Interviste Primo piano Intervista ad Alberto Naska: vittorie, social e la vita da papà 21 Aprile 2026 Mattia Romano © Mattia Romano - @shotbymatttia Intervista ad Alberto Naska: vittorie, social e la vita da papà Siamo stati a Vallelunga in occasione dell’FX Racing Weekend per incontrare Alberto Fontana, in arte Naska, uno dei volti più riconoscibili del motorsport amatoriale italiano. Creator con oltre un milione di iscritti su YouTube, pilota con una carriera costruita gara dopo gara e campionato dopo campionato: Naska ha iniziato nel 2018 tra le moto, ha vinto il Trofeo Motoestate nel 2019 e si è poi trasferito alle quattro ruote dopo un grave infortunio alla caviglia. Da quel momento non si è più fermato: titoli nelle Legend Cars, nella Lotus Cup Italy, un’avventura nel GT4 European Series al fianco di Stefano D’Aste su circuiti come Spa, Zandvoort e Nürburgring. Oggi, nel 2026, lo ritroviamo più motivato che mai e con una ragione in più per tornare a casa. Naska e il weekend quasi perfetto all’FX Racing Weekend Domanda: Cosa ti porti a casa da questo weekend di Vallelunga? “I punti sono sempre importanti. Quando arrivi alla fine di un campionato e lo prendi per uno o due punti, quel secondo posto anziché primo pesa eccome. L’esperienza mi insegna che tutto fa brodo. Meglio di così si poteva iniziare solo vincendo anche Gara 1, ma abbiamo avuto un problema in qualifica. Quest’anno il livello si è alzato tantissimo: 49 macchine, almeno dieci possono vincere una gara. Sarà bello, veramente bello“. Due vittorie in Legend Cup, secondo posto in Gara 1 della Lotus Cup e trionfo in Gara 2 nella mattinata di domenica: un bottino quasi pieno per aprire la stagione. Un weekend che conferma il feeling ritrovato con la Elise Cup, categoria che Naska considera la sua vera palestra. Domanda: Schiavone ti ha tallonato per tutta la Gara 2. È lui il tuo principale rivale per il titolo? “Non mi aspettavo che fosse migliorato così tanto. Non tanto sul giro veloce, quanto nel passo gara: non sbagliava mai una curva, era un martello. Ha fatto un salto pazzesco. Però occhio a De Virgilio, che ha fatto il record della pista in qualifica e poi ha bucato tre volte. E Tonalini sta crescendo velocemente. Poi c’è Kuenzer, uno dei top 100 al mondo su iRacing, appena prende in mano la macchina c’è da aver paura“. Un campionato che si annuncia lungo e combattuto fino all’ultimo round, con almeno quattro o cinque nomi che possono recitare un ruolo da protagonista. © Mattia Romano – @shotbymatttia Naska pilota-papà, social e i conti con le moto Domanda: A settembre è nata Emma, tua figlia. Avere qualcuno a guardarti da casa cambia il modo in cui vivi le gare? “Cinque giorni dopo il parto ero già in pista a Varano. Mi ricordavo quella citazione di Enzo Ferrari — per ogni figlio si perde un decimo al giro — e la pulce me l’aveva messa all’orecchio. Così mi sono imposto: al secondo giro la curva la faccio in pieno subito. Fortuna il piede è rimasto giù. La gioia di sapere che c’è lei a casa è immensa, ma non mi condiziona. E se guidi con la testa libera fai anche meno incidenti“. Tuttavia, la paternità non è l’unico tema che Naska porta fuori dall’abitacolo. Creator prima ancora che pilota professionista, ha costruito il suo pubblico raccontando il motorsport dall’interno. E sull’ecosistema social ha le idee molto chiare. Domanda: Leclerc ha detto che basta un frame sbagliato per cancellare un’intera gara agli occhi del pubblico. Condividi? “È una sensazione, non è vera. Quella shitstorm istantanea la scatena un milione di persone che il giorno dopo si sono già dimenticate di chi sei. I social sono una cassa di risonanza che amplifica il rumore: una formica diventa un meteorite. Gli algoritmi li definisco un cancro: premiano l’interazione senza valutare se è buona o brutta. Sono costruiti come tutte le droghe legali — per farti consumare sempre di più. Instagram non lo apro più per guardarlo. L’unico social che ha ancora senso è YouTube, perché ci sono contenuti lunghi, profondi. Su TikTok scrolli e diventi scemo”. Una posizione netta, che arriva da chi questi meccanismi li conosce dall’interno e ha scelto comunque di starne fuori come fruitore, continuando a usare le piattaforme solo per pubblicare. Domanda:L’anno scorso hai corso nel GT4 European Series con D’Aste su circuiti importanti. Cosa ti ha lasciato quell’esperienza? “Ti dico la verità: non mi sento di dire che ho imparato talmente tante cose nel GT4 da andare più forte qua. In realtà la vera scuola la fai nell’Elise Cup, perché puoi spingerla al limite, stressarla sui cordoli, e se sbagli non devi vendere casa per riparare la macchina. Quindi bene o male quello che impari qua te lo porti lì, non il contrario“. © Mattia Romano – @shotbymatttia Domanda: Se quell’infortunio in moto non fosse mai successo, saresti comunque arrivato alle quattro ruote? “È una cosa a cui ho dedicato un paio di capitoli del libro che sto per pubblicare. La risposta sincera è: avrei continuato con le moto. Ma non so se adesso sarei qui a raccontarlo. Quando sono caduto sono rimasto in mezzo alla pista con venti moto in arrivo. Mi avessero preso, probabilmente non sarei qua. Quell’incidente è stato il frutto di quanto avevo bruciato le tappe. Ho perso diverse delle persone che conoscevo. Vai forte con una mille, non fai i tempi dei pro ma ti avvicini, e hai quaranta moto in pista. Quindi la verità è questa”. Alberto Naska chiude l’intervista con la stessa schiettezza con cui guida: niente filtri, niente retorica. Una carriera costruita su un incidente che poteva essere fatale, una figlia nata a settembre, un libro in arrivo e un campionato tutto da vivere. A Vallelunga, oggi, ha vinto chi meritava di vincere… non ci resta che dargli appuntamento a fine stagione, sperando di ritrovarlo con trofei in più da raccontare. Tags: 2026, Alberto Naska Continue Reading Previous Estoril 1985, Ayrton Senna firma il suo primo capolavoro