Analisi della redazioneFormula 1

Leclerc è ancora il fenomeno del 2019?

Diversi analisti hanno messo in dubbio la forza del monegasco, superato in classifica dal nuovo compagno di squadra

Dopo aver battuto Sebastian Vettel per due anni di fila, il #16 ha “pareggiato” con il figlio d’arte spagnolo. L’effetto del predestinato è finito?

Sono un neopilota della Ferrari semplice: arrivo nel team e batto il mio compagno di box. È successo lo scorso anno, con Carlos Sainz che ha terminato il campionato più in alto di Charles Leclerc, monegasco che nel 2019 aveva battuto Sebastian Vettel. Anche il tedesco, nell’anno dell’esordio con la Rossa, si classificò davanti al compagno di squadra.

Tuttavia, non si può dire che Sainz abbia battuto “il predestinato”. Come ho già scritto, e ribadisco, il derby ferrarista si è concluso con un pareggio. Pareggio ottenuto dallo spagnolo in modo rocambolesco, peraltro. Parlano i numeri: Sainz ha superato Leclerc in classifica per 5.5 punti, mentre l’ex campione di Formula 2 ha terminato 14 gare su 22 davanti al compagno di squadra, qualificandosi per 13 volte in una posizione migliore. In questo confronto pesano gli 0 in classifica. Pesantissimi, per Leclerc, il DNS a Monaco e il DNF in Ungheria.

Ad ogni modo, nonostante quanto appena scritto possa sembrare un tentativo di ridimensionamento di Sainz, non intendo sminuire lo spagnolo. L’ex Renault e McLaren è un pilota di razza, veloce e costante. Diverso da Leclerc ma forte allo stesso modo. Due piloti forti in grado di ottenere risultati omogenei non possono che essere il meglio per una scuderia che sogna l’assalto all’iride.

Le parole di Helmut Marko su Leclerc

A gettare benzina sul fuoco della questione ci ha pensato Helmut Marko. Il super consulente del team campione piloti ha affermato “che Leclerc, probabilmente, non è il fenomeno che tutti pensavano che fosse”. Naturalmente, l’austriaco è di parte, conoscendo lo spagnolo sin dai tempi della Toro Rosso. Marko ha persino detto che “il mito di Leclerc è stato, per così dire, sfatato da Sainz.

Come se 5.5 punti di differenza raccolti in 22 gare fossero decisivi per il ribaltamento degli equilibri interni. Leclerc è nato e cresciuto nella Ferrari Driver Academy. È naturale che dalle parti di Maranello abbiano deciso di investire su di lui per il futuro. Così come è stato naturale affiancargli un pilota altrettanto forte ma, forse, meno “spettacolare”.

Aspettando il nuovo regolamento

Alla luce dei numeri, Leclerc non è stato surclassato da Sainz. Lo spagnolo si è ambientato bene a Maranello, tirando fuori il meglio dalla SF21. Leclerc, sicuramente, è stato più brillante il sabato che in gara, ma ciò non toglie il suo grande valore. In fondo, se da un lato il #16 fa divertire, il #55 è più concreto e meno appariscente.

Il monegasco tornerà quello del 2019, progetto 674 permettendo. Le vittorie in Belgio e in Italia sono ancora negli occhi e nel cuore di tutti i ferraristi. La bandiera del Principato sventolerà presto sul gradino più alto del podio. Due anni di purgatorio non possono cancellare le aspettative di un astro nascente pronto alla definitiva consacrazione.

Dalle parti di Milton Keynes farebbero bene a pensare al proprio campionato. La straordinaria vittoria di Max Verstappen non consente di sindacare il lavoro e i piloti altrui. Soltanto la pista consegnerà il vero valore di ogni corazzata. Lavorare silenziosamente e duramente, in mancanza del rombo delle power unit, è l’unica cosa da fare. Il 2022 farà svanire ogni dubbio.

Amedeo Barbagallo

Studente catanese di Filosofia con la passione per la scrittura, l’arbitraggio e la Formula 1. Autore del libro "I ragazzi che salvarono il mondo" (Santelli, 2020).

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