Analisi della redazioneFormula 1Gran Premio Bahrain

La Formula 1 è (molto) meglio di come viene raccontata

Articolo in difesa di uno sport che troppo spesso viene ingiustamente bistrattato

Nelle nostre chiacchiere la Formula 1 è spesso oggetto di giudizi tranchant. Tanto netti e radicali quanto vuoti e superficiali

Nel weekend che è alle porte inizierà un nuovo campionato di Formula 1. I tifosi, a digiuno dopo la lunga pausa invernale, stanno vivendo questa settimana con trepidazione, nell’attesa di tornare ad emozionarsi allo spegnimento dei semafori in Bahrain, quando finalmente si daranno fuoco alle polveri.

Da lunedì torneremo a discutere di quanto visto in pista, a confrontarci con amici e colleghi. Ma nel fare ciò dovremmo fare attenzione e tenere alta la guardia. Perché, in tutte le nostre compagnie, ci sarà sempre chi, con il dito puntato e un risolino di disprezzo, verrà a dirci che “La Formula 1 è noiosa!”, “Guardo solo la partenza e poi spengo”, “I piloti di 30 anni fa erano molto meglio”, “Non c’è nulla di emozionante”, e vari altri luoghi comuni di questo genere.

Questi sono, per l’appunto, dei luoghi comuni. Tanto diffusi e abusati quanto vuoti e superficiali, anche perchè pronunciati da persone che spesso criticano quello che neppure guardano. Eppure l’appassionato di Formula 1 ha il dovere di farci il callo, per rispondere colpo su colpo, e difendere quella passione che in troppe occasioni viene ingiustamente bistrattata.

OGNI GARA É EMOZIONANTE A MODO SUO

Per smentire questa narrazione basterebbe raccontare le vicende della scorsa stagione. Un’annata in cui, per quanto la lotta al titolo iridato sia finita ancor prima di cominciare, ogni gara è stata emozionante a modo suo. Abbiamo visto 13 protagonisti diversi salire sul podio, team di seconda o terza fascia che contro ogni pronostico hanno trovato l’exploit per primeggiare, piloti che si sono dimostrati più forti del fuoco e vittorie arrivate tagliando il traguardo su 3 ruote. Vi sembra la cronaca di uno sport statico, noioso e poco emozionante?

La Formula 1 non è noiosa e non potrà mai esserlo perché è governata da una legge che è più grande e forte di lei: ogni gara termina sotto la bandiera a scacchi. E proprio per questo, in qualsiasi momento, qualsiasi esito è ribaltabili. Tutte le componenti di questo sport vivono ogni istante sul filo del rasoio nella consapevolezza della loro fallibilità. Un pilota può sbagliare, un elemento meccanico può rompersi, un uomo al muretto può scegliere la strategia sbagliata.

E infine, la Formula 1 non è noiosa perché non sono noiosi gli uomini che la compongono. Abbiamo i campioni affermati e le nuove leve in attesa della definitiva consacrazione, i figli d’arte e i veterani che non vogliono saperne di smettere, chi debutta e chi ritorna, chi cerca riscatto e chi deve mantenersi sempre sul pezzo. Un grande romanzo con 20 storie diverse e un futuro tutto da scrivere, domenica dopo domenica.

QUANDO IL PASSATO DIVENTA TOSSICO

Non si capisce perché, ma nelle discussioni quotidiane la Formula 1 di oggi” è sempre contrapposta a “quella di una volta”Esiste un culto del passato talmente invadente da risultare tossico, perché il più delle volte non viene contestualizzato e risulta privo di ogni forma di storicità.

La Formula 1 è sicuramente cambiata in tanti aspetti (spesso in meglio, come dimostrano i progressi fatti sulla sicurezza), ma nell’adrenalina che è in grado di suscitare a chi ne è genuinamente appassionato è rimasta la stessa di sempre. Sbaglia chi vuol far credere che “quella di una volta” fosse una Formula 1 paragonabile ad un Eden bucolico, una sorta di isola felice in cui tutto era bello e colorato. Sbaglia perché, come sappiamo bene, ogni epoca ha le sue polemiche e le sue contraddizioni. 

E poi la nostalgia è un’arma a doppio taglio. Il giochino è tutt’altro che complesso e ci sarà sempre qualcuno pronto a rimpiangere (e rinfacciare) anni che i più giovani non hanno vissuto. E così, se oggi c’è chi svilisce Hamilton nel confronto con Schumacher, ieri c’era chi sbeffeggiava Michael in quello con Senna. E prima ancora qualcuno avrà ritenuto sopravvalutato lo stesso Ayrton perché Lauda e Clark erano tutta un’altra cosa. La ruota del nostalgico non smette mai di girare e, a turno, colpisce tutti quanti. Ma siamo sicuri che la cosa sia fruttuosa?

Danilo Tabbone

Mi chiamo Danilo, ho 20 anni, vengo dalla Sicilia e studio all'Università di Palermo. La Formula 1 è la mia più grande passione, la seguo da quando ero bambino, e le emozioni che mi suscita sono parte integrante della mia personalità. Dal 2020 scrivo per F1world.

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