Analisi della redazioneFormula 1

Ricciardo, l’honey badger della Formula 1

L’australiano nella sua carriera ha dimostrato di essere un pilota eccezionale, tuttavia nelle ultime quattro stagioni qualcosa non è andato come sarebbe dovuto. Ed all’alba dei suoi trentatré anni vediamo il perché

Sulla torta di Daniel Ricciardo compare il numero 33, come gli anni che compie in questo primo di luglio. Un pilota che ha fatto vedere cose straordinarie, ma che da quando ha lasciato la Red Bull ha avuto le sue difficoltà

Questo è primo venerdì in pista a Silverstone, ma è anche il giorno di Daniel Ricciardo. L’australiano classe ’89 approccerà il Gran Premio di Gran Bretagna nel giorno del suo trentatreesimo compleanno, sicuramente auspicando di farsi un gran bel regalo alla domenica. Un pilota che ha fatto innamorare in tanti specialmente nella sua parentesi in Red Bull, e che ultimamente in pista non se la passa benissimo.

Eh sì, perché quell’australiano che staccava fortissimo e che fronteggiava alla grande il duello casalingo con Max Verstappen non si vede da un po’. L’olandese d’oggi non è certamente quello di cinque anni fa, ciò non ridimensiona quanto messo in mostra da uno dei volti più carismatici e simpatici della Formula 1. Ma viene da chiedersi, invece il ragazzo di Perth è ancora lo stesso?

Nello sport non si può rivangare troppo a lungo il passato, nemmeno quello che rimanda al confronto vincente con Sebastian Vettel del 2014. D’altronde i grandi campioni insegnano che anche dopo grandi trionfi occorre resettare per impegnarsi nuovamente al 100% in nuovi capitoli della carriera affamati come se fosse la prima volta.

DOV’È FINITO DANIEL RICCIARDO?

Il suo addio (praticamente) forzato alla Red Bull è stato comprensibile. In una squadra totalmente puntata sul proprio compagno, la necessità di trovare qualcuno che gli desse man forte e che si focalizzasse su di lui è stata più che legittima. Un pensiero che rientra nel concetto di mettersi alla prova.

Daniel avrebbe dovuto brillare come una stella, in realtà l’australiano è stato piuttosto un punto nero nell’universo. I problemi delle sue monoposto sono diventati i suoi problemi, a cui si sono aggiunte le proprie difficoltà di apprendimento e di adattamento a contesti per lui inediti. Un copione ripetuto prima in Renault e poi in McLaren.

Con la giallona si pensava a una piccola divagazione dal percorso, tant’è che la fiducia investita da quelli di Woking è stata importante (anche in termini economici). Tuttavia quella divagazione è continuata. Non solo perché Lando Norris ha dimostrato di dargli paga, ma soprattutto perché il distacco di performance fra i due è stato quasi sempre considerevole.

Non aver avuto monoposto all’altezza potrebbe inconsciamente non averlo tenuto sull’attenti. Da grande promessa, Ricciardo rischia però di non concretizzare. A Monza l’anno scorso, l’australiano ha fatto rivedere uno sprazzo di sé, e non tanto per la vittoria. Piuttosto per l’atteggiamento che è stato capace di mettere in pista, dato che è quello che lo ha portato a salire dopo tempo sul gradino più alto del podio. Daniel, ritrovati.

Silvia Quaresima

Il mio amore per la Formula 1 é sempre stato lì con me, fin da quando ho ricordo delle vittorie di Michael in rosso. Ma con il tempo è cresciuto così tanto che ora c’è voglia di esserne parte e di raccontarla.

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