2018Analisi della redazioneGran Premio BelgioPagelle

Formula 1 | Qualifiche GP di Belgio 2018, le pagelle

Terza annaffiata consecutiva nel momento Mercedes, un quasi filotto al GP del Belgio che potrebbe piazzare un colpo pesante ai destini iridati. Lewis Hamilton batte Sebastian Vettel, ancora una volta.

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Pagelle qualifiche da SPA-Francorchamps. La costante sotto la pioggia ha un solo nome, Lewis Hamilton, pronto a baciare quell’acqua venuta quando all’occorrenza. Forse una manna dal cielo, in quanto la Ferrari sembrava pronta per la pole asciutta, ma non del tutto. Il Belgio sorride ancora una volta la Mercedes, quantomeno al sabato.

Piloti

Kimi Raikkonen – 7

The King of SPA. Kimi Raikkonen pareva uno dei candidati alla pole del sabato belga, bello convincente in lungo ed in largo nello scorrere delle sessioni. Sparito, improvvisamente dai giochi, mentre nel relativo tentativo di giornata della bagnata Q3 era in pole provvisoria. Tagliato dalla lotta per una svista strategica Ferrari, per un errore di calcolo sul quantitativo di benzina imbarcato. Sconcertato dopo aver dato bei responsi tra le pieghe dell’Università delle F1, la sua pista. Privato di una giornata potenzialmente positiva, aperta anche a riscatti domenicali. Affondato.

Romain Grosjean – 8

Proprio lui, un vituperato del periodo, il francese Grosjean Romain, quel pilota sovente abbastanza all’ombra del compare d’armi in Haas. Nessuno si sarà accorto, eppure dopo la fine delle qualifiche, il punto della situazione della griglia definitiva belga stampava a video la “Ferrarina” #8. Quinto, per opera e spirito santo, per le malelingue, i maligni, bello piazzato nella top 5 di partenza. Una leggera inversione di tendenza di una stagione che potrebbe sancire comunque una sua non conferma. Qualcosina, in un momento in cui la sua carriera risulterebbe alquanto compromessa. Jolly.

Sergio Perez – 9

Il messicano ritrova qualche piccola soddisfazione, da tempo mancante dalle posizioni che contano alle prese con una scuderia cancellata di fatto. Contro un astro nascente francese che gli piazza la beffa in un suo giorno buono. Poca roba, una manciata di millesimi a dividerlo dalla terza casella, una domenica tutta in salita ugualmente viste le possibilità offerte dalla via per Le Combes. Un ragazzo che ha dovuto riorganizzarsi una carriera, accontentandosi del purgatorio, non più Force India, un non più giovanotto che ha poche prospettive paradisiache. Questione di attimi, persi, sfuggenti, come i 43 millesimi che l’hanno diviso oggi da Ocon. Lavoratore.

Esteban Ocon – 9

Riappare la promessa d’Oltralpe chiamata Esteban, così, dal diluvio delle Ardenne, spinto idealmente dalla rossa #5. Si issa in alto al sabato, sulla pista leggendaria di SPA, nelle condizioni in cui è più difficile cacciare le palle. Un abisso coi due davanti, li a sigillare una seconda fila di “Mercedes-ine” giusto per sopperire alla mancanza occasionale del finlandese d’argento. Un bel colpo, fondamentale in un momento complicato da un valzer di sedili molto combattuto. Una occasione per risollevare quotazioni forse un po’ in declino nell’ultimo periodo. Orgoglioso.

Sebastian Vettel – 9

Niente da fare, ancora una volta. Una sottospecie di destino incrociato col suo mentore connazionale blasonato che in qualifica, in questa foresta, di gioie non moltissime. Tutto come l’anno passato, tappato dal rivale del momento, sullo stesso asfalto. Tutto per accrescere i detrattori, suoi, quelli che lo sentenziano un gradino sotto al talento proveniente da Stevenage. Fuffa, per chi sta con Sebastian Vettel, vista una gara di giri 44 da portare a termine, indenne innanzitutto. In lotta mistica per tenere aggrappate le speranze di un mondiale che sfugge. Stoppato.

Lewis Hamilton – 10

Ride e ridacchia Lewis Hamilton una volta giù dal missile argentato capace di supportarlo, di fendere i veli d’acqua di ogni dove. Pole position, di quelle per i più dal carattere esclusivamente epico, di fatto impossibile da mettere in discussione. Gira bene, gira che fa sempre il suo solito nei momenti topici del campionato. Un’arte sua nuova, affinata dal dopo Rosberg, portata all’apparenza a livelli inavvicinabili per nessuno. Tutto è bene, quel che finirà bene, e le chance domenicali sono molto elevate, sicuramente. Smargiasso.

Team

Red Bull – 4

Dov’è finita la Red Bull che era capace di incantare sul bagnato, anche grazie al sempre sicurissimo maghetto Max Verstappen? Una qualifica loffia, come in Ungheria, in perfetto stile di chiusura girone d’andata 2018. Ferma al palo in condizioni d’asciutto, in maniera molto preoccupante dopo l’introduzione dello step 3 power unit. Incapace di trovare il passo per un assetto decisamente scarico a livello di carico aerodinamico. Una coperta che con l’acqua pare essersi ristretta ulteriormente, una fatica sempre più conclamata nell’incedere del calendario. Un cielo plumbeo sopra Milton Keynes, nonostante l’arrivo di Honda. Dispersa.

Ferrari – 6

Quello su cui può contare la casa di Maranello si chiama SF71H, il guaio è che a volte pare essere uno strumento non degno nelle loro mani. Strategia errata, grave con la #7, incertezze d’assetto con la #5, in condizioni comunque di enigmatica interpretazione. Una buona dose di pasticci, abbastanza reiterati dalla gara ungherese, lì dove sembrerebbe essere nata qualche falla operativa quando in casi estremi. Come lo scombinamento dei compiti di casa, di una intera pausa estiva, per un beffardo scroscio di pioggia a rompere le uova nel paniere. Casinista.

Mercedes – 10

L’essere abituati al vincere facile ha causato rare incertezze in quel di Stoccarda, nonostante una pressione superiore esercitata da quel missile rosso 2018. Poco male, sempre in modalità “pellaccia save”, machiavellici nel trovare quel compromesso esile che consente la W09 di giocarsela con la rivale. Un team egregiamente gestito dal team manager migliore di tutti, quel Toto Wolff che sbatte pugni, regala smorfie di terrore, tutta una parte momentanea che si rivela tale prima di rimettere la testa sotto l’acqua fredda. Prima di tessere le sue tele meglio di un ragno, manipolando tutte le sue risorse in ogni modo possibile. Infallibile.

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Gianluca Langella

Ingegnere Meccanico, operante come libero professionista nel mondo degli Impianti Tecnologici Civili ed Industriali. Innamorato di auto, e dall'arrivo di quel Tedesco nativo di Kerpen, votato alla causa Ferrari dal 1996. Un amore incondizionato per la F1, da me definita come "Lo Sport che risveglia i Talenti dell'uomo." Mi è mancato il coraggio di lasciare i miei natali per andare al Politecnico di Torino a studiare Ingegneria dell'Autoveicolo. Mi rimane la scelta di osservare, analizzare, godere e non, di tutto quanto offerto, di anno in anno, da questo beneamato sport motoristico. Mi resta un sogno nel cassetto, irrealizzato, da donare, eventualmente, ad un mio futuro figlio. Quello di vederlo diventare, un giorno, Ingegnere in Ferrari.

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