Analisi della redazioneCuriosità dalla F1

Formula 1 | Oggi vs Ieri: sta diventando tutto più facile?

Ecco la domanda da un milione di dollari: le monoposto di oggi sono più facili da guidare rispetto a quelle classiche del passato?

La tecnologia, al giorno d’oggi, tende a voler rendere le cose più semplici e più immediate… essenzialmente complicandole: il Circus iridato non è da meno, dal momento che in griglia troviamo vetture spaziali da oltre 360 km/h, con propulsori turbo-ibridi ed un’elettronica da far invidia alla NASA.
Ma con tutto questo ben di Dio… non è che le Formula 1 di oggi stiano diventando fin troppo facili da guidare rispetto ai missili di qualche generazione fa?

Non è una domanda semplice a cui rispondere: non basta un semplice sì o no, dal momento che ogni stagione agonistica ed ogni era della F1 è diversa da quella precedente.
Ne sa qualcosa Martin Brundle, ex-pilota e tutt’oggi commentatore televisivo per Sky Sport: alla luce della sua esperienza che spazia dalla Mercedes 196 di Fangio del 1954 alla W06 Hybrid del 2015, l’inglese ha provato nella sua carriera ben 40 monoposto, il che rende la sua opinione decisamente autorevole.

In primo luogo, Brundle vuole sottolineare che la sfida di oggi deve essere ben differenziata: “Da una parte ha una sua importanza l’aspetto fisico della guida, dall’altra si impone il controllo della macchina: quella che ho trovato più facile da guidare è stata la Red Bull con il V8 da 2.4 Litri, per intenderci quelle usate nelle annate 2010-2013. Era semplicemente piantata a terra, anche sotto la pioggia battente. Potevi spingere sul pedale dall’acceleratore come ti pareva. Al contrario, le vetture di oggi accusano un certo spin in ogni curva, che sia asciutto o bagnato, vista la coppia e la potenza istantanea che sono in grado di sprigionare dalle batterie e dal turbo”.
Queste monoposto sono più semplici da guidare sotto il lato fisico… ma non altrettanto da tenerle sempre in pista! Ammiro i piloti quando c’è una ripartenza dietro alla safety car oppure quando si trovano in gare dalle condizioni intermedie. Infatti, quando ho avuto modo di provare le attuali Mercedes e Force India, non sono mai riuscito a capire completamente quanto gas potevo dare: c’era un surplus di potenza rispetto al grip sull’asfalto, e questo non le rendeva così semplici da guidare. Se fosse stato il caso contrario, allora sì che sarebbe stata una passeggiata!”.

Oltre a ciò, la sfida delle vetture di oggi presenta qualche altro aspetto da approfondire: innanzitutto il già citato aspetto/sforzo fisico, che sempre secondo Brundle è nettamente diminuito rispetto alle monoposto di una volta.
Il suo test con la Force India VJM08 ne è un chiaro esempio: “Ci ho percorso un totale di 100 km, al massimo della velocità che potevo sostenere su gomme slick ed in condizione di asciutto – commenta il britannico – Avrei potuto mollarla in qualsiasi punto della pista, ma alla fin fine il mio collo non faceva tanto male… Però ho 56 anni, in teoria non avrei le condizioni per portarla così al limite!”.
Ma se non è abbastanza il suo commento, ecco quello di Derek Warwick, oggi Steward del Circus iridato il quale sostiene che c’è una bella differenza tra le vetture “assistite” di oggi e quei mostri turbo di metà anni ’80 che sono stati il riferimento con le gomme ed i propulsori appositamente progettati per le qualifiche.
Quelle di un tempo erano molto più “fisiche”: ti infilavi in un missile da 1.350 cavalli nel quale non eri in grado di cambiare le marce abbastanza velocemente da potergli tenere testa… Io ero uno dei più forti, ma quelle monoposto erano ancora più toste! A causa delle forze laterali, della deportanza, dell’uso del cambio manuale e non di quello al volante con le levette, ma soprattutto per il fatto che la potenza sprigionata era veramente… enorme”.
Mi chiedete se un pilota alla Max Verstappen sarebbe in grado di gestirle? Avrebbe sicuramente i suoi bei problemi, ma si adatterebbe in fretta. Non dico che oggi è più facile, ma è semplicemente un’era differente rispetto al passato”.

La prossima sfida? Quella mentale. I piloti di oggi hanno sicuramente più tempo libero da poter sfruttare in questo senso, in modo da potersi concentrare sul risolvere tutti i task richiesti dal muretto una volta al volante al fine di trovare l’assetto ideale in ogni singola curva.
Si tratta essenzialmente della gestione della power unit, del consumo di carburante, della gestione delle batterie dell’unità elettrica: bisogna essere in grado di gestire e guidare la vettura nello stesso tempo.
A questo proposito, Rob Smedley, capo della divisione “Vehicle Performance” della Williams, afferma che le macchine moderne sono sì più facili da guidare di quelle di una volta, ma trovare il corretto bilanciamento mentre si è in corsa sta diventando sempre più complesso.
Le power unit a nostra disposizione sono estremamente complicate: basta guardare l’on-board di un pilota per capire la quantità di cose che deve gestire mentre si trova alla guida”.

Manca l’ultimo tassello ed il puzzle è completo: la sfida tecnica, quella dei “bottoni” al volante che, in un certo modo, spegne l’animo racing della Formula 1.
Parola, di nuovo, di Martin Brundle: “Credo che Senna o Schumacher avrebbero amato le monoposto di oggi perchè hanno ancora tanto potenziale da poter sviluppare, già solamente sul volante grazie al differenziale, alla gestione della frenata, alle modalità di guida…”.
Ma in questo frangente serve il parere di un pilota attualmente in griglia: abbiamo parlato di Williams, quindi ecco Valtteri Bottas.
Con 57 GP all’attivo, il finlandese ha avuto modo non solo di portare avanti lo sviluppo della generazione attuale, ma anche di provare le Williams di una volta (come la FW08 di Keke Rosberg) dal momento che la scuderia inglese è convinta che il modo migliore per conservarle è… portarle in pista!
Ci sono tante differenze tra quelle di oggi e quelle di un tempo: la macchina del 1982 non è al livello di quelle attuali visto che bisogna cambiare marcia manualmente, usare la frizione, raggiungere la perfezione in frenata… Tuttavia, il multitasking a cui dobbiamo far fronte oggi non è da meno: massimizzare il pacchetto con gli strumenti a nostra disposizione, trovare la miglior performance, tirar fuori quel decimino nel giro lanciato… No, non sono d’accordo con quello che è già stato detto in precedenza: la difficoltà di un tempo è praticamente la stessa che abbiamo noi quando dobbiamo spremere l’ultimo centesimo dalla nostra vettura, e non è così semplice!”.

E forse è questa la risposta che stavamo cercando. La F1 di oggi non è più facile, ma semplicemente… differente: è meno fisica, grazie a macchine più guidabili e di conseguenza più veloci, richiede elevate capacità mentali, perchè ci sono un’infinità di parametri da tenere sotto controllo, ed è una sfida esattamente come è sempre stata in passato.
Se una volta l’intento era quello di rimanere in pista andando il più veloci possibili, oggi quel problema è diminuito per cui tutte le energie possono essere spese nell‘estremizzare la performance alla ricerca del cosiddetto “Lap of Life”, quel giro alla morte in cui dare tutto e che in pochissimi sono stati in grado di raggiungere sul serio in tutta la storia della Formula 1.

Giulio Scrinzi

Sono nato il 21/04/1993 a Rovereto e fin da piccolo ho sempre avuto una forte passione per tutto ciò che è veloce e che ha un motore. La Formula 1 rappresenta per me un'opportunità come giornalista ma anche il sogno di una vita: diventare un pilota. I miei miti? Michael Schumacher e Ayrton Senna. Il mio motto? "Keep fighting".

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