Analisi della redazioneFormula 1

Ciao Sabine: e se la Nordschleife ti regalasse un’utopia?

Ci ha lasciati da qualche giorno Sabine Schmitz, pilota, personaggio televisivo e “taxi driver” del vecchio Nurburgring. A proposito del vecchio Nurburgring…

Un ricordo di Sabine Schmitz, ex pilota e splendida interprete della Nordschleife, considerata ancora la pista più completa e difficile del mondo

Sabine Schmitz era un personaggio unico: conoscitrice della Nordschleife (l’ “anello nord” del complesso del Nurburgring) come se fosse la strada per tornare a casa. Ed in effetti era cresciuta e ha vissuto proprio da quelle parti. Ma non solo: ex pilota, unica donna a vincere la 24 ore del Nurburgring, pilota di elicotteri, personaggio televisivo.

E soprattutto guidatrice del “Ring Taxi”. Il Ring Taxi pare una normale BMW M5 che i turisti ed appassionati possono affittare per girare lungo il mitico circuito tedesco, nella parte, fortunatamente ancora agibile, dove la Formula 1 ha corso fino al ’76. L’anno del rogo di Lauda, per intendersi. Solo che in tanti non sanno che accanto all’innocua BMW M5 li aspettava fino a poco tempo fa la non tanto innocua Sabine, bella ragazza bionda col sorriso incantevolmente malandrino.

Li aspettava perchè il Taxi lo avrebbe guidato lei, e guidato al massimo. Ci sono filmati con presuntuosi maschi alfa (nel senso di “dominanti”, l’Alfa Romeo non c’entra niente) che salgono ridacchiando sul Taxi di Sabine, in cerca di emozioni sulla Nordschleife. E che ne scendono vomitando dopo un quarto d’ora di controsterzi, sgommate e salti ad Adenauer Forst, Kallenhardt, Hohe Acht, Plantzgarten. E risate, ma da parte di Sabine, non dei maschi alfa.

LA SCOMPARSA DI SABINE: LA MITICA PISTA SULLE COLLINE DELL’EIFEL PERDE LA FIGLIA PIU’ AMATA

Sabine è morta di tumore la scorsa settimana, dopo aver lottato contro la malattia con la stessa spavalderia che aveva in pista. Aveva solo 51 anni. E siccome le parole di circostanza sono spesso anche le più vere bisogna dire che senza di lei il Ring non sarà più lo stesso. E’ come se il Grune Holle, l’inferno verde progettato da sadici ingegneri prima della guerra mondiale per sollecitare al massimo auto e piloti, avesse perso la figlia prediletta. La figlia che lo aveva percorso diverse decine di migliaia di volte e che sapeva a memoria i nomi delle curve. E ne mostrava la grandezza a chi si avvicinava al mito del circuito. Magari anche facendogli pagare qualche spavalderia di troppo.

Sabine Nordschleife
Credits: Nurburgring_Facebook

Nella malinconia per questa perdita dell’automobilismo sportivo vengono in mente mille modi per onorare la memoria di questa splendida ragazza. Le dedicheranno manifestazioni sportive, corse con vetture turismo, forse qualche curva ancora senza nome. Ma ci sarebbe una maniera veramente degna, e decisamente pazza, com’era un po’ Sabine, per rendere indelebile il legame tra il circuito e la sua eroina. Ovvero riportarci la Formula 1.

AFFASCINANTE UTOPIA O POSSIBILITA’ CONCRETA? PER ORA SOLO UN SOGNO MA…

E’ chiaro, anche a chi scrive, che un gran premio di Formula 1 sulla Nordschleife non si può correre. Perchè la pista è stretta, non ha vie di fuga, è impossibile da presidiare per commissari e addetti ai soccorsi. Gli stessi motivi, insomma, che hanno portato la massima categoria a dire addio ormai quarantacinque anni fa a questo meraviglioso e temutissimo circuito.

Sabine Nordschleife
Credits: BMW AG

Ma se si strutturasse il tutto come una gara “a cronometro”? Come il Tourist Trophy dell’Isola di Man per le moto, insomma. Una macchina per volta, per uno o due giri, magari suddivisi in più manche o secondo la formula sportiva più accattivante. Sarebbe più semplice intervenire in caso di incidente, non ci sarebbero pericoli legati alla presenza contemporanea di venti vetture o a tentativi di sorpasso per forza di cose difficilissimi. E finalmente i piloti più bravi tornerebbero a confrontarsi sul palcoscenico più impegnativo e spettacolare. Con i quattrocentomila spettatori che affollavano le colline di nuovo assiepati intorno alla pista, a godersi uno spettacolo che non avrebbe eguali nel mondo delle corse.

E Sabine da qualche parte a ridere di gusto.

David Bianucci

Mi chiamo David Bianucci, nato a Prato ma trasferito per amore e lavoro sui colli Euganei in provincia di Padova. Sono uno sportivo a livelli di fanatismo, ho praticato la pallanuoto per vent'anni e ora faccio i campionati di nuoto Master. Ma le sensazioni più forti me le ha sempre regalate la Formula 1, sin da quando a nove anni ho visto il Gran Premio di San Marino del 1981. Sono seguite sveglie notturne per vedere i gran premi asiatici, autentiche fortune spese in riviste specializzate, giornate tra le frasche del Mugello per guardare girare di nascosto Michael Schumacher. Essere diventato nel frattempo Ingegnere Meccanico non ha migliorato la cosa... Scrivo perchè non posso fare niente per evitarlo.

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