DichiarazioniFormula 1

Ricciardo: “Troppa tecnologia in F1”

In un talk show americano, il pilota Renault ha spiegato cosa cambierebbe di questo sport

Ospite a The Daily Show, Daniel ha anche parlato della popolarità della F1 negli USA

Non ha portato i frutti sperati, per ora, il matrimonio tra Daniel Ricciardo e la Renault. Con un quarto posto come miglior risultato colto nel 2019, il pilota australiano è ancora in attesa di centrare il primo podio con la casa della Losanga, che la passata stagione lo ha spesso costretto a battagliare col coltello tra i denti a centro gruppo. Nel 2020, il pilota di Perth, già vincitore di 7 GP al volante della Red Bull, troverà come compagno la promessa Esteban Ocon, col quale proverà a far compiere alla Renault il tanto atteso salto di qualità. Nel frattempo, Ricciardo si sta godendo gli ultimi giorni di relax prima della presentazione della RS20 programmata per il 12 febbraio, a una settimana dall’inizio dei test invernali di Barcellona.

TROPPA TECNOLOGIA

L’australiano si trova attualmente negli Stati Uniti, dove poche sere fa è stato intervistato a The Daily Show, condotto da Trevor Noah. Nella chiacchierata (reperibile qui), il portacolori della Losanga ha anche parlato degli aspetti negativi della Formula 1 attuale, troppo dipendente dalla performance del veicolo: “È l’unica cosa che non mi piace di questo mestiere. Non è come nel tennis, dove al massimo puoi prendertela con la racchetta. Qui è tutto determinato dall’equipaggiamento di cui disponi. Il segreto è trovarsi in quel team che ti garantisce il miglior materiale, perché è una lotta serrata tra costruttori”.

“Certo, non va dimenticato che è il lavoro che sognavo. Arrivare in quella griglia, in mezzo ad altri 19 piloti, rappresenta già di per sé un successo. Ma poi, una volta che ci sei dentro, pretendi sempre il top. Così ogni tanto dimentichi che stai facendo il lavoro dei sogni” ha continuato. 

GLI USA E LA F1

Ricciardo ha anche parlato della popolarità della Formula 1 negli States, dove per molti è ancora un oggetto sconosciuto. Liberty Media ha perseguito in questi ultimi anni una politica di avvicinamento della massima serie agli Stati Uniti, in primis con lo slittamento dello start delle gare europee alle 15.10, in modo da favorire la messa in onda del GP a un orario più fruibile dal pubblico americano (dove i GP europei sono trasmessi alla mattina).

Non va poi dimenticata la serie di Netflix ‘Drive to Survive’, incursione nel dietro le quinte della Formula 1, e gli sforzi per allestire un secondo GP oltreoceano a Miami. “Sì, le cose stanno un po’ cambiando – ha riconosciuto Ricciardo – Ora la Formula 1 è più popolare in America. Trascorro qui diverso tempo e, fino a un anno fa, nessuno mi salutava o mi riconosceva per essere un pilota. Adesso, tanti mi dicono ‘Wow, ti ho visto l’altra sera su Netflix!’. Diciamo che con questa serie i fan possono associare i nostri nomi alla nostra faccia” ha concluso Ricciardo. 

 

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Luca De Franceschi

Sono Luca, studio Lettere e seguo la Formula 1 da una decina d'anni. Mi sono appassionato a questo sport durante l'era dei successi di Michael Schumacher con la Ferrari, per poi assistere alle prime vittorie di Fernando Alonso, Lewis Hamilton e Sebastian Vettel. A casa ho diversi DVD sulla storia di questo sport, che mi hanno fatto conoscere i piloti e le auto del passato. Ho anche la passione dei kart, sui quali ogni tanto vado a girare.

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