DichiarazioniFormula 1

Il paradosso di Ricciardo in McLaren: risolvere per peggiorare

Non il migliore dei matrimoni quello tra la scuderia di Woking e l’Australiano, che avrebbe cercato di sistemare i problemi della squadra, paradossalmente aggravandoli

Due anni difficili, ormai giunti al termine, hanno fatto riflettere Ricciardo circa il motivo dei problemi riscontrate insieme a McLaren, che potrebbe paradossalmente risalire al lavoro fatto per tentare di superarli

Dopo una stagione travagliata, Daniel Ricciardo lascia McLaren per far posto al connazionale, Oscar Piastri. Il sodalizio tra pilota e scuderia non è mai andato per il verso giusto, se non nel Gran Premio d’Italia 2021, vinto dall’Australiano dopo 3 anni di digiuno per sé e 9 per la squadra. A parte quell’exploit, il numero 3 si è ritrovato sempre a performare peggio del compagno, Lando Norris, il quale ha racimolato quasi il quadruplo dei punti nella stagione 2022. Il vero problema nella collaborazione tra Ricciardo e McLaren sarebbe, però, secondo il pilota, un effetto collaterale di un tentativo di risoluzione dei problemi, che, al contrario, li avrebbe accentuati.

Purtroppo, queste difficoltà hanno portato al prematuro divorzio, tramite risoluzione contrattuale, dunque Ricciardo non sarà presente sulla griglia del 2023, quantomeno non da pilota titolare. L’Australiano è, infatti, tornato alle origini e durante la prossima stagione ricoprirà il ruolo di terzo pilota per Red Bull, scuderia che lo ha cresciuto e lo ha accolto per 5 stagioni, tornando dopo quattro anni dalla separazione.

Un impegno che non ha ripagato

Ripenso alla mia primissima gara con la McLaren, ho superato Lando [in Bahrain 2021]”, ha spiegato Ricciardo nel podcast della Formula 1, Beyond The Grid. “È stato quando ero ancora piuttosto inesperto con la macchina, quindi mi chiedo: ci siamo persi lungo la strada? Ho forse cercato di partire troppo forte, abbiamo forse cercato di ingegnerizzarla troppo e di allontanarmi dai miei punti di forza per guidare la macchina in un certo modo? Forse questa è una mia debolezza e qualcosa che non sono riuscito a capire.

“È una questione interessante, ma alla fine accetterò, almeno da parte mia, che abbiamo lottato su entrambi i fronti con la squadra per capire cosa fosse e come migliorarlo. Ma non sono perfetto, ho dei punti deboli e questa macchina ne mette in evidenza alcuni. È un aspetto su cui devo lavorare, ma ovviamente non ho trovato il modo di entrare in sintonia con questa vettura abbastanza spesso”.

Oltre a questo, Ricciardo analizza più a fondo un problema che ha caratterizzato la sua seconda stagione con la scuderia di Woking: l’ingresso in curva. La MCL36 ha, sin dall’inizio, sofferto di problemi circa i freni anteriori, cosa che si è portata dietro per tutto l’anno. Poi, nel corso della stagione, Norris si è adattato meglio ai limiti della vettura rispetto all’Australiano, che appunto racconta come sia stato condizionato da questa problematica. Tutto inizia da lì, perché se hai problemi in uscita da una curva, di solito è il prodotto di ciò che è successo in curva che ti ha messo in difficoltà in uscita”, ha spiegato. “Forse non tutte, ma la maggior parte delle difficoltà iniziano in entrata. È solo una sensazione e un limite. In definitiva, si tratta di qualcosa di fondamentale della vettura che non riesco a capire” termina il pilota di Perth.

Carlotta Ramaciotti

Da 20 anni appassionata di sport. L'amore per i motori nasce dal papà e cresce insieme alla mamma e a questo si lega la passione per la scrittura. Obiettivo: fare della mia passione il mio lavoro.

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