Analisi della redazioneFormula 1

Mad Max ancora troppo “mad” per Sir Lewis

L’olandese dovrà temperare la sua aggressività se vuole battere il gigante Hamilton

Ancora qualche errore dettato dall’aggressività di guida per Max Verstappen. Certo niente di grave, ma la situazione cambia se lotti per il mondiale…

In questi giorni ci siamo occupati di bacchettare un po’ le seconde guide di Mercedes e Red Bull. Ma è ora di tornare a quella che è senza dubbio la vera star di questa stagione, con o senza titolo mondiale in tasca a fine 2021. Si parla ovviamente di Max Verstappen. Il ragazzo il cui nome è sulla bocca di tutti e su cui sono puntati gli occhi di ogni appassionato. Il motivo è semplice: potrebbe essere davvero colui a mettere fine, almeno per il momento, al dominio di re Lewis?

Una domanda alquanto complicata a cui rispondere. Perché, si sa, nonostante a Portimao abbiamo visto una Mercedes molto più in forma di quanto apparisse a Bahrain e a Imola, la stagione è lunga e a fare la differenza potranno essere minuscoli dettagli. Dettagli che, se giocati bene, potrebbero far prendere il piatto della bilancia verso l’una o l’altra scuderia ogni weekend di gara.

Sembrerebbe quasi una partita a scacchi, in cui i feroci strateghi Toto Wolff e Christian Horner dovranno analizzare qualsiasi mossa ed apertura per bloccare il re (o il “quasi re”) della squadra avversaria. Variabili che vanno dalla dimensione più specificamente tecnica, ovvero quanti e quali aggiornamenti in pista i due team riusciranno a portare nel corso dell’anno, sia a quella più personale dell’abilità di ciascun pilota: quanto riusciranno a spingere e, soprattutto, come utilizzeranno la loro rabbia?

HAMILTON, PERFEZIONE E LUCIDITA’ ALLA GUIDA

Il grande Hamilton, è risaputo, usa la sua rabbia in maniera magistrale: fuori pista appare calmo, lucido, non si scompone minimamente. E poi lancia la sua sferzata sul campo di battaglia: sorpassi violenti che, però, nascondono nel loro calcolo perfetto tutta la maestria e l’esperienza di un sette volte campione del mondo. Perché se il re della savana si inferocisce, non lo fa mica rozzamente come una delle tante altre bestie: lo fa elegantemente e in modo che, una volta buttato fuori il proprio avversario, vola verso il traguardo per non rivederlo più se non sul podio.

Un pilota che non si lascia dominare dalle emozioni, ma che invece riesce a dominarle a sua volta con una perfezione di guida che gli permette di intascare i suoi tanti successi. Mosso comunque da quegli istinti quasi primitivi, che però controlla in maniera perfettamente razionale per una combo vincente. Ma si può dire lo stesso di Verstappen?

LA FRENESIA DI MAD MAX

Innanzitutto dovremmo “chiedere scusa” al giovane olandese: certo, questa domenica marca cento partenze in Red Bull. Ma dobbiamo ricordare che in quella Red Bull è entrato giovanissimo, appena diciottenne, e i suoi primi anni in Formula 1 sono stati caratterizzati da quell’impeto e quella frenesia propri di un ragazzo appena uscito dall’adolescenza. Nei suoi cinque anni di esperienza nella categoria più alta del motorsport potremmo dire di aver visto dei primi segni di maturità solo dallo scorso anno.

Precedentemente era solo un ragazzino che, per quanto mosso da un talento naturale, aveva da fare i conti con la sua inesperienza e la sua forte aggressività. E quindi ci renderemo conto che un paragone con Lewis Hamilton sembrerà sempre, per ora, altamente sproporzionato. Per anni si è parlato di “Mad Max“, un Max quasi impazzito in pista, ma forse il 2021 è davvero l’anno in cui l’ipotesi di cui si è tanto parlato anche negli anni passati potrà prendere una forma più concreta: Verstappen ha la stoffa per diventare campione del mondo. E potrebbe riuscirci proprio quest’anno.

MAX CAMPIONE DEL MONDO: SOGNO O REALTA’?

Sebbene il sogno di una Red Bull con la monoposto migliore in pista potrebbe essere svanito dopo appena tre Gran premi, ci sono alcune piccole possibilità che Verstappen riesca a sfilare l’ottavo titolo mondiale dalle mani di Hamilton. Ma queste possibilità svaniscono del tutto se l’olandese non riesce a controllare il suo impeto. E l’abbiamo visto quest’anno con quei maledetti o benedetti (qui l’opinione è molto divisa) track limits, che gli hanno sottratto prima una vittoria, poi una pole position e per finire il punto per il giro veloce in Portogallo.

Errori che non sembrano spaventare Verstappen, che orgoglioso dichiara: “Meglio spingere al massimo che accontentarsi di un secondo o terzo posto“. Filosofia che gli farà sicuramente onore, ma solo fin quando non mette davvero a rischio le sorti della squadra, impegnata in una faida così intensa. Adesso non c’è spazio per gli errori, come ci insegna lo stesso Hamilton. E per batterlo non basterà avere la macchina migliore o un talento fuori dal comune, ma bisognerà colpirlo in quello in cui forse Sir Lewis riesce meglio: avere quella lucidità che rende la sua guida aggressiva, e a tratti istintiva, di una perfezione ammirevole.

E a nulla servirà a Horner crogiolarsi nell’ “errore da rookie” commesso da Hamilton nel GP dell’Emilia Romagna: non bisogna aspettare che il re commetta altri passi falsi per riuscire ad affermarsi sul suo dominio. Bisogna essere i primi a non commetterne più. Forse l’unica vera qualità che, alla resa dei conti, potrebbe far pendere la bilancia del titolo mondiale sempre più verso Hamilton.

Alessia Verde

Alessia Verde

Di Napoli, classe 2002. Sono appassionata di letteratura e di teatro, e studio per poter specializzarmi in questi due campi. Con la Formula 1 e i motori è stato amore a prima vista. Tifosa della Rossa nonostante tutto, la Formula 1 è tra le cose che più mi emozionano al mondo. Ma ciò che mi emoziona di più è potervela raccontare.

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