Formula 1Gran Premio Monaco

Sainz: la colpa a Monaco è sua? I team radio sono chiari

Un secondo posto finalmente conquistato dopo tante sofferenze: nonostante ciò, è amara la redenzione del madrileno dopo l’incomprensione ai box

Il ruolo di Sainz è in bilico? A Monaco, da molti gli è stata attribuita la colpa per l’errata gestione delle strategie Ferrari

Nel Principato, Carlos Sainz si è reso autore di un’ottima gara. Partito dalla seconda piazzola, il madrileno è riuscito a mantenere la posizione fino alla fine. In questo modo ha conquistato, per la seconda volta consecutiva, il podio monegasco. Ma soprattutto ha ottenuto il suo primo ottimo risultato dopo la scia di errori e sfortune iniziate in Australia. Tuttavia, la sua eccellente prestazione è stata messa in ombra dalle tempeste di critiche piombategli addosso dopo la gara: a Carlos Sainz, infatti, veniva attribuita la colpa per il disastro a Monaco. Ma è andata veramente così?

I TEAM RADIO TRA SAINZ E IL SUO INGEGNERE

E’ davvero colpa di Sainz se Leclerc a Monaco ha perso un primo posto assicurato? Analizzando i team radio fra lo spagnolo e il suo ingegnere, appare evidente una cosa: Carlos Sainz non ha mai rifiutato di entrare ai box. Il madrileno, infatti, ha soltanto condiviso le sue sensazioni per aiutare il team a trovare la giusta strategia. Al giro numero 15 consiglia per la prima volta: “Dobbiamo andare direttamente alle gomme da asciutto“. Al giro numero 18 l’ingegnere gli fa sapere: “Spingi per il giro di rientro, Perez sta per entrare e montare le intermedie“. Sainz, a quel punto, risponde semplicemente: “Non sono sicuro che sia la scelta giusta. E’ quasi completamente asciutto“.

Il team gli risponde: “Vorremmo coprire la mossa di Checo.“, e Sainz allora: “Non penso che sia la cosa giusta da fare“. Una volta iniziato il terzo settore, arriva la conferma ai box da parte dell’ingegnere. Sainz non ribatte. Ed è qua che è la stessa squadra a ordinargli, alla fine del terzo settore: “Resta fuori“. Lui, allora, risponde semplicemente: “Ricevuto, resto fuori“. E così, Sainz agisce proprio come il team gli ha detto di fare. Mentre Perez, alle sue spalle, si appresta a rientrare.

Sainz non ha mai, quindi, negato di rientrare ai box. Ostinato a fare di testa sua, come qualcuno ha pensato. Sainz si è soltanto limitato, più volte, a dire la sua opinione riguardo quale potesse essere la strategia migliore. E anche a ragione. La sua intuizione poteva infatti essere il giusto compromesso per costringere le Red Bull a un pit-stop in più rispetto alla Ferrari. A Monaco, Sainz non ha alcuna colpa.

A MONACO SAINZ DOVEVA ESSERE IL SECONDO PILOTA

Il muretto ha, certamente, la visione completa delle condizioni di gara in ogni specifico momento. Ma è il pilota che conosce in prima persona il rapporto tra la monoposto e la pista. L’uno si basa sulla lucida analisi e sul calcolo di dati matematici. L’altro sul puro istinto che si accende nel mezzo di una corsa. L’obiettivo di un team vincente deve essere proprio quello di raggiungere un perfetto sincretismo fra questi due fattori. Quante volte abbiamo assistito a gare andate in fumo perché il pilota non si fidava abbastanza della decisione della scuderia. O, al contrario, perché la squadra non prestava attenzione alle sensazioni del pilota.

La frittata era già bella preparata dallo stesso muretto Ferrari. Hanno ascoltato il consiglio di Sainz, lo hanno accolto. E così, inspiegabilmente, hanno ribaltato la strategia di copertura su Perez con la chiamata ai box di Leclerc, il leader del Gran Premio. Senza scendere nel dettaglio di una strategia completamente erronea, a Maranello c’è bisogno di delineare chiaramente le gerarchie. Il primo, gravissimo errore della Ferrari è di non averlo fatto prima.

Per la Ferrari la stagione è iniziata cercando di dare un equo trattamento a entrambi i piloti. Eppure, Barcellona è stata, inevitabilmente, un banco di prova per Sainz. Con quasi quaranta punti di distacco dal suo compagno di squadra, non ci si poteva più permettere il lusso di trattare i due piloti alla stessa maniera. Se non verrà presa la decisione quanto prima, situazioni del genere potrebbero riproporsi. E la Red Bull, fondata interamente sulla gerarchia che vede Verstappen come favorito, gioverebbe del panico in casa Ferrari.

Alessia Verde

Di Napoli, classe 2002. Studentessa di Lettere Classiche all'Università Federico II. Innamorata follemente della Rossa. Con la Formula 1 è stato amore a prima vista, e nulla riesce a emozionarmi come fa lei. Ma ciò che mi emoziona di più è potervela raccontare.

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