Analisi della redazioneFormula 1

Mick Schumacher e un weekend nero che servirà da lezione

Primo passo falso del tedesco nel suo percorso di crescita. Errori di cui far tesoro

Dopo un avvio di stagione di studio Mick Schumacher assaggia le barriere di Montecarlo

Mick Schumacher stavolta ha “toppato”. Nonostante la fama di pilota costante e attento all’apprendimento più che incline ai colpi di testa, il figlio di Michael a Montecarlo ne ha combinata una dietro l’altra. E finalmente, verrebbe, da dire. Visto che questo ragazzino sorridente, educato e soprattutto perfettino non sembrava tanto intonato con la banda di squali con cui condivide la pista.

E invece a Montecarlo abbiamo scoperto che anche Mick, come tutti i giovani, sbaglia traiettoria, si fa prendere dalla foga e spinge la macchina oltre il limite, proprio per capire dove sta, questo limite. E fatalmente va a colpire le crudeli barriere di Montecarlo.

I DUE BOTTI DELLE LIBERE: ADDIO POSSIBILITA’ DI PARTECIPARE ALLE QUALIFICHE

Aveva iniziato giovedi, Mick, a controsterzare in quel di Monaco. All’ingresso della Massenet, una delle curve meno famose eppure tra le più difficili del tracciato, un sovrasterzo di troppo lo aveva dolcemente accompagnato sul guard rail esterno. Foratura e danno alla sospensione, non gravissimo, ma quanto basta per vedere il resto della sessione dal muretto. Peccato, la sua Haas girava non lontana dai tempi di Williams e Alpine ed a Mick pareva di avere una gran confidenza con la vettura.

Ma a Monaco anche la troppa confidenza può indurre ad errori. E quindi il sabato mattina è arrivato un altro botto, inevitabilmente più duro. Più o meno cento metri dopo la Massenet, a metà del Casinò, Schumacher ha di nuovo perso il posteriore della vettura, e stavolta con esiti molto più pesanti. Il retrotreno quasi strappato via non faceva ben sperare, e infatti non c’è voluto molto per capire che le qualifiche Schumacher non le avrebbe disputate.

LA GARA DI MICK SCHUMACHER: UN INSEGUIMENTO CAPARBIO MA CONCLUSO ALL’ULTIMO POSTO

Poco male. Facile che Mick non sarebbe partito molto più avanti dalle ultime due file, e quindi le prospettive per portare comunque a casa un buon risultato non erano per niente compromesse.

Tanto più che il tedesco ha iniziato il Gran Premio col coltello tra i denti, attaccando subito chi gli stava davanti e superando al tornantino dell’Hotel Fairmont il compagno di squadra Mazepin con una manovra spettacolare e non priva di cattiveria. Nella gara tra debuttanti ha messo allora nel mirino Tsunoda, ma poco prima del cambio gomme le ambizioni di Mick hanno subito un duro colpo. Un calo di potenza lo ha infatti costretto dietro al compagno di squadra.

Mick Schumacher
Credits: Pirelli Press Area

Il resto lo hanno fatto le bandiere blu e l’assenza di altri ritiri. Schumacher ha infatti condotto il secondo stint con gli occhi più negli specchietti che verso la pista, e ha concluso diciottesimo e ultimo, stavolta alle spalle anche del bistrattato compagno di team.

UN PASSO INDIETRO DA USARE COME RINCORSA

Ultimo sulla griglia e ultimo sotto la bandiera a scacchi, quindi. Sempre alle spalle del team mate. Oltretutto con un conto dal carrozziere che secondo le stime della squadra (che non ha certo bisogno di spese impreviste) ammonta a diverse centinaia di migliaia di euro. In soli tre giorni.

No, decisamente non è stato un fine settimana positivo, per il numero 47. Eppure, e non per voler vedere sempre il lato positivo delle cose, in un certo senso gli errori di Mick Schumacher rincuorano. La disciplina, il rigore sul lavoro, l’autocontrollo sono tutte delle belle doti. E aiutano il pilota a migliorare la vettura insieme ai tecnici.

Ma quando si è in pista deve venir fuori qualcosa di più, altrimenti i risultati saranno sempre mediocri, non sotto le aspettative ma neanche sopra. Ed era ora che il biondino, oltre all’educazione e la dolcezza, tirasse fuori anche un po’ della sfacciataggine che ai campioni non fa mai difetto. E pazienza se quel conto dal carrozziere avrà fatto girare le scatole a Gunther Steiner.

David Bianucci

Mi chiamo David Bianucci, nato a Prato ma trasferito per amore e lavoro sui colli Euganei in provincia di Padova. Sono uno sportivo a livelli di fanatismo, ho praticato la pallanuoto per vent'anni e ora faccio i campionati di nuoto Master. Ma le sensazioni più forti me le ha sempre regalate la Formula 1, sin da quando a nove anni ho visto il Gran Premio di San Marino del 1981. Sono seguite sveglie notturne per vedere i gran premi asiatici, autentiche fortune spese in riviste specializzate, giornate tra le frasche del Mugello per guardare girare di nascosto Michael Schumacher. Essere diventato nel frattempo Ingegnere Meccanico non ha migliorato la cosa... Scrivo perchè non posso fare niente per evitarlo.

Altri articoli interessanti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button

Lascia il tuo contributo

Ciao, non vogliamo riempire il tuo monitor di pubblicità, ma questi banner ci aiutano a darvi contenuti di qualità. Se vedi questo messaggio perché hai attivo un sistema di AdBlock che elimina gli annunci pubblicitari.