Analisi della redazioneFormula 1Gran Premio Emilia Romagna

Niente noia sul Santerno. Scintille che sanno di redenzione

Verstappen si riprende la beffa del Bahrain e sorride pure la Ferrari. Imola vivace: quasi un salto indietro al 1991

Porta chiusa alla noia in questo piccolo scorcio di 2021. Bella gara in Bahrain, rocambolesca a Imola. Ed Hamilton, volenti o nolenti, riesce sempre a non abdicare

Mi torna in mente il GP del Brasile del 2007, o ancora il GP di Cina dello stesso anno. Nel primo caso, Hamilton va largo poco dopo la partenza, nel secondo addirittura pasticcia all’ingresso dei box fermandosi nella ghiaia. Un’altra era geologica. A Imola invece, per sua stessa ammissione, dopo tanto tempo ha sbagliato. E ci sta. Ma guardate il podio: c’è, seppur favorito dalla Safety Car, come è accaduto che la Safety Car lo penalizzasse per esempio a Monza lo scorso anno. Resta il fatto che il leone è indomabile e sarà dura buttarlo giù dal trono.

VADO AL MAX

Ci scuserà Super Max se non siamo partiti da lui. Verstappen si merita tutto questo successo, dopo le numerose ore trascorse in vetta tra i test pre-stagionali, le libere e le qualifiche in Bahrain, e che invece stavolta è stato appostato come un gatto. Che poi è scattato verso il topolino, prendendosi la corsa. Autorevolmente, senza tentennamenti, pur nelle difficoltà della pista, con una cornice così cambiata dal sabato alla domenica. Ha mandato Hamilton a 22 secondi, il compagno messicano a più di un minuto, con il brivido del patatrac nel giro di ricognizione. Ecco, pareva proprio Imola 1991: e quasi anche Leclerc, come Prost quella volta, non ci ha rimesso le penne nel giro di riscaldamento a trent’anni tondi di distanza. E’ stata gara vera, in un circuito dove è difficile superare e dopo una qualifica che aveva visto i primi otto racchiusi in 487 millesimi. E la noia, in soffitto. Abbiamo visto incidenti che hanno ancor più posto l’accento sui passi avanti fatti nella sicurezza in Formula 1, sbandate e sbavature di ogni genere, perché quando arriva la pioggia poi si vede chi ne ha di più.

GESTACCI E RISCATTI

E Perez, ottimo secondo, ha inanellato una difficoltà dopo l’altra. Così come Bottas, partito ottavo e ritrovatosi decimo dopo poco, che, altro motivo di amarcord, ha pure sfoderato il dito medio all’indirizzo di Russell, in una sorta di rivalità interna tra uomini Mercedes. Il pilota della Williams è ancora un eventuale sostituto del finlandese, e a dirla tutta forse il driver che ne prenderà il posto tra poco tempo, ma ci sentiamo di derubricarlo come incidente di sorpasso con l’erbetta dispettosa che ha mandato a ramengo la Williams, finita addosso a Valtteri. Niente risse alla Salazar-Piquet (GP di Germania 1982, andate a vedervela) ma un po’ di pepe, suvvia. Sempre per mandar via la noia.

E se il meteo da sabato a domenica è alquanto cambiato, anche l’animo di Lando Norris lo è stato: beffato in qualifica per la solita storia dei track-limits (qui la parola noia sarebbe inflazionata, ma ne abbiamo già parlato…), si è riscattato in gara difendendo addirittura il secondo posto dal cannibale col numero 44, salvo poi cedere. Se lo merita il ragazzino, e la notizia è che sta facendo quasi meglio di Ricciardo, compagno di squadra in penombra.

FERRARI, SU CORAGGIO

Non è il primo maggio, come quella famosa canzone, ma il “su, coraggio” è il commento migliore per la giornata della Rossa. Quarto Leclerc, quinto Sainz, e lo spagnolo va proprio elogiato: partito indietro, in barba alla sua soddisfazione per la tenuta della macchina nelle libere, è riuscito, con qualche scampagnata fuori pista pure per lui, a mettersi tra i primi cinque. La Ferrari c’è, le prestazioni, seppur siano trascorse solo due gare, sono confortanti e a continuar così prima o dopo il podio arriverà. Che è poi l’obbiettivo dichiarato da Binotto già quando il campionato scorso non era terminato. Dunque, che c’è da stupirsi, in fondo?

Mentre per Vettel, a proposito, che in Turchia nel 2020 in condizioni ancor peggiori arrivò sul podio, pare una continuazione della scorsa annata. Quindicesimo, con il figlio di papà Stroll che arriva settimo, dopo essere stato beffato anche lui nel sabato dei track-limits. La Aston Martin, insieme alla Alpine, è la maggior delusione di queste due gare. E dei peana ad Alonso, non v’è più traccia. Decimo lui, undicesimo Ocon, gatta da pelare per una scuderia che lo scorso anno, quando ancora si chiamava Renault, qualcosina di buono faceva. Ma bando ai processi: serviranno almeno quattro gare per fare altri discorsi. Dopo il GP di Spagna del 9 maggio, qualche bilancino partirà.

E consentiteci di chiudere con una nota di mesto rammarico, nemmeno tanto nuova: che brutta Imola senza pubblico, l’impalcatura di tutto nella Motor Valley, la terra dei motori per eccellenza. E la notizia peggiore è che tocca aspettare il 2022 per riempire quelle gradinate dopo due tentativi andati a vuoto. Sempre che ci sia spazio nel calendario…

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