Formula 1Interviste

PETRONAS Trackside Lab, uno sguardo dietro le quinte

F1world ha avuto la possibilità di parlare con Stephanie Travers e En De Liow, ingegneri del colosso malese in forze alla Mercedes

Lo scorso 14 giugno il PETRONAS Trackside Lab, laboratorio del colosso malese interno al Mercedes-AMG Petronas Formula One Team, ha virtualmente aperto le porte al pubblico. Il ruolo degli ingegneri impegnati nel laboratorio è quello di analizzare approssimativamente 150 campioni di vari fluidi forniti proprio dalla Petronas ed estratti dalle monoposto della scuderia di Brackley e degli altri partner in griglia durante l’arco di ogni GP. L’accurata analisi di questi fluidi, effettuata attraverso macchinari altamente specializzati, ne assicura l’allineamento con il regolamento sportivo nonché il corretto operato dell’interno della vettura.

Oggi la Redazione di F1world ha avuto la possibilità di intervistare i due Trackside Fuel Engineers del Petronas Trackside Lab, Stephanie Travers ed En De Liow. Sia En De che Stephanie sono stati scelti nell’ambito dell’annuale programma di ricerca talenti svolto dalla Petronas e sono entrambi impegnati nel box Mercedes durante tutti gli appuntamenti della stagione della scuderia della Stella a Tre Punte. Si ringrazia quindi Petronas per la grande opportunità e Stephanie e Ed De per la disponibilità. Si ringrazia inoltre Helena Hicks, Communication Executive per averci fornito la possibilità di intervistare i due ingegneri.

Come un ingegnere del PETRONAS Trackside Lab spende la maggior parte del giorno dentro e fuori dal laboratorio?

EN DE: “Il nostro ruolo è per lo più concentrato a bordo pista, ed è divisibile in due parti. La prima parte è quella sull’assicurarci che i fluidi che entrano nella macchina rientrino nelle specifiche richieste, quindi siano privi di contaminazioni e nelle condizioni migliori per essere inseriti nella monoposto. La metà del tempo eseguiamo controlli di qualità su più fronti, anche prima di mandare la macchina in pista. La seconda parte invece si concentra su analisi dei fluidi esausti. Questi ci forniscono indicazioni su come stia performando l’hardware della monoposto e come stia procedendo il degrado nel ciclo vitale del motore o del cambio”.

“Il resto del tempo svolgiamo analisi su richiesta del team: se vogliono sapere le condizioni del collettore oppure se sono preoccupati per la pompa idraulica che potrebbe avere problemi, o anche guardare al raffreddamento dell’ERS. Petronas fornisce tutti i fluidi per una macchina di Formula 1, idraulici, per il cambio e così via, quindi abbiamo una visione ampia di ciò che avviene nella monoposto”.

“Quello che facciamo fuori dal tracciato è un lavoro di carattere logistico. Anche se siamo presenti in tutti gli appuntamenti della stagione e dobbiamo spostarci ad esempio dall’Europa all’Asia, usiamo sempre gli stessi strumenti. Questi sono appositamente calibrati per assicurarci la ripetibilità dei risultati, uguali sia in pista che a Torino, a Kuala Lumpur e a Brackley. E’ molto importante che questo materiale venga spedito e custodito in tutta sicurezza”.

“Inoltre, nonostante voi vediate solo noi nel Trackside Lab, c’è molta interconnessione tra il nostro laboratorio e le sedi di Torino e KL. Viene fatto molto lavoro di sviluppo e coordinazione, anche con il nostro IT Team, che è sempre disponibile per supporto su come vengono raccolti e processati i dati nella maniera più efficiente possibile”.

Dall’analisi completa di tutti i fluidi forniti da Petronas, fino a che livello di precisione è possibile capire cosa succeda e cosa nel caso non funzioni su una monoposto di Formula 1?

STEPHANIE: “L’accurata analisi dei fluidi esausti forniti appositamente alla Mercedes ci permette di comprendere con assoluta precisione cosa succeda all’interno della vettura e dove possano sorgere potenziali problematiche. Ogni singolo componente del cambio o del motore è progettato con una specifica composizione chimica con metalli differenti. Attraverso i test effettuati con lo spettrometro è possibile conoscere l’esatta composizione chimica del campione. Successivamente, i risultati con livelli eccessivi di uno o più elementi vengono incrociati con i dati storici delle precedenti analisi.

Da qui possiamo quindi indirizzare successive analisi per approfondire meglio cosa sta succedendo nella monoposto sapendo come e dove agire. Non facciamo questo solo sui fluidi esausti, ma anche su residui di combustione. Se un particolare elemento eccede uno specifico valore di ppm (parti per milione), il team può decidere di cambiare quel componente o effettuare un secondo giro di pulizia. E’ molto importante iniziare una sessione sapendo che certi limiti non siano superati e che i fluidi opereranno nel migliore dei modi”.

Probabilmente è una domanda che vi faranno spesso, ma quanto del processo di R&D svolto nell’ambito della Formula 1 si riflette sul mercato regolare? Quanto del vostro lavoro può essere trovato nelle auto di serie?

EN DE: “Molta della tecnologia usata in pista viene trasferita in strada. Naturalmente i parametri che si vedono sul circuito sono molto diversi da quelli che regolano l’utilizzo di serie. Ad esempio, sulle normali auto stradali si cambia olio ogni diecimila chilometri, mentre su una monoposto di Formula 1 il cambio è fatto ogni 300 chilometri. La macchina F1 inoltre lavora a livelli di carico e temperatura estremi, quindi bisogna usare specifiche diverse in termini di lubrificati e refrigeranti”.

“L’aspetto positivo è che molti accorgimenti che permettono ad una monoposto di F1 di andare più veloce possono essere direttamente trasferiti su una macchina di serie, per esempio in termini di riduzione dell’attrito. Quello che ci aiuta ad andare più veloci in pista riducendo il dispendio di energia aiuta anche i consumatori di tutti i giorni di risparmiare carburante e denaro!”.

“Quindi si, assolutamente, ci sono innovazioni che vengono sviluppate direttamente sul tracciato. Quello che però molto spesso non si conosce è l’ammontare di sforzi che servono per sviluppare qualcosa per poi trasporlo nell’utilizzo di serie, per confezionare un prodotto in vendita sugli scaffali. Siamo molto fieri che il nostro team sia capace di raggiungere questi risultati ancora e ancora, sia in termini di carburanti che di tutti gli altri tipi di fluidi. L’anno scorso abbiamo lanciato la nuova generazione di PREMAX 97, ed è una tecnologia sviluppata per la Formula 1. Ne siamo molto orgogliosi”.

Vi è mai capitato di essere sottopressione nel vostro lavoro in Formula 1?

EN DE: “Sì. Penso che sia nella natura del nostro ruolo molte volte. Sapete, passiamo l’85% cento del tempo a prepararci per il 15% dove bisogna assolutamente fare le cose per bene. Ci sono situazioni in cui dobbiamo elaborare e analizzare i dati in un lasso di tempo molto breve e assicurarci di dare i risultati giusti ai team”.

“Quest’anno lavoriamo con quattro diversi team, dato che non stiamo solo fornendo il motore Mercedes PETRONAS Formula 1 team, ma anche tutti i team di clienti che utilizzano i motori Mercedes (Mclaren, Aston Martin, Williams). Potete immaginare tra FP1 e FP2 quanto breve tempo abbiamo per girare intorno alla macchina. È molto importante per noi elaborare i dati nel modo più rapido e accurato possibile. Per darvi un’idea delle linee temporali con cui stiamo lavorando: in genere ci vogliono da 8 a 9 minuti per elaborare un olio motore e ricavarne i risultati”.

“Fondamentalmente da quando noi riceviamo il campione a quando gli ingegneri del motore e l’ingegnere del cambio ricevono i risultati, c’è un breve lasso di tempo per ottenere tutti i dati corretti. Tuttavia lavoriamo con grandi persone in squadra, abbiamo molto di supporto e ci assicuriamo di usare bene il tempo non fondamentale per prepararsi a quei periodi critici. Tutto consiste nel mantenere la calma nei periodi critici e assicurarci di fornire i dati giusti”.

Lavorare in formula 1: hai sempre voluto farlo o è successo per caso?

STEPHANIE: “Per me è qualcosa che volevo davvero che accadesse e ho lavorato molto duramente per farlo accadere, ma anche, è solo successo. C’è stato il giusto tempismo quando ho finito l’università. Sono cresciuta in una famiglia dove guardavamo la F1, la guardavo sin da quando ero piccola ed era qualcosa che mi è sempre piaciuto molto. Crescendo sono diventata più coinvolta nello sport, viaggiando con gli amici in diverse gare e per me vedere Lewis mi ha dato una motivazione in più e mi ha spinto a credere in me stessa e sperare un giorno di poterci arrivare”.

“Grazie il duro lavoro e lo studio di ingegneria chimica all’università, Petronas ha lanciato una global talent research l’anno dopo che mi sono laureata. Ci ho provato e sono stata selezionata superando tutte le cinque fasi successive. Per fortuna oggi sono qui a lavorare a fianco della Mercedes, che era un altro dei miei obiettivi”.

Cosa suggerireste ad un giovane ingegnere disposto a lavorare in Formula 1?

STEPHANIE: “Penso che sia molto importante l’essere consapevole di perseguire qualcosa che appassiona molto dato che si passa così tanto della vita lavorando per ciò. Ma a parte ciò, è molto importante rimanere concentrati, fare un sacco di domande, essere curioso e lavorare il più duramente possibile mentre si è giovani in modo tale da ottenere quella spinta motivazionale quando si arriva alla carriera che si sta sognando. Soprattutto se si lavora in F1 essere appassionati è così importante perché si spendono così tante ore della settimana di lavoro e per me personalmente, non mi rendo conto quando lavoro 18-19 ore a settimana. Faccio qualcosa che amo e sono circondata da persone e queste vetture ad alta velocità che è qualcosa di così affascinante”.

EN DE: “Sono d’accordo con Stephanie. Quello che vorrei aggiungere è che penso (per la mia esperienza, almeno) avere una mente aperta mi ha certamente portato qui. Non avrei mai pensato di vivere a Torino e viaggiare per il mondo con un team di Formula1. Essere curiosi, essere di mentalità aperta e imparare dalle persone intorno a voi è certamente un modo per trovare più porte di mentre si aspetta. Ho avuto tanti mentori lungo la strada e persone che mi hanno aiutato, quindi certamente non posso prendermi tutto il merito per essere qui, ma è sicuramente grazie anche alle persone intorno a voi e all’aiuto che riesci ad ottenere.”

Nel corso del tempo, il modo in cui il pubblico vede le donne nel motorsport è cambiato. Prima erano solo le mogli o le fidanzate dei piloti, ora sono una gran parte, e come te rappresenti, anche essenziale, in modo tale da porsi allo stesso livello degli uomini. Come percepisci, Stephanie, questo cambiamento storico? Ti senti parte di esso?

STEPHANIE “Certo, ma credo che in Formula1 questo cambiamento sia iniziato prima ancora che entrassi in questo sport. Donne nei media, donne nei team, ingegnere e tutte le donne che sono rappresentate in diversi settori. Quindi sicuramente entrare in uno sport quando un tale movimento è in corso è una grande sensazione. Forse ho avuto un impatto in altri modi e non solo essendo donna. L’anno scorso sono stata la prima donna di colore ad andare sul podio e questo è stato un risultato straordinario per me, qualcosa che custodirò per il resto della mia vita. Quindi, penso di essere coinvolta nei cambiamenti, ma la Formula1 ha fatto molto per migliorare la diversità di tutti i tipi anche prima che entrassi io”.

Qual è il ricordo più strano o più bello della F1?

EN DE: “Ci sono stati molti momenti belli e molti difficili. Posso dare un esempio di uno difficile: test pre-stagionali in Bahrain. Perché qui non c’è un coprifuoco come una solita gara, ogni squadra cerca di spingere ed è difficile, soprattutto ora che abbiamo solo 3 giorni per estrarre il massimo dalle auto. Così, io e Stephanie abbiamo lavorato molto duramente quella settimana, e stiamo parlando di turni diurni e notturni”.

“Quindi passi giorni a dormire due ore in macchina perché il tragitto è troppo lungo per tornare in hotel e rimetterti in carreggiata. Dovevamo essere lì per supportare le squadre e assicurarci che potessero fare bene il loro lavoro, quindi momenti come questo sono molto impegnativi. Ma ci sono anche i momenti incredibili, come l’anno scorso per noi vincendo il campionato a Imola. Tra tutte le le piste, vincere in una pista così storica è stato estremamente speciale”.

STEPHANIE: “Sono d’accordo con Andie sui momenti più difficili, i test pre stagione sono estenuanti. I momenti migliori? Personalmente ne ho due: il primo è il giorno in cui sono entrata per la prima volta nel garage di Barcellona per i test 2019. Prima era qualcosa che potevo solo sognare, quindi essere lì era un sentimento surreale per me e ricordo il mio primo giorno come se fosse ieri. Il secondo è il momento del podio. Essere riconosciuto dal team per il duro lavoro che abbiamo messo in laboratorio è qualcosa che custodirò per sempre”.

David Bianucci, Maria Sole Caporro, Alessia Gastaldi, Matteo Tambone

Redazione

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