Formula 1Gran Premio Stati Uniti

GP Stati Uniti: direzione gara ancora nell’occhio del ciclone

La sicurezza è sempre un tema scottante in Formula 1 e, dopo quanto successo a Suzuka, i piloti sono stati messi nuovamente a rischio. Nuovi provvedimenti in vista dalla FIA?

Anche Wittich, direttore di gara del GP degli Stati Uniti, finirà nel mirino della FIA? Ancora una volta, la sicurezza dei piloti è stata messa a rischio

Dopo l’incidente a Suzuka, in cui Pierre Gasly ha trovato sulla propria strada una gru, quando ancora non era stata esposta bandiera rossa, è arrivato il primo provvedimento. Eduardo Freitas, direttore di gara del Gran Premio del Giappone, non ricoprirà più quel ruolo negli ultimi GP della stagione. Ora, però, è l’altro direttore di gara, Niels Wittich, a essere nei guai in seguito a due mancate segnalazioni durante il GP degli Stati Uniti. Infatti, sia Alonso, per via dello specchietto, che Perez, vista l’ala danneggiata, avrebbero dovuto ricevere una bandiera nera e arancio, cosa non accaduta.

Sia lo spagnolo che il messicano hanno perduto pezzi sul tracciato, il che sarebbe potuto risultare pericoloso per gli altri piloti. Ma Wittich non è l’unico colpevole in tutta questa vicenda: nemmeno gli altri commissari in Direzione Gara, tanto meno il Centro Operativo Remoto di Ginevra, hanno ravvisato nulla. Le immagini erano però ben chiare a tutti gli spettatori, quindi è inspiegabile il non agire. Inoltre, cosa confermata dagli stessi commissari, Haas aveva chiamato due volte, senza ricevere risposta.

Un passo avanti e due indietro

La Federazione, circa i fatti del Giappone, non ha agito solo sulla direzione, ma anche sul regolamento. Adesso i team saranno avvertiti nel caso dovesse entrare un mezzo di recupero in pista, così che possano segnalarlo ai piloti. Dunque, d’ora in poi, verrà data una comunicazione, così come avviene per l’ingresso di Safety Car o per l’inizio di un regime di VSC. Pertanto un progresso circa la sicurezza è stato fatto. Ma quanto accaduto in Texas è, al contrario, un passo indietro. Sarebbe stato sicuramente molto più importante richiamare ai box Alonso e Perez per sistemare le monoposto (il pilota Red Bull avrebbe solo necessitato di cambiare muso), piuttosto che analizzare millimetricamente se una vettura avesse ecceduto i track limits o meno. Ma adesso la parola passa alla FIA.

Necessaria una commissione fissa

Sembra ormai chiaro che non si possa più continuare ad avere direttori di gara che si alternino perché, nonostante il regolamento sia lo stesso, l’applicazione di quest’ultimo varia da persona a persona. Lo si può notare facendo un paragone con un altro sport, ossia il calcio. Dal VAR possono comunicare una svista all’arbitro, ma è sempre solo il direttore di gara a prendere la decisione finale. E anche lì le controversie non mancano mai in quanto arbirti diversi possono interpretare in maniera differente lo stesso fallo. Certo, la situazione resterebbe difficile perché anche lo stesso direttore può prendere decisioni diverse in situazioni simili, ma quest’anno si sono viste troppe divergenze tra le decisioni di Freitas e Wittich.

Pensiamo solo all’ultima gara e alla decisione d’imporre una penalità di cinque secondi a Gasly per aver superato le 10 vetture di distanza sotto Safety Car. In particolare durante la cronaca, si è sentita una dura critica riguardo questa sanzione. Per quanto sia errato comparala alla prima delle tre volte in cui Perez ha infranto la stessa regola a Marina Bay (condizioni del tracciato differenti), è lecito domandarsi perché il messicano sia stato interrogato dopo la gara dalla direzione, mentre il francese abbia ricevuto i cinque secondi quando la gara era ancora ben lontana dal termine. La soluzione a questo enigma parrebbe semplice: parametri diversi. Il direttore del GP di Singapore era Freitas, negli Stati Uniti era Wittich.

Ora la FIA avrà un gran lavoro da svolgere. Tra Budget Cap, Direttori di Gara e decisioni tardive, la Federazione non può che prendere dei provvedimenti il prima possibile.

Carlotta Ramaciotti

Da 20 anni appassionata di sport. L'amore per i motori nasce dal papà e cresce insieme alla mamma e a questo si lega la passione per la scrittura. Obiettivo: fare della mia passione il mio lavoro.

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