Analisi della redazioneFormula 1

Meriterebbe Hamilton di vincere il mondiale?

Al momento il pilota Mercedes è di nuovo leader della classifica, sia grazie al suo talento sia, anche, a un pizzico di fortuna

Lo abbiamo visto crollare, sia dentro che fuori la pista, sotto la pressione psicologica, ma anche rialzarsi magistralmente. E’ davvero lui il Campione?

In quello che doveva essere l’anno del suo ottavo titolo, quello che gli avrebbe aggiudicato il più alto dei record nella storia della Formula 1, per Lewis Hamilton vincere il mondiale si sta rivelando più difficile del previsto. Quell’obiettivo che in molti davano già per garantito è stato ostacolato dall’improvvisa e rapida ascesa del team austriaco e del suo pupillo, Max Verstappen. Entrambi – pilota e scuderia – presentatisi subito con una nuova grinta e una nuova maturità. Cosa che ha permesso loro di rappresentare una vera minaccia per Hamilton.

La situazione, che favoriva il giovane olandese fino a inizio luglio, ha di nuovo visto il sette volte campione del mondo tornare in testa alla classifica, a soli otto punti dal suo rivale. E adesso, gli ultimi due Gran Premi disputati potrebbero costare caro a Verstappen, che non potrà permettersi alcun errore per pensare di poter riacciuffare Hamilton. Così stando le cose, una domanda sorge spontanea. Nell’eventualità che la situazione non potesse più ribaltarsi, Hamilton meriterebbe davvero questo titolo mondiale?

HAMILTON E IL MONDIALE: IL PARERE DEGLI ESPERTI

I Senior Writer di f1.com, Lawrence Barretto e Greg Stuart, hanno espresso le loro differenti opinioni su questo argomento. Barretto, in particolare, ha affermato: “Non sono sicuro che se lo meriti, ma se lo è sicuramente guadagnato. Hamilton non ha affrontato una minaccia per la sua corona come questa per anni, quindi deve spingersi a un altro livello – e macinare risultati – in una monoposto che per gran parte della stagione non è stata la migliore“. Il pilota britannico avrebbe quindi dimostrato il suo valore riuscendo a tener testa a una lotta alla quale da tempo non era più abituato.

Stuart, invece, non sembrerebbe della stessa opinione. Hamilton non meriterebbe di vincere il mondiale, in quanto ha compiuto diversi errori di cui la colpa è soltanto sua. Verstappen, invece, ha sofferto spesso di cattiva sorte, anziché di sviste personali: “Solo per vera sfortuna Verstappen non ha vinto a Baku, e avrebbe potuto ottenere un grande risultato in Ungheria. Mentre poi c’è la spinosa questione di Silverstone e quell’incidente. Hamilton, d’altra parte, non ha avuto problemi seri quest’anno, che non siano stati causati da lui stesso. Quindi direi a conti fatti probabilmente no, ma non è così che funziona la Formula 1, vero?“.

LA LOTTA PSICOLOGICA

Per Barretto, inoltre, uno dei maggiori punti di forza del campione britannico risiederebbe nella sua maggiore maturità, visibile sia dentro sia fuori la pista: “Hamilton sta usando la sua immensa esperienza per vincere. E’ ben istruito nel gioco lungo, motivo per cui quando è andato ruota a ruota con Verstappen a Imola, Portimao e Barcellona, è stato quello che si è tirato indietro per evitare che si scontrassero. E all’indomani di Silverstone, Hamilton era rilassato. Mentre Verstappen sembrava crollare sotto pressione, aggredendo i giornalisti quando discutevano dell’incidente“.

D’altra parte, per Stuart, Hamilton non sta affatto affrontando bene la lotta psicologica, oltre che sportiva, che si è instaurata tra lui e l’olandese della Red Bull: “Con Verstappen abbiamo visto Hamilton dover affrontare parecchi giochi mentali per questa lotta al titolo. Dicendo ai media a Monaco che Verstappen aveva molto da dimostrare e ricordando alla gente le sue statistiche. E poi quel momento di qualifiche in Ungheria. La dice lunga sulla sfida che Verstappen gli sta offrendo quest’anno. E non penso che Lewis sia mai al suo meglio quando entra in quel tipo di giochi“.

VINCERE IL MONDIALE SAREBBE MERITATO PER HAMILTON?

Prima dell’inizio di questa stagione, i più avevano pensato di rivedere in pista un Hamilton spietato, forte dei suoi sette titoli mondiali, irraggiungibile nella caccia al record che lo avrebbe coronato il più forte – per lo meno statisticamente – di tutti i tempi. E invece, fin dal Bahrain a contraddistinguersi come i veri protagonisti di quest’anno, titolo o non titolo in tasca, sono stati la Red Bull e la loro punta di diamante, Max Verstappen.

La grande maturità dimostrata quest’anno dal pilota olandese, assieme al lavoro magistrale svolto dal team austriaco assieme a Honda, servirebbero a far meritare loro il titolo. Soprattutto a paragone di un Hamilton e di una stessa Mercedes che più volte in questa prima metà di stagione hanno dato segni di debolezza. Basti pensare agli errori del pilota britannico a Imola e alla ripartenza a Baku, oppure al terribile lavoro svolto dal team di Brackley durante il Gran Premio di Monaco.

Tuttavia, questo non basta. Perché la Formula 1 non può – purtroppo o per fortuna – ridursi a una semplice e fredda analisi matematica. Concorrono i più diversi e disparati fattori. La bravura del pilota, la validità della monoposto, le condizioni della pista, e anche un pizzico di (s)fortuna. Ed è grazie alla casuale fusione di questi elementi che ognuno di noi, la domenica pomeriggio, può rimanere con gli occhi incollati allo schermo, in preda alle emozioni che soltanto questo sport può dare.

 

 

Alessia Verde

Di Napoli, classe 2002. Sono appassionata di letteratura e di teatro, e studio per poter specializzarmi in questi due campi. Con la Formula 1 e i motori è stato amore a prima vista. Tifosa della Rossa nonostante tutto, la Formula 1 è tra le cose che più mi emozionano al mondo. Ma ciò che mi emoziona di più è potervela raccontare.

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