Formula 1

Formula 1, alla scoperta della mente dei piloti

Alla scoperta della forza mentale dei piloti del Circus e capire come da ciò riescono a diventare vincenti e raggiungere i loro obiettivi.

Clyde Brolin attraverso la rivista ufficiale della Formula 1, ci porta alla scoperta della forza mentale dei piloti e di Campioni, come Lewis Hamilton, Nico Rosberg, Sebastian Vettel, Charles Leclerc. Scopriremo come alcuni di loro prendano spunto dai monaci Buddisti e da altri sportivi, per migliorarsi, raggiungere quella supremazia che conosciamo

Tutti i piloti che compongono la griglia di partenza di Formula 1 2020, dal pluricampione del mondo agli ultimi in classifica, si distinguono per le loro particolari doti. In alcuni casi, abbiamo visto compagni di squadra con pochissima differenza tra loro, persino di un paio di decimi di secondo al giro. Sono ragazzi che hanno tutto, talento, forza, capacità, sicurezza e con quel pizzico di pazzia che li contraddistingue quando gareggiano, dalla partenza alla bandiera a scacchi.

Formula 1 piloti
Credits: Red Bull Press Area

Ma come sono riusciti ad ottenere tutto questo? Sicuramente pensiamo che dietro ci sia un duro ed interminabile lavoro. D’altronde, nessuno di noi nasce guidando una macchina, perciò non ci sono scorciatoie per diventare bravi nel farlo, piuttosto ci vogliono ore di allenamento nel riuscire a portare un veicolo ad alta velocità, ad affrontare qualsiasi curva.

Facendo così il cervello gradualmente impara ad interpretare le sensazioni percepiti, lungo tutto il corpo quando la vettura si muove, oscilla, si ribalta, convertendo istantaneamente quella enorme quantità di informazioni in istruzioni chiari da riportare agli arti in quel momento alle prese con il volante, il freno e l’acceleratore.

Un po’ come suonare uno strumento o praticare della giocoleria, si tratta di rendere neutrale i meccanismi del cervello, affinché si adatti a tal punto che una delle abilità più complesse diventi una routine. Sono anni di apprendimento, che si trasformano in un’abilità da completare anche in situazioni più complesse, ed ad una velocità sempre più crescente.

IL MIGLIORE È CHI HA L’ABILITA’ DI COMPIERE IL SINGOLO GIRO IN MODO COSTANTE

Le ore accumulate nel proprio bagaglio personale, fanno sembrare come se si è sempre stato pilota, anche se il vero lavoro deve ancora iniziare. La parte più difficile è far sì che tu non devi improvvisamente pensarci, quando sei seduto in macchina e sulla griglia di partenza, mentre tutto il mondo ti guarda, e ricordare dettagliatamente quanto sia stato dannatamente difficile ottenere la prima posizione.

Tutta la competenza del mondo, non sempre ci potrà essere utile se non si riesce ad ottenere un buon risultato al primo giorno. È veramente importante, magari pensare a cosa potrà capitare alla prima curva del primo run, ad una situazione critica o ad una lotta ruota a ruota nel stint finale.

Ciò che fa diventare il migliore non è l’abilità di compiere uno straordinario singolo giro, ma è quella di farlo in modo costante, curva dopo curva, gara dopo gara, stagione dopo stagione. Il ché si riduce non nella capacità fisica, ma nella forza mentale, perché è il cervello che controlla tutto.

Dopo tutto, dobbiamo ricordarci che questi giovani uomini non sono dei robot, anche loro sono degli esseri umani. Basta vederli nei momenti di rabbia e quando hanno un crollo nel pieno di un’azione. In quei momenti, non hanno improvvisamente perso la loro tanto sudata abilità, hanno semplicemente per un attimo dimenticato come accedervi. È per questo che i grandi campioni, trattano le loro menti allo stesso modo in cui si curano del loro corpo.

MIKA: “SE SAI ESATTAMENTE COSA STAI FACENDO, VINCERAI”

“Se qualcuno vuole essere il migliore nello sport, c’è la scienza dietro al loro progresso. È come sviluppare una macchina da corsa: deve essere calcolato, con test per analizzare come renderla migliore. Un essere umano è la stessa cosa. La Formula 1 richiede molto fisicamente, ma anche mentalmente,” ha così commentato Mika Hakkinen.

Ad ogni giro, hai bisogno della massima concentrazione. Hai bisogno di focalizzare al 100%, quindi tutto ciò che influenza nella tua vita, deve essere al posto giusto e non deve esserci nulla che possa disturbare la tua mente,” ha poi così proseguito il due volte Campione del Mondo di Formula 1.

A questo proposito, immaginiamo quanto possa essere difficile per un ventenne, con tutto il mondo ai suoi piedi, un gruppo di tifosi ed un conto in banca con molti zero, riuscire a gestire questa pressione. Quanti di noi ad essere onesti diremo di poter far fronte a tutto questo ed essere concentrati al 100% mentre si è al lavoro?

L’allenamento mentale è diventata una pratica comune per molti sport, come nel golf, nel tennis, ma nel motorsport è rimasto una sorta di tabù. Ma recentemente le cose stanno iniziando a cambiare anche in questo senso. Dopo tutto, se pensiamo che i piloti trascorrono molte ore alla ricerca della giusta prestazione, attraverso estenuanti allenamenti fisici, perché non potrebbero cercare un allenatore per la loro mente?

Fu solo dopo il suo ritiro dalle corse, che Mika Hakkinen ha rivelato l’impatto della sua carriera ad Aki Hinsta, medico ed allenatore di lunga data della McLaren.

Originariamente chirurgo traumatologico, Aki Hinsta è arrivato alla conclusione che il successo era costruito sulla base del benessere olistico, dopo aver osservato alcuni corridori Etiopi, tra i quali Haile Gebrselassie. Ha aiutato molti piloti di Formula 1, a trovare il giusto equilibrio di prestazione umana tra corpo e mente, continuando ad operare fino al 2016, quando morì di cancro.

“In Formula 1, i piloti viaggiano in continuazione, cambiando paesi, alimentazione. È molto impegnativo. Per questo hai bisogno di un programma per prenderti cura di te stesso, recuperare rapidamente e gestire tutta quella pressione. Se sei stressato, non tenerlo dentro: qualsiasi problema tu abbia, devi trovare una soluzione. Avere fiducia è molto importante, così come avere le giuste persone attorno a te con le quali parlare, è una parte cruciale per ottenere successo”.

Ho conosciuto Aki nel 1997, dopo il mio unico terribile incidente subito al GP d’Australia nel 1995. Era dotato di grande personalità, un grandissimo medico, sempre curioso verso la scienza. Mi ha aiutato a migliorare come pilota da corsa. Ha sviluppato la sua conoscenza per capire che cosa hanno bisogno i piloti per raggiungere il loro massimo livello ad ogni test, ogni prova libera, ogni qualifica ed ogni gara. Uno dei punti chiave che ho imparato, è stato che se sai esattamente cosa stai facendo, vincerai, ha così raccontato l’ex pilota finlandese.

ESSERE PRIMA DI TUTTO DEI GRANDI SOGNATORI

Tutti i più grandi uomini d’azione, dagli inventori agli artisti, sono sempre stati prima di tutto dei grandi sognatori. Anche nello sport è così: per poter raggiungere la vetta, devi prima di tutto sognare in grande per creare una visione iniziale. Poi segui quel sogno, senza preoccuparti di quanti anni occorrerà, coloralo con qualsiasi altro complesso dettaglio lungo il percorso.

Michael Phelps, il nuotatore e il più grande Campione Olimpico, ha spiegato come da adolescente ha iniziato visualizzare, specificando gli obiettivi parziali ottenuti durante gli allenamenti, senza perdere di vista il suo più grande sogno di portare il nuoto ad un nuovo livello.

Una storia tipica, e si applica a qualsiasi cosa nella vita. Il processo di visualizzazione fa parte della preparazione, del prendere il controllo del futuro ed adattarlo a nostro piacimento. Una volta che tracciamo un messaggio con sufficiente fermezza all’interno della nostra mente subconscia, ci sembrerà di scatenare qualche sorta di guida interiore che ci accompagna fino alla visione del nostro quadro perfetto.

“Immagina che il tuo cervello abbia una sorta di navigatore satellitare che ti guida verso i tuoi sogni e obiettivi. Ciò che puoi vedere, puoi esserlo. Una visuale che ti permetterà di essere produttore, direttore e l’eroe del tuo stesso film,” ha così dichiarato Don MacPherson, allenatore mentale sportivo, che lavora con molti piloti da corsa e giocatori di rugby.

VETTEL: “IN QUALIFICA DEI DARE IL TUTTO PER TUTTO”

I simulatori per allenare i piloti di aerei sono basati sullo stesso principio. Quindi per questo, i team di Formula 1 oggi investono nella perfetta ricostruzione delle piste di tutto il mondo, anche se la visione richiede come strumento solo quella massa grigia che abbiamo tra le nostre orecchie. Ed è per questo uno dei reali motivi, per cui Sebastian Vettel, altro allievo di Hinsta, spesso lo possiamo trovare seduto nella sua vettura ferma ai box con gli occhi chiusi soprattutto il sabato a mezzogiorno.

Formula 1 Vettel
Credits: Scuderia Ferrari Press Area

Le qualifiche sono impegnative, dovendo dare il tutto per tutto nel corso del giro. Quali sono i punti chiave? Dove devi migliorare rispetto al giro precedente? Non appena inizia il giro, non hai più tempo per pensare quindi libera la mente ed esserci in quel momento. In caso di errore, è importante non pensarci. Devi semplicemente focalizzare curva dopo curva, e lasciala scorrere,” ha così dichiarato a questo proposito Sebastian Vettel.

“Libera la mente” ed essere “nel momento”, sono motti tipici nelle tradizioni spirituali come il Buddismo Zen. Potrebbe sembrare una cosa estranea in uno sport d’élite, ma ogni volta che qualcuno di noi trova questa concentrazione, il nostro petulante senso critico interiore, che rincorre i piloti di Formula 1  proprio come chiunque altro, ci rinchiude in noi stessi, riportando la nostra fiducia e liberando le nostre capacità.

Naturalmente, questo ci porta a chiedere come mai Vettel abbia trovato alcune difficoltà negli ultimi anni. Sicuramente, potrebbe beneficiare di una mente ancora più libera, la prossima volta in cui vedrà la Mercedes #44 negli specchietti. Inoltre, in Internet nella la maggior parte dei forum, vorrebbero farci credere che sia tornato al livello di un debuttante nei confronti del suo giovane compagno di squadra Charles Leclerc. Un’opinione che sicuramente fa acqua da tutte le parti.

Sicuramente se Vettel non fosse stato un pluricampione del mondo, i risultati di Leclerc non avrebbero fatto così tanto scalpore. Seb non ha perso la sua abilità, è solo che nessuno di queste tecniche mentali non sono più un segreto e il tedesco si trova a confrontarsi con un compagno di squadra, molto abile mentalmente.

LECLERC: “A ME PIACE L’IMMAGINE DEL GIRO PERFETTO, IN QUALIFICA”

Leclerc ha lavorato con un altro dottore e mental coach della Formula 1, ovvero Riccardo Ceccarelli, fin da quando aveva 11 anni. Questo lo ha aiutato a capire la mentalità delle gare, un’arte che fin da allora è riuscito a perfezionare. Ha iniziato in maniera particolarmente sensibile alla “nebbia rossa” e mentre nessun pilota si libererà mai dalle sue grinfie, il suo comportamento indica che sta vincendo la battaglia.

Formula 1 Leclerc
Credits: Scuderia Ferrari Press Area

Sono cresciuto molto mentalmente negli ultimi anni. Ci sono molto aspetti tecnici che si possono usare. A me personalmente piace avere nella mia testa, l’immagine del giro perfetto, specialmente prima delle qualifiche. Lo faccio spesso perché aiuta veramente,” ha così spiegato Charles Leclerc.

“Quando non sono in macchina, questa immagine mi aiuta estremamente ad essere totalmente concentrato e riadattare velocemente quando poi sarò alla guida. Poi per quanto riguarda la gara, si tratta di vedere le gare precedenti ed inquadrarle tutte in scenari differenti, per poter essere pronto ad ogni evenienza, che potrebbe succedere per esempio alla prima curva,” ha poi proseguito il pilota monegasco della Ferrari.

Sfortunatamente, i piloti della Ferrari hanno dovuto fare i conti con il più grande problema degli ultimi anni, rappresentato da Lewis Hamilton.

ROSBERG: “NEL 2016 LA MEDITAZIONE MI HA AIUTATO A VINCERE IL TITOLO”

Lewis Hamilton ha sempre ribadito di non aver mai bisogno di un mental coach, come invece lo sta usando Max Verstappen. Tuttavia, anche lui è stato un seguace di Aki Hintsa, tanto da definirlo il suo mentore. Anche lui parla di “vivere il sogno”, mentre incoraggia i bambini di oggi di vivere il loro. Ma può darsi che abbia questi principi così radicati che non li stia nemmeno più notando. Nel frattempo, i suoi titoli aumentano, il suo livello di autostima è diventato stratosferico.

Un argomento che si è rivelato invece un tallone d’Achille per Nico Rosberg, quando vinse il suo unico titolo iridato nel 2016, dopo la dolorosa sconfitta avuta nel 2015.

Formula 1 Hamilton Rosberg
Credits: Mercedes Press Area

Alleniamo i nostri corpi a pieno ritmo tutti i giorni, eppure non facciamo così tanto per le nostre menti. Quindi l’ho incrementato nel 2016 e trovato un modo per lavorare intensamente con un mental coach, lavorando sulla meditazione. La parola è spesso fraintesa, ma nel mio caso è stato nel praticare la concentrazione ed imparare a controllare la propria mente,” ha così risposto Nico Rosberg.

“Puoi spegnere le emozioni negative, ma puoi cambiare il modo in cui tu reagisci a loro. Se ne sei consapevole, le puoi far scivolare via e spingere la tua mente verso pensieri più positivi. Ci ho lavorato per 20 minuti ogni mattina e sera nel corso del 2016, ed è stata un bene sia per le corse, sia per la mia vita. Mi ha dato quel qualcosa in più, ed è in parte per questo che sono diventato Campione del Mondo”.

La parola meditazione, è un’altra che sembra è un controsenso da applicare sulla pressione di uno sport d’élite, ma è risaputo che i giocatori della NBA usano questa pratica prima delle partite. Pertanto anche Rosberg l’ha adottato, riuscendo a trovare la calma per poter affrontare il suo compagno di squadra.

L’ha saputo gestire, tant’è che durante il GP d’Abu Dhabi, il panico percepito attraverso la sua voce, mostrava che era lontano dall’ottenere quella pace interiore. Sicuramente non è facile, tant’è che Rosberg si è convinto di non ripeterlo dopo il ritiro. Senza le meditazioni, chissà, come sarebbe finito.

Ora pensiamo che qualcun altro, potrebbe avere la possibilità di eguagliarlo e contrastare Hamilton nell’ottenere il settimo titolo, basta che abbia un grande sogno, che rimanga calmo e possa crederci per davvero. Certamente, per un gruppo di piloti, il primo passo è credere in loro stessi ed avere una migliore macchina. Il tempo di arrivare al 2021 e oltre, e così potrà succedere. È veramente tutto nella mente.

Topics
Pubblicità

Giorgia Meneghetti

Mi chiamo Giorgia, nata nel 1986, e residente a Fermo nelle Marche. Diplomata in Perito del Turismo, e con ottime conoscenze di lingue straniere: Inglese, Francese, Spagnolo. La Formula 1 è una delle mie più grandi passioni, che seguo dal 1998. Grazie ai suoi protagonisti, piloti, monoposto, team ne sono rimasta talmente stregata, tanto da spingermi a scrivere, raccontarla e viverla attivamente, sognando e sperando di poter un giorno incontrarli, e diventarne parte, e magari in un lavoro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close