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Parc Fermé, via le mani dalla monoposto

Le regole sulla sostituzione e la modifica di componenti tra il termine delle qualifiche e lo spegnimento dei semafori

Le regole del Parc Fermé, come modificare l’assetto di una monoposto a giochi inoltrati

A chi, almeno una volta nella vita, non è capitato di sentire la frase “via la penna dal foglio?. Terrore di qualsiasi studente, questo breve inciso sanciva, almeno in tempi precedenti alla DAD, la fine di una qualsiasi prova d’esame o verifica. Les jeux sont fait, per dirla come direbbero a Montecarlo. Tale espressione è trasferibile anche nel mondo del Motorsport: se per i piloti questa si traduce con lo sventolare della bandiera a scacchi, ai box è invece pronunciata molto prima. E’ il Parc Fermé, traduzione francese del nostrano Parco Chiuso, che previene infatti la modifica delle monoposto nelle ore precedenti alla competizione, e non solo.

Bisogna fare attenzione: è necessario in primis fare distinzione tra Parc Fermé e regime di Parc Fermé. Il primo termine, più tangibile, delinea una zona fisica del circuito nel quale le monoposto vengono messe al sicuro in vista della gara. Come recita l’Articolo 34 del Codice Sportivo, nella Massima Serie, ogni scuderia deve trasferire le proprie vetture in tale area entro e non oltre tre ore e mezza dalla fine delle qualifiche e la preleverà cinque ore prima della gara. Cosa vieta però ai team di effettuare delle modifiche prima della consegna o dopo la restituzione degli oggetti incriminati? Ci viene ora in soccorso il secondo termine.

Il regime di Parc Fermé è una condizione metaforica nella quale una monoposto “entra” non appena essa lascia i box per disputare la prima manche di qualifiche, la Q1. Così come in un compito in classe, all’inizio delle qualifiche un delegato FIA è incaricato di raccogliere dei moduli che riportano tutte le caratteristiche interessate delle vetture e elencate nel già citato Articolo 34. Tali moduli servono da riferimento per i tecnici della Federazione incaricati di eseguire successivamente controlli a campione. Qualsiasi valore non congruo a quello esplicitato dalla squadra condannerà la monoposto a partire dalla pit lane. Altro che bacchettate sulle mani.

FERME’ MA NON TROPPO

Arrivati a questo punto potremmo immaginare i meccanici appendere almeno momentaneamente al chiodo brugole e chiavi inglesi e godersi un po’ di meritato riposo, ma così non è. Alcune componenti della monoposto sfuggono al regime di Parc Fermé, per cui è possibile apportare modifiche dell’ultimo minuto. Sono infatti permessi aggiustamenti all’alettone anteriore, al brake bias, alla quantità di benzina o altri fluidi. Sono permesse inoltre operazioni di pulizia e raffreddamento alla carrozzeria e altri elementi. Infine, anche la Direzione Gara potrebbe consentire modifiche altrimenti vietate in casi eccezionali, come gare eccessivamente bagnate.

Tutto questo ammettendo però che la vettura riesca a raggiungere intonsa la griglia di partenza. Già, perché la strada che porta dai box allo start è lunga e travagliata. Un tracciato ancora umido, una zona sporca, una piccola disattenzione del pilota sono tutti fattori che terminano la maggior parte delle volte con una monoposto a muro. Lo sa bene Max Verstappen, che nell’edizione 2020 del GP d’Ungheria proprio in quel frangente ha rischiato di vanificare la seconda piazzola conquistata al sabato.

Eppure, l’olandese è comunque riuscito a salire a podio partendo secondo. Come? I tecnici della scuderia di Milton Keynes hanno potuto sostituire tutti gli elementi necessari mantenendo la configurazione dichiarata sotto stretta osservazione dei delegati FIA. Questo concetto si può estendere a qualsiasi componente della vettura la cui sostituzione non comporti una penalità in griglia.

Nonostante il grosso del lavoro termini quindi al sabato, è comunque possibile lanciare un ultimo sguardo al banco affianco. Il tutto, ça va sans dire, a patto di avere ancora il proprio compito tra le mani. Questa la tragicomica esperienza capitata ad Ari Vatanen, squalificato dalla Dakar ’88 perché la sua Peugeot 405 T16 Rally Raid venne trafugata dal Parc Fermé in quel di Bamako. Insomma, fermé si, ma teniamole d’occhio queste vetture.

Matteo Tambone

Mi chiamo Matteo, studente magistrale di Fisica presso l'Università Federico II di Napoli. Velista e windsurfer, mi piace considerarmi uno sportivo a tempo pieno. Appassionato di Motorsport in tutte le sue forme, seguo la Formula 1 da sempre ed è uno dei miei argomenti di discussione preferiti.

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