figura, rieleggendolo come un pilota ritrovato, che nonostante tutto sa il fatto suo.

Monza choc: Gasly come Vettel, il trionfo della cenerentola
Credits: Formula 1 Twitter

Parliamo di Sebastian Vettel, ma sono anche altri i piloti caduti nelle fauci di questa stampa lunatica. Vogliamo parlare di Pierre Gasly? Parliamone, allora. Vi ricordate quando il povero pilota francese è stato retrocesso dalla Red Bull all’allora Toro Rosso? Bene. Qual era il motivo secondo la stampa italiana? “Non sa stare al passo di Verstappen”. Lo stesso Helmut Marko aveva giustificato la decisione incolpando il pilota francese di essersi prefissato come unico obiettivo quello di raggiungere le capacità e lo stile dell’olandese.

Ebbene, che fine ha fatto quel pilota giovane e presuntuoso? Ha vinto il Gran Premio di Monza. Ha affrontato insieme ad AlhaTauri un processo di crescita, personale e professionale, che lo ha portato a maturare, a essere più consapevole, a vincere. Sensazionale, no? Certo. E se n’è resa conto anche la stampa, tant’è che ieri è stato eletto come nuovo eroe della Formula 1, sotterrando ancora una volta tutti i giudizi e i commenti fatti quando il povero malcapitato doveva affrontare le pressioni imposte da una scuderia come la Red Bull.

Ma torniamo ai veterani del Circus. Il primo nome che ci viene in mente, lo sappiamo,  è quello di Kimi Raikkonen. L’anno scorso, l’anno precedente, forse quello precedente ancora sui titoli di diverse testate capeggiava un inno alla sua ormai troppo prolungata presenza in Formula 1. Un pilota bollito, ecco cos’era il finlandese agli occhi dei giornalisti. E ora, invece, “è colui che sta salvando l’Alfa Romeo”. La stessa Alfa Romeo che sembra trascurare un po’ l’italianissimo Antonio Giovinazzi, che però per la stampa è colpevole di non avere ancora il carattere per stare in Formula 1.

La lista potrebbe continuare all’infinito. Potremmo citare i nomi di Alex Albon, di Nico Hulkenberg, di Fernando Alonso, persino di Lewis Hamilton. Ma la frittata rimane sempre la stessa: porti la macchina a punti? Diventi un eroe e tutto quello che hai sbagliato, costruito e imparato fino a quel momento non conta nulla. Non la porti al traguardo? Tutti gli errori, le dichiarazioni, le furbate che hai fatto in Formula 1 diventano la tua colpa principale.

TUTTA QUESTIONE DI “ACCHIAPPA CLICK”… MA I TIFOSI DELLA FORMULA 1?

Abbiamo parlato di stampa, è vero. Ma sappiamo bene su chi ricadono tutte queste sentenze e tutti questi giudizi. Funziona così dappertutto: sport, politica, attualità, cronaca. A farne le spese, oltre i diretti interessati, sono i tifosi. Le opinioni della stampa hanno il drastico risultato di influenzare chi li legge. Non che i fan abbiano una propria, autonoma opinione, anzi. Ma molto spesso la loro malleabilità e la causa dei loro commenti e della loro presa di posizione nei confronti anche di quello stesso team che fino a un momento prima avevano osannato.

Ed è un colpo al cuore. Perché un tifoso lo si riconosce dal suo amore e dal suo supporto incondizionato nei confronti della propria scuderia o del proprio pilota del cuore. Indipendentemente da come sta andando. Nelle gioie e nei dolori, il supporto dei tifosi deve essere sempre presente, è anche questo uno dei motori che manda avanti un team. Eppure, non è sempre così.

Questa necessità, questa volontà di avere sempre l’ultima parola e di saperne sempre una più degli altri ha fatto sì che si diffondesse questa moda di pubblicare articoli acchiappa click. Un puro e mero sistema di asta, una corsa al “chi ci azzecca di più”, un tirare a indovinare per capire quale sia la causa scatenante la crisi che può colpire una scuderia. Una lotta mediatica che, fino a ora, ha raggiunto un solo obiettivo: generare commenti sterili, portando i tifosi a preferire questi giudizi a una critica costruttiva, all’analisi di una situazione… alla verità dei fatti.

Quindi, vi lascio con una domanda: siamo ancora convinti che a essere imbarazzante sia proprio la situazione in casa Ferrari? O forse a essere imbarazzante è il modo di raccontarla, questa situazione Ferrari?

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Anna Vialetto

Anna è sinonimo di determinazione, concentrazione e curiosità. Ho sempre studiato e lavorato per rincorrere e realizzare i miei sogni, con l'obiettivo di concretizzarli in quella che è la mia più grande passione: l'automotive. La Formula 1 per me è parte integrante della mia personalità: il rombo dei motori, i sorpassi all’ultimo centimetro, la velocità delle monoposto. Ma soprattutto, tutto il mondo che sta dietro allo spettacolo in pista: l'organizzazione, la comunicazione, il marketing, l'energia...la stessa che, fin da quand'ero bambina, mi ha portata a coltivare questo grande amore.

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