Formula 1

Hulkenberg libera il 27, perciò i ferraristi sognano

Il tedesco della Renault con l’addio alla Formula 1 ha svincolato il suo numero di gara, perciò indirettamente potrebbe aver fatto un regalo di Natale ai tifosi della Rossa, che hanno nel cuore l’indimenticabile Gilles Villeneuve

Nico Hulkenberg dice addio dalla Formula 1. Il 27 verrà “scongelato” e sarà possibile rivederlo a Maranello?

Hulkenberg addio. Un finale da non protagonista di una stagione infelice, ci lascia con l’amaro in bocca e scarsi risultati. Nonostante la vasta esperienza del pilota, nel suo palmares ci sono molti cambi di squadra e poco più da Williams a Force India, per poi andare in Sauber e infine concludere con una deludente Renault. Poche soddisfazioni e stagioni con vetture sempre deludenti, Hulkenberg lascia il Circus con successi in categorie minori come la Formula BMW e GP2.

Il numero scelto, affidato al trentaduenne portabandiera Renault, purtroppo per lui, non è stato di buon auspicio. Il numero di gara è stato congelato per due anni e questo ha scatenato tra i tifosi più longevi sogni e speranze, per chi ha ancora cultura motoristica. Andiamo con ordine. Il n.27 è una leggendaria storia d’amore, è la cultura della Rossa di Maranello. Nonostante la sua prematura scomparsa in pista, ancora oggi i tifosi gridano il suo nome e gli occhi tornano a brillare con aneddoti unici.

GRAZIE A HULKENBERG, IL MAGIC NUMBER TORNA A CASA?

Nico Hulkenberg lascia il posto ai sogni, la sua carriera in Formula 1 finisce, con pochi successi e scarsi risultati. Il giovane tedesco lascia il segno e, sopratutto, una stagione fatta di molti alti e bassi con una vettura mai all’altezza. Francamente, da Hulkenberg, ex campione della endurance più famosa al mondo, la 24H di Le Mans, ci si aspettava molto di più. Con il suo ritiro, per Ferrari e i suoi tifosi, è l’occasione d’oro per riportare a casa il magic number. Questo è un legame affettivo a un bene immateriale che fa ripercorrere velocemente la storia della Formula 1 dagli anni 80 ad oggi, ricordando Gilles Villeneuve.

Il piccolo aviatore, a bordo della sua Ferrari n.27, ha fatto innamorare tutti a tal punto da far venire la “Febbre Villeneuve”. Il pilota di Maranello fu un ingaggio alquanto imprevisto, dopo i pessimi risultati in McLaren. Enzo Ferrari riuscì a conquistarlo e la storia d’amore ebbe inizio così: dietro la scrivania il modenese con i suoi pesanti occhiali scuri che non accettava le famiglie, ma in Gilles rivedeva Nuvolari e, forse, anche un giovane Enzo Ferrari nelle vesti di pilota.

Per i giovani dalla musica trap, rap e dalla Play Station con i suoi simulatori, non conoscono quel romanticismo che ruota intorno ad esso, per i ferraristi è un tuono, un fulmine a ciel sereno, l’occasione di riportare a casa il 27 è realtà, finalmente possiamo rivederlo sulla Rossa di Maranello. The magic number 27 fu sulla Ferrari 412T2 di Alesì trionfante nel 1995 proprio a casa di Gilles, in Canada, primo e unico successo. Quell’anno anche Jacque ( figlio di Gilles ) vinse la Indy 500 e la IndyCar.

C’E’ LA NECESSITA’ DI ACCENDERE I CUORI DEGLI APPASSIONATI

Il regolamento di quegli anni permetteva ai piloti di scegliere il numero di gara, perciò il francese che stimava il pilota canadese utilizzò il 27 sulla monoposto di Maranello in suo onore. Insomma Presidente John Elkann, Team Principal Mattia Binotto cosa aspettate? Fate richiesta di avere il 27 a tempo indeterminato! Questo è un appello ufficiale alla Rossa che ha la necessità di tornare ad accendere i cuori degli appassionati.

Occorre svegliarli dal letargo in cui vivono per far sì che, i giovanissimi della trap, rap e Play Station distruggano le quinte di un teatro noioso e lo riempiano di rosso urlando come un grido di guerra. Il n.27 appartiene solo ad una squadra e, più di tutti, a Gilles Villeneuve pilota scomparso e mai dimenticato. Le sue follie e le sue imprese – insieme a tutte le vetture distrutte – ancora oggi rivivono nelle parole dei ferraristi come se fosse accaduto lo scorso week-end.

IL CANADESE VINSE CON LA FERRARI A MONACO NELL’ERA TURBO. A JARAMA FECE IMPAZZIRE TUTTI TENENDO DIETRO 6 VETTURE

Insomma per chi ancora ha memoria e cultura di Formula 1 sa bene che il 27 deve tornare ad appartenere a Ferrari a tempo indeterminato. Enzo Ferrari fece l’impossibile per far sì che questo numero potesse rimanere per sempre al compianto canadese, ma non ci riuscì. L’ultima volta che questo numero fu usato a Maranello erano gli anni 90 con Jean Alesì e Michele Alboreto. Gilles era un genuino ed aveva una sensibilità straordinaria, qualcosa di davvero spettacolare. Un esempio?

Fu “Micky Mouse” Jarama dove tenne dietro ben 6 piloti agguerriti e molto più agili di lui, che non trovarono mai una chance per sorpassarlo. Nella prima fase dei motori turbo; a Montecarlo Gilles portò in trionfo una Ferrari guidando in maniera teatrale e creando scompigli e show per tutta la gara. Prestazioni uniche che, raramente, si potevano vedere in pista e perciò voglio darvi un assaggio: sabato, qualifiche. Gilles entra in pista. Ai box c’è apprensione e timore, sono ben consapevoli che potrebbero non rivedere la Ferrari, almeno non integra.

UN MISSILE SENZA CONTROLLO TRA DERAPATE MOZZAFIATO

La T3 arrivò in curva come un missile senza controllo, sfidando la fisica e la gravità. Si giunge a una svolta ad angolo retto, a pochi centimetri i guard-rail, pneumatici posteriori completamente appiattiti da cui saliva un bluastro e il 312 boxer firmato Forghieri urla, pronto alla massima detonazione e distruzione… Proteso oltre il plexiglas in quel proiettile si levò un casco con aria provocatoria; le mani protette dai guanti bianchi giravano freneticamente sul volante nel tentativo di correggere la traiettoria per evitare l’impatto. In qualche modo, prima che la T3 si schiantasse contro le barriere, Gilles si esibì in una derapata spettacolare!

Alla St. Devote spostò energicamente la leva del cambio in terza, quarta, quinta marcia e via ancora in controsterzo facendo tremare tutto il Principato di Monaco e non solo. Gas spalancato, casco girato verso destra in direzione della curva, le mani ben salde sul volante, Gilles stava sbandando sulla sommità della collina, come al suo solito, in pieno controsterzo. Ad ogni suo passaggio fotografi e commissari perdevano il loro coraggio e solo all’ultimo istante disponibile si nascondevano per proteggersi incapaci di credere che ancora una volta Gilles è riuscito a controllare la sua Ferrari.

Dopo qualche giro anche i più ardimentosi commissari di gara abbandonarono le postazioni per trovare riparo quando la ruota della Ferrari n.27 strisciò contro le barriere d’acciaio provocando un’esplosione di scintille, per poi proseguire facendo urlare la sua T3 verso la Mirabeau. Il n.27 è stato un urlo di guerra per tutti, avversari, meccanici, tifosi da ogni parte del mondo, tutti con la “febbre Villenueve”. Ma questo era semplicemente Gilles.

1982 GILLES E’ VOLATO, IMOLA 1983 LA FEBBRE VILLENEUVE

Il tempo vola, dopo la scomparsa di Gilles, si torna a Imola. I ferraristi non dimenticano e, nel 1983, in patria italiana, Patrick Tambay,  era spinto da una folla tutta rossa che rivendicava una vittoria. E quella domenica il francese con quel numero magico trionfa in casa, a Imola. “A pochi giri dalla fine sentivo che c’era qualcosa che non andava – dichiarò ai microfoni il pilota a fine gara – “la vettura iniziava a rallentare, avevo il timore di non finire la gara. Mentre guidavo ho sentito un colpo sul casco, come uno schiaffo, e la vettura è tornata al massimo della potenza e così ho potuto vincere la gara, lo dovevo a Gilles“.

Il cuore della 126 C/2 si spegne lì ed il francese è obbligato ad abbandonare la vettura. Le reti vengono scavalcate, invasione di pista e quel sogno rosso, è ancora “Febbre Villenueve”. Ma occorre ricordare anche Michele Alboreto. Nel 1984 aprì un arco romantico e nostalgico in quanto fu un italiano alla guida di una Rossa. Sarà proprio lui a trionfare a Zolder dove Gilles riposa. Con Alboreto, Ferrari perse l’occasione di vincere il titolo mondiale dopo Jody Scheckter.

HULKENBERG LIBERA IL 27, CHE ADESSO DEVE TORNARE SUL CAVALLINO RAMPANTE

Si pensa che un numero non possa avere un significato importante, ma per Ferrari invece si, e con esso la vita di Enzo Ferrari che giunse al termine. Saranno Bergher e Alboreto, a portare una vittoria onoraria al Drake, per molti agrodolce in quanto il n.27 rimase in scia. Poi arrivò il momento di Alesì, che sognava di guidare una Ferrari con quel numero. Ma adesso il 27 dovrà tornare a brillare sul Cavallino Rampante, di Charles o di Sebastian, oppure magari del giovane Mick Schumacher facendo così ritornare quell’amore per la Rossa di Maranello che ormai sembra un po’ offuscato dalle tante illusioni.

 

Ranucci Andrea

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