Analisi della redazioneFormula 1Gran Premio Belgio

No, questo Mondiale non meritava proprio di essere sporcato

La farsa di Spa impone delle serie riflessioni sul futuro della Formula 1. Dove le regole vengono aggirate anche da chi avrebbe il compito di farle rispettare.

A Spa si è deciso di assegnare dei punti (potenzialmente decisivi) per una gara che non è mai cominciata

Non sarà semplice dimenticare quello che abbiamo visto (o meglio, quello che non abbiamo visto) la scorsa domenica in Belgio. La gara non c’è stata, i punti sì. Questa è la contraddizione più grande di una Formula 1 che ha preferito sottomettere la passione dei tanti pur di non intaccare il profitto dei pochi. Delle televisioni che hanno avuto comunque qualcosa da far vedere, degli sponsor che hanno comunque avuto la visibilità che cercavano.

La filosofia di Liberty Media non è diversa da quella che ha consentito a Bernie Ecclestone di rendere la Formula 1 quella grande macchina da soldi che tutti ben conosciamo. La parola d’ordine? The show must go on. Anche quando non sarebbe necessario, anche quando non ci sono le condizioni adatte. Fermarsi non è neanche contemplato. E così siamo arrivati ad un calendario che da oggi fino a metà dicembre vedrà i team in pista praticamente per tutti i weekend utili, rendendo così difficile da incastrare a livello logistico il rinvio di un Gran Premio che ieri non si era nelle condizioni di portare a termine.

UN MONDIALE SPORCATO

Eppure a generare quel business è pur sempre uno sport. Uno sport, che nella genuinità della competizione che propone, andrebbe tutelato e non umiliato. E si fa veramente fatica ad accettare che la farsa vista in Belgio sia arrivata proprio in una stagione che ci stava restituendo un aspetto umano capace, nonostante tutto, di risultare comunque preponderante su tutto il resto. 

In questo 2021, fin qui, avevamo visto cose davvero meravigliose. Una lotta al titolo equilibrata ed entusiasmante tra due piloti dal talento cristallino come Hamilton e Verstappen. L’affermazione perentoria di una nuova generazione che ha in Norris, Russell e Leclerc i suoi esponenti più brillanti. Quell’imprevedibilità che ha portato un outsider come Ocon ad una storica vittoria in Ungheria. Tante storie diverse e avvincenti che ci hanno tenuto incollati al televisore e che ci fanno gridare che questo Mondiale non meritava proprio di essere sporcato.

Assegnare dei punti per una gara che non c’è stata è una decisione che inevitabilmente finisce con il muovere alcuni equilibri della classifica. Non tanto nella lotta al vertice (anche se quella è ovviamente la situazione che più fa discutere gli appassionati), ma soprattutto nelle zone più basse. Dove i punti hanno un peso maggiore e le valanghe di dollari garantite dal posizionamento finale nella Classifica Costruttori può spesso determinare la sopravvivenza stessa dei team più piccoli. E in questo senso, dopo il secondo posto di Russell, la Williams potrà certamente tirare un grande sospiro di sollievo.

LA GRANDE IPOCRISIA

Certo, diranno in tanti, criticare Michael Masi dalla tastiera di un PC è troppo facile. In fin dei conti le condizioni erano complicate, non era semplice prendere una decisione in grado di accontentare tutti. Vero, ma quando c’è da prendere una decisione difficile la cosa peggiore che si può fare è quella di lavarsi le mani come Ponzio Pilato e non prenderla affatto.

A Masi è mancato il coraggio di annullare la gara ed è mancato anche il coraggio di farla ripartire totalmente, assumendosi tutti i rischi del caso. Eppure le condizioni della pista le abbiamo sentite tutti, attraverso i Team Radio dei piloti. C’era chi non vedeva la luce rossa della vettura che aveva davanti, chi aveva l’acqua che entrava nel casco, chi faceva fatica a tenere il controllo della monoposto pur girando a velocità bassissime.

Se questo era lo scenario alle 15:00 cosa sarebbe potuto cambiare alle 18:17 quando, oltre all’intensità della pioggia che nel frattempo era addirittura aumentata, la visibilità andava ulteriormente a diminuire a causa del venir meno della luce naturale? E’ stata organizzata una farsa, e per metterla in piedi, si è addirittura dovuto forzare il regolamento, aggirando la norma che impone la durata massima di 3 ore per una gara di Formula 1.

Insomma, si dice spesso che la Formula 1 ha bisogno di regole chiare e quando quelle regole ci sono capiamo che perfino il direttore di gara cerca una scorciatoia per tirarsene fuori. Una pagina brutta che impone delle riflessioni serie per il futuro. Sperando di non dover più essere costretti a commentare niente di simile.

 

Danilo Tabbone

Mi chiamo Danilo, ho 20 anni, vengo dalla Sicilia e studio all'Università di Palermo. La Formula 1 è la mia più grande passione, la seguo da quando ero bambino, e le emozioni che mi suscita sono parte integrante della mia personalità. Dal 2020 scrivo per F1world.

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