DichiarazioniFormula 1

L’Italia, i tifosi, la passione: l’esperienza in Rosso di Sainz

L’ultimo arrivato in casa Ferrari rivela le gioie e le responsabilità derivate dall’essere entrato nella Scuderia di Maranello

In un’esclusiva intervista, il madrileno ripercorre quest’ultimo incredibile anno pieno di passione in Italia, a cominciare dalla bizzarra storia della firma del contratto

In molti, intraprendendo la strada del Motorsport fin da bambini, sognano di entrare in Ferrari. Quella squadra avvolta da un’aura di misticità, di leggenda. Soprattutto grazie all’enorme passione profusa dall’Italia nel sostenere il team di Maranello in Formula 1. Non molti hanno avuto il privilegio di sedersi dietro al volante di una monoposto Ferrari. Da quest’anno, però, tra i nomi di quei piloti che, in un modo o nell’altro, resteranno per sempre nella storia della Formula 1, si è aggiunto quello di un pilota già da anni conosciuto nel Circus. Quello di Carlos Sainz Junior

PILOTA FERRARI… IN PIGIAMA!

Dalla firma del contratto avvenuta lo scorso anno, il pilota spagnolo ammette di essersi sentito avvolto da un entusiasmo che mai prima d’ora aveva avvertito. In un’intervista esclusiva rilasciata per Motorsport.com, Sainz ha ripercorso questo suo ultimo pazzesco anno. A partire dal primissimo momento in cui è ufficialmente diventato un pilota Ferrari, la firma del contratto: “In realtà è una storia un po’ divertente.” ammette “Perché è stato un lungo periodo di negoziazione. E’ stato durante la quarantena per il Covid-19, quindi i colloqui sono stati tutti fatti su Zoom e per telefonata. Il che ha reso tutto un po’ più complicato. Ci siamo dovuti adattare alla situazione.

E l’ho firmato [il contratto] sullo stesso identico tavolo su cui sto facendo questa intervista, ora, qui a Madrid. Nel piccolo ufficio che abbiamo in casa. Abbiamo passato tutto il lockdown insieme in famiglia. E poi improvvisamente un giorno mi sono svegliato intorno alle 8 del mattino, ed ero ancora in pigiama“. Nessuna cerimonia ufficiale, né fotografi, né giacca e cravatta: “Entro in questa stanza, e vedo che mio padre è pronto con una penna. Dice: ‘Devi firmare qui: è il contratto con Ferrari. Se firmi, è fatto’. Così l’ho firmato in pigiama alle 8 del mattino, subito dopo essermi svegliato! Ho pensato: ‘Okay, buongiorno anche a te“.

L’ITALIA E LA SUA TRAVOLGENTE PASSIONE PER LA FERRARI

Forse uno dei miti che più aleggiano sull’essere parte della grande famiglia Ferrari, è la calorosa accoglienza che aspetta i piloti in ogni città italiana: “E’ vero che i fan in Italia sono super appassionati e super rispettosi. In un modo che non mi aspettavo. Intendo anche toccarti o stringerti la mano per loro è qualcosa di molto speciale. Ti rispettano davvero e ti portano su un piedistallo, per qualche motivo. Ed è piuttosto di impatto. Diventano agitati quando sei vicino a loro. E questa è una sensazione che non ho mai avuto prima come pilota: quanto diventano agitate le persone quando sei vicino a loro“.

 

Li tocco sulla schiena e dico: ‘Dai, sono un ventisettenne come te, rilassati e scatta le foto’. Ma spesso prendo il telefono da loro per scattare io stesso. E’ pazzesco e lo adoro. Sono anche molto divertenti nelle cose che dicono. Quindi la mia vita è un po’ cambiata, ma allo stesso tempo sono riuscito a mantenere un buon equilibrio“. Ma far parte di un marchio così importante, porta anche alcune responsabilità. E non bisogna abbassare la guardia: “E’ interessante vedere come piccole notizie possano diventare enormi solo perché sei Ferrari, o parte della Ferrari. In Italia succede spesso ed è qualcosa che sto ancora imparando a gestire.

LE RESPONSABILITÀ A MARANELLO

Devo abituarmi a parlare in un certo modo, a rendermi conto che forse se dico le cose in questo modo invece che in un altro, può diventare un titolo enorme. Come pilota, sto cercando di imparare a gestire questo tipo di situazioni perché non è affatto facile“. La passione di gran parte dell’Italia verso la Ferrari, poi, spinge ad avere una consapevolezza diversa ogni volta che si guida la monoposto rossa: “C’è una responsabilità in più che non esiste in altre squadre. Il fatto che tu stia correndo per un paese intero è diverso, sai. E’ come se tu giocassi allo stesso tempo per il Real Madrid e per la Spagna“.

Correre per la Ferrari significa correre per la Ferrari e per l’Italia, e devi esserne consapevole e avere la responsabilità che ne deriva. Ma per me è un onore. L’Italia è un paese che amo e in cui trascorro molto tempo. Quando ero ragazzino, sono cresciuto in Italia. Correndo sui go-kart. Quindi sono cresciuto conoscendo la passione che c’è in Italia per la Ferrari, e sono cresciuto sapendo che molti di quei kartisti contro i quali correvo volevano essere dei piloti della Ferrari. Il fatto che sia accaduto a me è un grande onore e un enorme privilegio. E’ qualcosa di cui sono molto orgoglioso“. 

UNA CULTURA DIVERSA E L’APPROCCIO AL LAVORO IN ITALIA

Alla domanda su quanto differisse l’esperienza in Ferrari con quelle avute in precedenza, Sainz ha così risposto: “C’è un diverso tipo di cultura e diversi modi di fare le cose. Ma allo stesso tempo, i moderni team di Formula 1 hanno oggi molta convergenza in termini di approccio al lavoro, etica del lavoro e professionalità. E’ vero che ora ci sono molte squadre multiculturali“.

“Anche la Ferrari è piena di inglesi e americani. Anche nel mio gruppo di ingegneri: siamo uno spagnolo, un americano, uno scozzese e un italiano. Questo è il mio gruppo, con cui vado a cena tutti i giorni. Quindi mostra solo che la Formula 1 è convergente in molto. Ma, di sicuro, la Ferrari ha la sua cultura e devi capire come funziona il suo modo di fare le cose“. 

SEMPRE LO STESSO CARLOS SAINZ

Certo, aver raggiunto l’obiettivo di entrare in Ferrari può sembrare un sogno. Ma il madrileno ammette di non lasciarsi prendere dall’entusiasmo, e di sentirsi ancora lo stesso ragazzo di prima: “Sembra reale, quando finalmente te ne rendi conto, e ci convivi. E’ una situazione strana perché un giorno ti svegli dicendo: ‘Okay, diventerò pilota Ferrari‘. Allora come ci si sente? Sono sempre lo stesso Carlos. Sono sempre lo stesso ragazzo, lo stesso pilota. Con la stessa passione, lo stesso talento, che fa il suo lavoro.

“È solo che lo stai facendo per la Ferrari. E’ una grande responsabilità, soprattutto quando guidi in Italia. Questa è la cosa più grande. Quando vai a Monza, improvvisamente ti rendi conto di cosa significa essere un pilota Ferrari. Lo senti in tutto il mondo, ma quando ho partecipato ai pochi eventi che abbiamo avuto a Monza, mi sono reso conto all’improvviso: ‘E’ davvero enorme!’. Tutto questo è anche più grande di quello che immaginavo. Ma sono sempre lo stesso Carlos, e nulla cambia in questo senso“.

 

Alessia Verde

Di Napoli, classe 2002. Sono appassionata di letteratura e di teatro, e studio per poter specializzarmi in questi due campi. Con la Formula 1 e i motori è stato amore a prima vista. Tifosa della Rossa nonostante tutto, la Formula 1 è tra le cose che più mi emozionano al mondo. Ma ciò che mi emoziona di più è potervela raccontare.

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