Analisi della redazioneFormula 1

Formula 1: è giusto consentire gli ordini di scuderia?

Esistono da sempre, ma ogni anno sono motivo di scontri e dibattiti infuocati. I famosi “Team orders” dividono i tifosi

Una pratica divenuta tanto controversa e problematica da essere eliminata dalla FIA nel 2002, per essere poi nuovamente introdotta otto anni dopo. Strategie e giochi di squadra fanno da sempre parte di questo sport, ma non da tutti vengono apprezzati

Un problema etico e un notevole ostacolo all’avvicinamento di più fan al mondo della Formula 1. La prevedibilità, la diminuzione degli adrenalinici corpo a corpo e dei colpi di scena, sarebbero in contrasto con la profonda natura di questo sport. Così molti considerano la questione degli ordini di scuderia, sebbene siano da sempre parte integrante della Formula 1. C’è che li definisce una mancanza di rispetto per chi paga il biglietto o l’abbonamento televisivo e chi invece le considera aspetto naturale e irrinunciabile delle corse.
Dal 2003 al 2010 la FIA li ha bannati, ma il tutto è durato poco e nel 2010 sono stati reintrodotti e mai più eliminati.

EPISODI CONTROVERSI IN FORMULA 1

Che si sia d’accordo o meno, non possiamo certo negare che le conseguenze degli ordini di scuderia ci intrattengano anche per intere settimane o mesi; e alcuni di questi talvolta entrano nella storia.
Tra i più controversi degli ultimi anni, anche per le rivalità che hanno poi infiammato, ricordiamo quello del muretto box Ferrari a Sebastian Vettel durante il GP di Russia 2019. Il tedesco si è rifiutato categoricamente di cedere la propria posizione al giovane monegasco, suo compagno di Team, al quale il Cavallino Rampante aveva promesso il facile sorpasso sul quattro volte campione del mondo, dal passo apparentemente più lento.

Un altro eloquente episodio è quello che ha visto coinvolti Lewis Hamilton e Valtteri Bottas a Silverstone nel 2019. Il finlandese aveva da poco effettuato il suo secondo pit stop della gara, e dal muretto box Lewis ha ricevuto l’ordine di fermarsi nuovamente per il cambio gomme. L’inglese sei volte campione del mondo ha però proseguito la sua corsa ignorando le parole del Team e vincendo così la gara. Le sue parole sono state: “Perché correre il rischio?  E’ raro che io vada contro il Team, ma questa volta ho deciso che era la cosa migliore da fare per me“.

FORMULA 1: UNO SPORT A DUE FACCE

Alla domanda se la Formula 1 sia uno sport individuale o di squadra qualcuno potrebbe temporeggiare e prendersi un qualche secondo in più per rispondere. Perché? Non è così ovvio? D’altronde, ciò che vediamo durante i weekend di gara è un singolo pilota che, in solitaria, guida la sua monoposto lungo la pista, senza scambi o contatti, se non quelli via radio con la scuderia al muretto box. Ma allora per quale motivo ci viene anche solo il dubbio che non sarebbe del tutto corretto guardare alla Classe Regina come al trionfo dell’individualità?

Per cominciare, basti prendere in considerazione l’enorme task force, a volte invisibile, che opera incessantemente per garantire al singolo di scendere in pista a gareggiare. L’intero box è fondamentale in ottica Mondiale, e non solo per il necessario lavoro legato al monitoraggio costante delle vetture, ma anche per la lotta contro il tempo dei pit stop. Qui un solo secondo può tradursi infatti in un sorpasso di furbizia sull’avversario che precede o in una scivolata lungo la classifica provvisoria. Insomma, una corsa al quadrato.
Il pilota è colui che rischia la vita in pista sfidando ogni limite di tempo e spazio, ma il suo destino a fine gara è anche inevitabilmente legato al resto della squadra e a quanto questa sia riuscita a coordinarsi.

ORDINI DI SCUDERIA: GIUSTI O NO?

Con il rischio di estremizzare, chi si schiera fermamente contro gli ordini di scuderia dovrebbe anche volere impedire che determinati suggerimenti dai box giungano al pilota per permettergli di gestire al meglio la monoposto, sfruttandone a pieno il potenziale. Se lo sport significa espressione e possibilità, allora chi si trova alla guida della vettura deve essere lasciato libero di esprimere se stesso, costruendosi curva dopo curva e metro dopo metro le chance di una vittoria, il sogno di un podio, facendo affidamento solo sulle sue capacità analitiche e agonistiche. Qui però si presenta un ulteriore problema. Con il dilagare di una sofisticatissima tecnologia, vi starete chiedendo se nella Formula 1 di oggi sia davvero possibile a questo punto lasciare “solo” il pilota nel gestire quella che sembra ormai assomigliare più a un’astronave che a un mezzo a quattro ruote. Ma qui andremo a finire in territori vasti e minati, che rispondono alla legge del progresso e dello sviluppo sensazionale subito dalla meccanica e dall’aerodinamica negli ultimi anni.

UN ERRORE DI VALUTAZIONE?

Si potrebbe quasi dire che la doppia classifica iridata, quella piloti e costruttori, sia un po’ un riflesso del concetto di collaborazione tra i più e il singolo. Il pilota corre per se stesso, ma accetta anche di collaborare per il bene dell’intero Team. Effettivamente non sarebbe corretto esigere che sacrifichi la sua gara per il bene di qualcun’altro, ma non sarebbe nemmeno giusto pretendere il contrario. Quindi? Potrebbe essere questo l’ennesimo caso in cui la verità sta proprio nel mezzo. L’ordine di scuderia è giusto o sbagliato a seconda del punto di vista da cui lo si osserva. Supponiamo che, a oltre metà Campionato, un pilota del Team in testa sia notevolmente in vantaggio sul suo compagno. Sarà allora opportuno e conveniente che quest’ultimo collabori per il bene dell’intera squadra? E’ plausibile di sì. Affermare quindi che l’ordine di scuderia sia sempre sbagliato a prescindere sarebbe un errore di valutazione; un’estremizzazione poco sensata.

 

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Erika Mauri

Metà brianzola e metà romana, sono laureata in Lingue e attualmente studentessa magistrale di Linguistica applicata nella capitale; da sempre amo scrivere e lavorare con la lingua italiana in tutte le sue forme. Mi definisco una persona dinamica, intraprendente, coraggiosa e amante delle sfide, faccio della mia capacità organizzativa e del problem solving due delle mie qualità migliori, insieme alla facilità di collaborare con altri in gruppo e a un pizzico di anticonformismo. Amo viaggiare e sono appassionata di tecnologia, cinema, musica, lettura e, ovviamente, di Formula 1.

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