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Ricciardo e la prova di forza nel GP di Monaco 2018

Due anni fa la vittoria dell’australiano a Monte Carlo: riviviamo l’impresa e il riscatto dell’allora pilota Red Bull

Il 27 maggio 2018, due anni dopo il successo sfumato a causa di un errore strategico, Daniel Ricciardo riesce finalmente a salire sul gradino più alto del podio nel GP di Monaco. Nel secondo anniversario dell’ultima vittoria del pilota australiano nella Massima Serie ricordiamo la prestazione superlativa del pilota di Perth

La storia della Formula 1 è costellata da grandi delusioni e momenti di rivalsa, di vincitori e vinti. Nel corso della sua carriera Daniel Ricciardo è stato l’uno e l’altro, diventando il protagonista di uno dei riscatti più belli di questo sport. Il 27 maggio 2018 segna una tappa fondamentale nella storia dell’australiano nella Massima Serie: oltre a essere la data della sua ultima apparizione sul primo gradino del podio, per Daniel è il giorno in cui vecchie voci sono state messe a tacere e vecchi fantasmi sono stati scacciati. Ripercorriamo dunque il weekend di due anni fa per celebrare uno degli episodi più belli della Classe Regina odierna.

UN WEEKEND DA SOGNO

Nel 2018 a Montecarlo la Red Bull si presenta con una monoposto molto competitiva e da subito stampa e addetti ai lavori individuano nei piloti della scuderia di Milton Keynes gli uomini da battere. Ricciardo e Verstappen dominano le Free Practice, classificandosi rispettivamente primo e secondo in tutte e tre le sessioni. A pochi minuti dal termine delle FP3 durante la ricerca del tempo più veloce l’olandese rompe la sospensione anteriore destra in ingresso di curva 15 e impatta violentemente contro le barriere di curva 16.

L’incidente avvenuto nella sezione delle Piscine precluderà al pupillo del team austriaco l’accesso alle Qualifiche, lasciando dunque strada libera a Danny Ric. L’australiano conferma i pronostici e si assicura la prima piazzola, distanziando il secondo classificato, Sebastian Vettel, di ben quattro decimi di secondo. Alla partenza l’Honey Badger non lascia spazio al tedesco, superando la Sainte Devote illeso e in prima posizione. A seguire ci sono Hamilton e Raikkonen, mentre Verstappen combatte nelle retrovie per la scalata alla vetta.

Le posizioni restano immutate fino al dodicesimo giro, quando l’inglese quattro volte Campione del Mondo viene richiamato ai box. Serviranno altri cinque giri prima che il gruppo di testa completi la danza dei pit-stop, e il vantaggio accumulato da Ricciardo è sufficiente a permettergli di mantenere agilmente la testa della corsa. Mentre l’australiano continua a dettare il passo e a distanziare sempre più la Ferrari #5 di Sebastian Vettel un team radio scuote una gara altrimenti orfana di colpi di scena: “I am loosing power”.

INCUBI CHE RITORNANO

Al ventottesimo giro sui settantotto di gara previsti la monoposto di Ricciardo inizia a dare segni di cedimento. Gli ingegneri di pista identificano in un malfunzionamento dell’MHU-K la causa della perdita di potenza della RB14 dell’australiano. L’MHU-K, acronimo di Motor Generator Unit – Kynetic, è una componente dei V6 turbo-ibridi delle moderne monoposto di Formula 1. La sua funzione è quella trasformare in fase di frenata l’energia cinetica in energia elettrica per immagazzinarla e immetterla nuovamente nel motore, per un guadagno di circa 160 cv, cioè circa il 20% dei cavalli a disposizione dei piloti normalmente.

L’assenza di questo boost per Ricciardo si traduce non solo in una diminuzione di circa 30 km/h della velocità di punta, ma anche nella perdita delle due marce più alte. L’australiano vede dunque ridursi il distacco dagli inseguitori mentre le speranze di vittoria si allontanano sempre di più. Questa però non sarebbe la prima volta che Ricciardo si vedrebbe sottrarre di punto in bianco una vittoria certa da sotto il naso. Esattamente due anni prima, ancora sulle strade del Principato, il numero #3 della Red Bull è stato privato del successo a causa di uno sbaglio del team.

In un GP caotico iniziato sotto la pioggia Ricciardo scatta dalla prima posizione, condizione che sullo stretto circuito cittadino di Monte Carlo dove i sorpassi sono quasi impossibili implica alte chance di successo. Una volta ai box per sostituire le gomme intermedie con delle slick, Ricciardo trova i meccanici ancora sprovvisti dei nuovi pneumatici. L’errore costerà al pilota di Perth dieci secondi, il tempo utile a Lewis Hamilton per accorciare le distanze e guadagnare il comando della corsa. Una volta sul podio le telecamere di tutto il mondo mostreranno un Ricciardo furioso e contrariato, consapevole dell’opportunità appena sfumata.

RICCIARDO STRIKES AGAIN

Con la pressione che sale e gli avversari che si avvicinano, Daniel riceve indicazioni del team per modificare l’assetto della vettura e limitare i danni causati dal guasto. Senza cedere, l’australiano prosegue la corsa con i rivali che si avvicinano e il rischio ritiro in agguato. Ricciardo non commette errori e nonostante il tempo sul giro sia oltre nove secondi più lento di quello delle qualifiche, Vettel e la compagine degli inseguitori non riescono a recuperare la RB14 #3.

In un circuito normale Danny Ric sarebbe stato una preda facile per gli avversari, ma la conformazione particolare delle strade del Principato di Monaco e una combinazione di degrado degli pneumatici e aria sporca aiutano Ricciardo a mantenere il comando. Taglia il traguardo con sette secondi di vantaggio dalla Ferrari di Sebastian Vettel e di ben diciassette dalla Mercedes #44, che due anni prima lo aveva privato della gioia del successo. Stavolta il Ricciardo che si presenta sul podio per ricevere il trofeo dalle mani di Alberto II di Monaco è un Ricciardo diverso.

Il sorriso è tornato sul volto del ventinovenne australiano che con un’autentica prova di forza ha dimostrato ancora una volta di meritare il soprannome che tradotto significa tasso del miele: proprio come il piccolo predatore che anche se attaccato da animali molto più grandi  riesce a difendersi con coraggio e determinazione. Non solo Daniel è riuscito a vincere su un circuito storico nel quale la storia del Motorsport è incisa nell’asfalto ottenendo il settimo successo in carriera, ma è riuscito nell’arduo compito di buttarsi il passato alle spalle, ottenendo quella che egli stesso ha definito redenzione.

DUE ANNI DOPO, GUARDANDO INDIETRO ASPETTANDO IL FUTURO

A due anni esatti dall’ultimo successo la storia di Ricciardo in Formula 1 non è ancora terminata. Nonostante i quasi trentuno anni e un biennio in Renault speso lontano dalle posizioni che contano, il futuro per l’australiano è ancora carico di sfide e perché no, altri potenziali trionfi. Da poco ufficializzato pilota McLaren a partire dal 2021, Daniel ha deciso di impiegare il tempo in questa quarantena offrendo ai propri supporters degli insights sulla propria vita e sul proprio percorso da abitante stabile del Paddock. Sull’account twitter @danielricciardo sono state pubblicate delle pagine di un diario nelle quali il pilota di Perth ripercorre episodi per lui significativi. Di certo non potevano mancare le menzioni alle edizioni 2016 e 2018 del GP di Monaco.

“Non posso mentire, Monaco 2016 mi ha tormentato per due anni[…]” – racconta Ricciardo. “Anche dopo quattro anni riesco a ricordare ogni dettaglio di quel giorno. Riesco a rivedermi superare la curva dopo il tunnel nel giro successivo a quel pit-stop, ero così furioso[…]. Non volevo parlare con nessuno dopo la gara, non volevo nessuna compassione… c’era solo tanta rabbia. Ricordo di essere salito sul podio con Lewis, aveva vinto una gara che io avevo controllato dall’inizio. Semplicemente non volevo essere lì”.

“A Monaco 2018 il livello di stress era differente anche solo per via di quello che era successo nel 2016. La sensazione più grande è stata quella di puro sollievo perché stavolta la vittoria non mi era stata portata via. Me la sono goduta di più il giorno dopo la gara, quando sono riuscito a metabolizzare tutto. La domenica sera ero completamente esausto, fu più come respirare profondamente che altro”.

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Matteo Tambone

Mi chiamo Matteo, sono uno studente di Laurea Triennale in Fisica presso l'Università Federico II di Napoli. Velista e windsurfer, mi piace considerarmi uno sportivo a tempo pieno. Appassionato di Motorsport in tutte le sue forme, seguo la Formula 1 da sempre ed è uno dei miei argomenti di discussione preferiti.

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