Analisi della redazioneFormula 1Gran Premio Bahrain

Track-limits, che disastro: come cancellare un duello epico

Sarebbe stato l’antipasto perfetto del mondiale 2021. E invece, in luogo di un duello epico, ci ritroviamo a commentare azioni discusse e regole mal definite

Il mondiale 2021 è cominciato e a tenere banco è il giallo – anzi, chiamatela telenovela… – dei track-limits

Un tema bollente, sviscerato numerose volte quando in ballo ci sono duelli al cardiopalma. Ricordate la battaglia tra Alonso e Vettel a Silverstone, nel 2014? Una schermaglia epica, condita pure da qualche ruotata, e alimentata dai piagnistei dei due protagonisti. Che si accusavano reciprocamente, via radio, di avere violato i track-limits. Ma almeno fu una battaglia vera, non condizionata da manovre artefatte (come quella di Verstappen, ieri) per mettersi al sicuro dalla mano pesante dei commissari. E nemmeno subordinata al valore aleatorio di certi dettami.

Perché dire “è vietato oltrepassare i limiti della curva X ricavandone un vantaggio” significa tutto e il contrario di tutto, se poi non si attribuisce alla parola “vantaggio” un valore incontrovertibile. Già, cosa significa “vantaggio”? Certamente si è avvantaggiato Verstappen superando Hamilton dall’esterno. Ma lo stesso Lewis, in precedenza, aveva oltrepassato tante volte la stessa curva, senza guadagnarci posizioni. Eppure è innegabile che quei decimi racimolati, dopo tanti abusi, gli siano tornati utili nel duello finale.

Ecco, è questo il punto. Sarebbe stato un duello memorabile. Perfetto per aprire una stagione scattata in modo anti convenzionale rispetto al copione degli ultimi anni. Quello che vedeva la Mercedes saldamente al comando sabato e domenica (salvo le due vittorie Ferrari di Melbourne, arrivate però per strategia, non certo per maggiore velocità). Ebbene, stavolta non è andata così. Perché sabato la W12 ha tolto i veli mostrandosi per quello che è. Ma lo ha fatto pure la Red Bull, incornando (per stare in tema) l’avversaria, relegata a quattro decimi di gap. Era stato l’antipasto perfetto.

Il prologo del sabato ha mantenuto le promesse per buona parte del GP, con la strategia impeccabile del muretto teutonico (ancora lui) e quella incerta dell’armata Red Bull. Sembrava tutto scritto da una mente occulta, e pure geniale, per fare incrociare Lewis e Max alla resa dei conti, quando più che i giri si contavano i chilometri. Già, sarebbe stato troppo bello. Hamilton contro Verstappen, senza fattori esterni a decretare il vincitore. E invece il fattore esterno s’è insinuato eccome, e anzi ve ne sono stati multipli. 

In primis, una sezione di pista – la curva 4, appunto – che dà adito a troppa libertà di guida. Perché all’esterno dei track-limits non c’è la ghiaia, e il fondo stradale garantisce un discreto grip. Tanto più dopo che è stato “gommato” dalle monoposto. Ma questo si ripresenta in ogni tracciato firmato Tilke. Aggiungiamoci una regola che peggio non poteva essere confezionata, di cui sopra. E non c’è nemmeno da incolpare Hamilton per le sue ripetute “divagazioni”, se la stessa regola sui track-limits non ne vieta l’abuso in modo perentorio, impedendo solo di ricavarne un vantaggio. E lasciando, appunto, all’interpretazione della parola “vantaggio” un campo enorme. Semmai, sul banco degli imputati deve finire proprio quella regola definita in modo assurdo. Che, nella sua forma, non va bene per nulla.

Infine, il giallo della restituzione della leadership di Verstappen a Hamilton: mistero. Siamo alla dietrologia, di nuovo… E dunque, Max ha agito così perché la Direzione Gara ha avvertito il muretto Red Bull in tempo reale? Oppure la stessa Red Bull, senza attendere comunicazioni dall’alto, ha consigliato al pilota di alzare il piede, riparandosi da una penalità ormai certa? Mah.

Rimane che, in luogo di celebrare un duello epico, preannunciato e tanto atteso, ci ritroviamo a disquisire di regole, significati, interpretazioni. Grattacapi, insomma, che stanno scritti nei fascicoli della Direzione Gara. Peccato avere cancellato una battaglia così con dei cavilli regolamentari. E poi non lamentiamoci se qualche nostalgico reitera l’annoso ritornello secondo cui la Formula Uno di una volta era più pura. Al netto della retorica, viene da pensare che un bel fondo di verità ci sia. 

Luca De Franceschi

Sono Luca, studio Lettere e seguo la Formula 1 da una decina d'anni. Mi sono appassionato a questo sport durante l'era dei successi di Michael Schumacher con la Ferrari, per poi assistere alle prime vittorie di Fernando Alonso, Lewis Hamilton e Sebastian Vettel. A casa ho diversi DVD sulla storia di questo sport, che mi hanno fatto conoscere i piloti e le auto del passato. Ho anche la passione dei kart, sui quali ogni tanto vado a girare.

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