Analisi della redazioneFormula 1Gran Premio Turchia

Hamilton, il settebello è servito. Ferrari, si intravede un futuro?

Il britannico mette in tasca il settimo titolo mondiale, nel corso di una gara pazza, che forse ha dato qualche timida speranza anche alla Rossa di Maranello

È stata la giornata, anzi, la stagione di Lewis Hamilton, in grado di abbattere qualsiasi record e di realizzare qualsiasi sogno, portando a casa il settimo mondiale

La bottiglia in fresco da mesi, è stata stappata, anche se era già stata da tempo prelevata dal frigorifero. Lewis Hamilton da Stevenage, 35 anni, eguaglia Michael Schumacher in vetta ai Mondiali vinti in Formula 1, nell’anno in cui la rassegna iridata ha compiuto 70 anni Nulla è banale in questo trionfo, nonostante uno strapotere che certamente spesso ha toccato punte di noie e routine quasi insopportabili.

Innanzitutto l’annata disgraziata segnata dall’emergenza sanitaria e da un virus che ha riscritto quasi per intero il calendario. Poi una vittoria sontuosa, alla Schumacher, su una pista dove hanno remato tutti tranne lui. Che decide di continuare con le intermedie, governando la vettura dopo essere partito sesto, e tenendola in mano divinamente nonostante i patemi degli ultimi giri. E il suo compagno, sempre più mortificato, finisce doppiato e tredicesimo. E stavolta Bottas sotto la sua Mercedes non aveva nessun detrito.

ABBASSO GLI ISTERISMI DA SOCIAL

Il trionfo di Lewis Hamilton ha scatenato reazioni becere che non stanchiamo di condannare: Mondiali rubati, vittorie regalate, “mafia” della Mercedes, è addirittura apparsa una foto con lui che tiene in mano una bandiera britannica ritoccata volutamente con la bandiera della Federazione. Accuse da social network, non supportate da alcun fatto, la cosa peggiore che abbiano partorito questi strumenti che dovrebbero essere una grande risorsa e invece sono il serbatoio dove rovesciare immotivato rancore, ignoranza e frustrazione.

Noi al massimo vinciamo un paio di gare dal divano, con un videogioco, ma questo pare che tutti se lo dimentichino. Questa è la patria della Ferrari, certo, ma non c’è alcun requisito richiesto per riconoscere i meriti altrui. Bisogna farlo e basta, soprattutto per questo record stabilito da Schumi nel 2004, sedici anni fa, e che pareva insuperabile.

BAGNARE LE PISTE? NO, GRAZIE

È stata una gara vivace, ma la Formula 1 dovrà gradualmente capire che non possono servire sempre Safety Car a pioggia, o la pioggia stessa, per mischiare le carte. E’ tornato mediaticamente di moda in queste ore la vecchia proposta dell’ex patron Ecclestone di bagnare sempre le piste: la troviamo assurda, poiché il meteo è la prima fonte di incertezza e perché non sarebbe etico e sensato falsare le condizioni dell’asfalto. Piuttosto bisognerebbe riequilibrare tutto tecnicamente e fare le gare in circuiti seri e dove ci sia almeno una via di mezzo tra il business e la passione, inesistente quest’ultima in alcune terre. La tradizione motoristica ha il suo peso.

La corsa, dunque: Verstappen e Leclerc, i due “bad boys”, sono stati molto “bad” in questa domenica profondamente autunnale da cose veramente turche: il primo aveva la macchina migliore, ma non è stato in grado di padroneggiare la roulette che la pista fradicia e ghiacciata ha messo sul tavolo, andando due volte in testacoda e partendo lento come un bradipo. L’altro, che aveva fatto una gara da incorniciare, si è perso all’ultima curva facendosi sfilare dal suo compagno di squadra. Imbronciato in un angolo come un bambino l’olandese, team radio colorito contro se stesso per il monegasco. Su, Hamilton permettendo, avete una vita davanti per dire la vostra.

E poi Vettel, appunto: undici mondiali sul podio finale, con il tedesco che si ricorda che quattro sono i suoi. Meritato, giusto, dopo che i soldati dei social si erano scatenati anche contro di lui. E auguri di miglior sorte per il 2021, con Aston Martin. Eppure si intravedono timide speranze a Maranello: dopo gli aggiornamenti arrivati a Portimao, il trend è stato in crescita o perlomeno la Rossa è parsa una macchina decente. Non abbastanza per un anno venturo di sogni, ma già un punto di partenza. Del pole-man Stroll invece, nessuna traccia: restiamo convinti che quello che è arrivato secondo, e indossava la stessa tuta rosa, sia di un’altra pasta. Eppure il buon Perez perderà il posto. C’est la vie…

Stefano Ravaglia

Stefano Ravaglia nasce a Ravenna nel 1985. Giornalista pubblicista, appassionato di calcio e della sua storia, ha seguito il Milan quasi dovunque in Italia e in Europa e collabora con la testata online "Europa Calcio". Appassionato in particolar modo di calcio inglese, tesserato al Liverpool Italian Branch, si occupa anche di Formula 1.

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