Analisi della redazioneFormula 1

Non solo Bearman: i miglior esordi in Formula 1

Il Circus ha visto passare tanti piloti: chi di loro ha brillato già dalle prime uscite nella Classe Regina?

Da Baghetti a Bearman, passando per Schumacher: chi sono i piloti ad aver regalato i migliori esordi della storia della Formula 1?

Chiamato il venerdì mattina a sostituire Sainz nel GP d’Arabia Saudita, svolta una sessione di libere e catapultato in qualifica, mancando la Q3 di 36 millesimi. È stato così stravolto il weekend di Oliver Bearman, il quale si sarebbe aspettato di lottare per la vittoria nella Feature Race di Formula 2 e non per i punti nella classe regina. Eppure il giovane britannico, sabato, ha abbandonato la pole position della serie cadetta per mostrare a tutti le sue capacità nel Circus. Una prestazione da incorniciare, che gli ha permesso di portare a casa la settima posizione e 6 punti per la Scuderia di Maranello. Eppure quello di Bearman non è nemmeno il migliore: ecco i 5 (+ uno) esordi memorabili in Formula 1.

Giancarlo Baghetti – Francia 1961

Baghetti arriva a competere nel Campionato Mondiale di Formula 1 dopo due fantastiche prestazioni in due GP non valevoli per il mondiale. A Siracusa e a Napoli, infatti, conquista il primo posto davanti a piloti ben più esperti, come il Campione in carica, Jack Brabham. La Scuderia Sant Ambroeus gli mette dunque a disposizione una Ferrari 156 F1 per il Gran Premio di Francia 1961. L’italiano si trova quindi nella condizione di mettere in luce il proprio talento in un GP ufficiale della Classe Regina del Motorsport. E non fallisce. Una “deludente” qualifica al 12esimo posto non gli impedisce di salire sul gradino più alto del podio a Reims, affiancato da Gurney e Clark. Unico esordiente nella storia a raggiungere un simile risultato. Purtroppo, però, sarà l’unico exploit della sua carriera. Raggiungerà la zona punti in altre due occasioni, ma nulla più.

Kevin Magnussen – Australia 2014

A Kevin bastano 57 giri per superare il numero di punti ottenuti in carriera dal padre, Jan Magnussen. Il sedile che il giovane danese deve riempire non lascia spazio a errori: è lui il pilota scelto da McLaren per sostituire Lewis Hamilton, partito in direzione Brackley. E l’inizio non potrebbe essere migliore. Parte in seconda fila e per tutta la gara non si scolla dalle prime posizioni, tanto da giungere terzo al traguardo. Viene successivamente promosso al secondo gradino del podio in seguito alla squalifica di Daniel Ricciardo. Grossa vittoria per Magnussen è anche quella di aver battuto il compagno di squadra, il Campione del Mondo Jenson Button, che non è riuscito a raggiungerlo nonostante un’ottima rimonta.

Il danese concluderà la stagione all’undicesimo posto, che non gli consente di essere riconfermato per l’anno successivo visto l’approdo in squadra di Fernando Alonso. Non riuscirà più a raggiungere simili risultati nelle sue avventure in Renault e in Haas. Degna di nota unicamente la Pole Position ottenuta nelle qualifiche del GP del Brasile 2022, poi diventata ottava piazzola dopo la sprint. Ritiro, però. per Magnussen in gara dopo un contatto con il precedentemente citato Daniel Ricciardo nel corso del primo giro.

Mark Webber – Australia 2002

L’esordio dell’australiano Mark Webber non è proprio dei più tranquilli. Un Gran Premio che comincia con due squalifiche dopo dei problemi nel giro di formazione, seguite da otto ritiri al primo giro. Di ritiri se ne aggiungono poi quattro nel corso della gara, portando così appena 8 piloti al traguardo. Nessun dubbio sul vincitore, Michael Schumacher, né sugli altri piloti a podio, Montoya e Raikkonen. Sorprende invece vedere una Minardi a punti, un giovane australiano che conquista il quinto posto all’esordio in casa.

In quel di Melbourne si festeggia: a Paul Stoddart e Mark Webber viene concessa la possibilità di salire sul podio e farsi trascinare dall’amore degli australiani, che celebrano l’impresa dei loro connazionali. Webber non avrà più occasione di portare a casa punti nel 2002, ma la sua carriera non si fermerà lì. Quarantadue podi, nove vittorie e un titolo sfiorato fino all’ultima gara. Citando lo stesso Mark: “Non male per un numero due!”.

I migliori esordi in Formula 1: Lewis Hamilton – Australia 2007

Se arrivi in Formula 1 a 22 anni da vincitore della GP2, essendo sotto contratto con McLaren da quando eri bambino ed essendo il primo pilota di colore della storia, allora non puoi che metterti in mostra già da subito. Ancora di più se al tuo fianco ti trovi il Campione del Mondo in carica. Devi far vedere chi sei. Ed è proprio ciò che Sir Lewis Carl Davidson Hamilton fa al GP d’Australia 2007. Parte quarto, ma già alla prima curva supera Fernando Alonso, mettendo l’asturiano in guardia: il ragazzino non ha paura.

Il britannico resta sempre in top 3, comandando per qualche giro il GP visto il pit stop di Raikkonen, giungendo però al traguardo alle spalle del compagno di squadra. Porta dunque a casa un terzo posto al debutto, il quale sarà solo il primo dei 197 podi in carriera. La prima vittoria arriverà dopo solo 6 gare e il mondiale, sfuggito di un punto in quel 2007, lo porterà a casa nel 2008. E da lì diventeranno sette, otto secondo alcuni. Uno dei migliori esordi di sempre per uno dei migliori piloti di sempre.

Oliver Bearman – Arabia Saudita 2024

A 18 anni, a meno che non si parli di Max Verstappen, una persona solitamente può guidare una selezione limitata di vetture in quanto neopatentato. C’è poi chi magari può permettersi di guidare una Formula 3 o una Formula 2, se particolarmente talentuosi: proprio ciò che Bearman stava facendo nella giornata di giovedì 7 marzo 2024. E lo stava facendo molto bene visto che, grazie a una splendida qualifica, il giovane britannico era riuscito a portare a casa la Pole Position. Non sapeva, però, che quella casella sarebbe rimasta vuota.

A dirlo a un qualsiasi altro pilota di Formula 2, si sarebbe disperato: “Non partirai più in pole”. Per Oliver è stato però diverso. La Pole era persa, ma la Formula 1 era stata guadagnata. Sainz dall’ospedale non può sicuramente correre. “Ora tocca a te Ollie”. E il compito lo ha superato a pieni voti: undicesimo in qualifica per essere stato di un soffio più lento di Lewis Hamilton, uno straordinario coraggio e una forza d’animo da campione lo hanno premiato con un settimo posto. Il collo farà male per settimane, ma ora i riflettori sono tutti su di lui: chi lo porterà alla propria corte nel 2025?

Bonus: Michael Schumacher, l’esordio in Formula 1 – Belgio 1991

Guardando unicamente la classifica non si potrebbe sicuramente trarre come conclusione che quello di Schumacher sia stato uno dei migliori esordi in Formula 1. Infatti è necessario guardare più in profondità la prestazione del Kaiser di quel fine settimana. Michael Schumacher debutta per una necessità singolare di Jordan: sostituire Bertrand Gachot, in stato d’arresto a Londra. La scuderia irlandese, rivelazione di quella stagione, viene convinta nell’ingaggio del tedesco dal compenso promesso da Mercedes e dalle parole del suo Manager. Willi Weber, infatti, afferma come Schumacher conosca benissimo Spa, sebbene non ci abbia mai corso.

Eppure Michael dimostra una dimestichezza invidiabile con una monoposto che non conosce, sorprendendo tutti con un settimo posto in qualifica sul terribile tracciato di Spa-Francorchamps. Il giorno della gara viene invece beffato subito dalla frizione, che si rompe e che lo costringe al ritiro al primo giro. Ma le sue doti non passano inosservate e ben presto si accasa alla corte di Flavio Briatore in Benetton. Il resto è storia…

Carlotta Ramaciotti

Da 20 anni appassionata di sport. L'amore per i motori nasce dal papà e cresce insieme alla mamma e a questo si lega la passione per la scrittura. Obiettivo: fare della mia passione il mio lavoro.

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