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Il Gran Premio di Spagna primo esame tecnico del mondiale

Promossi e bocciati del Montmelò, da sempre il circuito più indicativo per valutare le prestazioni globali delle vetture nella prima metà di stagione

Al Gran Premio di Spagna non c’è tecnico che non ripeta il mantra: chi va bene al Montmelò va bene dappertutto. Le caratteristiche del circuito, il caldo, il fatto che diverse squadre abbiano portato importanti aggiornamenti hanno fatto del Gran Premio di Spagna la prima vera occasione per redigere un bilancio tecnico della prima parte della stagione.

Conferme e soprese, promossi e bocciati. Gli argomenti di discussione non mancano di certo, anche perchè sembra confermato l’estremo equilibrio che regna per adesso un po’ a tutti i livelli della griglia. Cominciamo l’analisi col gruppo di testa.

Ferrari, RedBull, Mercedes: al Gran Premio di Spagna importanti risultati per gli sviluppi introdotti

La più attesa era sicuramente la Ferrari. Il team di Binotto, fedele alla filosofia secondo la quale verranno portati sviluppi “a step” e non continui, come fa la Red Bull,  ha introdotto il primo vero upgrade sulla SF 75. Erano tre i principali  problemi da affrontare. 1) La scarsa efficienza aerodinamica, che consentiva agli avversari maggiori velocità massime a parità di carico aerodinamico. 2) Il famigerato porpoising, ancora abbastanza accentuato sulle rosse 3) La difficoltà nel mandare nella giusta finestra di temperatura le mescole più dure.

Gran premio di Spagna
© Pirelli Press Area

Pur essendo stato un Gran Premio “dimezzato”, con Leclerc costretto al ritiro e Sainz di fatto “non classificabile” per problemi di guida ancora non risolti, il feedback è buono. Il nuovo fondo introdotto al Montmelò funziona. Il purpoising è scomparso e per di più la rossa non è più la preda da rettilineo che Verstappen ha  divorato senza troppi problemi nelle ultime gare. Quindi i primi due punti sono “smarcati”.

La gestione degli pneumatici l’unico interrogativo non risolto dal Gran Premio di Spagna

Per quanto riguarda invece l’ultimo punto, cioè la gestione delle gomme, il ritiro del monegasco non ha consentito di verificare fino in fondo il passo con la mescole media. A dire il vero i test del venerdi avevano lasciato  più di un dubbio, visto che gli stint di Verstappen erano stati molto più rapidi di quelli di Leclerc. Al sabato mattina invece le cose parevano migliorate, e anche alla domenica il pilota stesso ha sottolineato come il feeling con le gomme fosse molto buono.

Gran Premio di Spagna
© Pirelli Press Area

Questo della gestione degli pneumatici rimarrà comunque il tema tecnico fondamentale per tutta la stagione, con risultati sottoposti a variabili talvolta imprevedibili. Basteranno qualche grado di temperatura in più o in meno, o la diversa rugosità dell’asfalto o la gommatura della traiettoria per far pendere l’ago della bilancia dalla parte di uno dei contendenti. E non è detto sia sempre lo stesso.

Il passo avanti della Mercedes: è vera gloria?

Sulle prestazioni della Red Bull c’è poco da dire. Questa macchina è un gioiello, e probabilmente il vero passo in avanti lo ha fatto a Miami. Infatti in America i tecnici diretti da Newey sono riusciti a rendere la RB 18 efficace anche nei tratti lenti, forse provando per la prima volta assetti molto morbidi. Se ne conclude che il campione in carica ha in mano una vettura ottima, che paga alla Ferrari solo un po’ più di tendenza all’usura delle gomme. E forse un’ossessiva ricerca del peso minimo, che compromette l’affidabilità (vedi problemi al DRS).

Gran Premio di Spagna
© Pirelli Press Area

E poi la Mercedes. Anche il team di Brackley ha portato al Gran Premio di Spagna sviluppi tecnici molto approfonditi. Ed era probabilmente una delle più interessate all’appuntamenti iberico. Difficile trarre un giudizio definitivo. Le novità hanno sicuramente funzionato, consentendo a Hamilton una rimonta eccezionale. Più difficile valutare la prestazione di Russell, che è arrivato a podio grazie alle sventure ferrariste, ma probabilmente avrebbe accusato un distacco di diverse decine di secondi dal primo classificato.

La sensazione è che il team di Wolff abbia finalmente trovato la chiave giusta per far funzionare questa bizzosissima W13, elimimando il porpoising e ottenendo un gran vantaggio sulle squadre di centro gruppo. Per raggiungere Ferrari e Red Bull il cammino è ancora lungo, ma il Gran Premio di Spagna rappresenta il tanto atteso punto di partenza.

Il resto del gruppo: bene la Alfa Romeo, che combinano McLaren, Alpine e Aston Martin?

Dietro alle tre squadre più forti brilla l’Alfa Romeo. Bottas ormai è stabilmente nei primi sei o sette, e la squadra sta mostrando grande razionalità nello sviluppo della vettura. Quella che forse manca un po’ alla Haas, che parte da una base altrettanto buona ma non porterà aggiornamenti per diverse gare. E il passo di Schumacher e Magnussen, al di là di certi sfortunati accidenti, ne risente in maniera evidente.

Gran Premio di Spagna
© Pirelli Press Area

Più difficile analizzare la situazione di tre “grandi squadre”, con un potenziale decisamente inespresso. La Alpine ha ottenuto un risultato finale lusinghiero, e i piloti sono contenti della vettura. Ma resta sempre l’impressione che i francesi non riescano mai a mettere insieme un fine settimana pulito, che consenta loro di ottenere un risultato di spicco.

Ben più enigmatiche McLaren e Aston Martin. I primi sono ancora alle prese con la comprensione di una vettura innovativa, con cui fanno un passo avanti e uno indietro. Al Gran Premio di Spagna non ci sono stati i miglioramenti sperati.

Gran Premio di Spagna
© Pirelli Press Area

Peggio ancora i secondi. Sulla vettura di Vettel e Stroll si sono viste pance laterali di fatto riprogettate da zero. Come se bastasse rivedere una parte della vettura per fare passi in avanti. Mentre è noto che un pacchetto così complesso non può essere sviluppato “a compartimenti stagni”.
Il risultato è stato praticamente nullo, e Vettel e Stroll continuano a combattere con una AMR22 che le prime posizioni lo vede solo, per pochi giri, grazie a strategie “teatrali”. Ma pare fin troppo facile ipotizzare che nel team le decisioni non le prendano le persone giuste.

David Bianucci

Mi chiamo David Bianucci, nato a Prato ma trasferito per amore e lavoro sui colli Euganei in provincia di Padova. Sono uno sportivo a livelli di fanatismo, ho praticato la pallanuoto per vent'anni e ora faccio i campionati di nuoto Master. Ma le sensazioni più forti me le ha sempre regalate la Formula 1, sin da quando a nove anni ho visto il Gran Premio di San Marino del 1981. Sono seguite sveglie notturne per vedere i gran premi asiatici, autentiche fortune spese in riviste specializzate, giornate tra le frasche del Mugello per guardare girare di nascosto Michael Schumacher. Essere diventato nel frattempo Ingegnere Meccanico non ha migliorato la cosa... Scrivo perchè non posso fare niente per evitarlo.

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