Analisi della redazioneFormula 1

Inchiesta FIA, quale sarà la sorte di Michael Masi?

Dopo tutti gli abbagli il neo Presidente della FIA ha aperto un’indagine (anche se solo sull’episodio accaduto nel circuito di Yas Marina); e così sulla testa del Race Director australiano pende una tegola

Parlare oggi di Michael Masi è una questione delicata per via dell’indagine avviata dalla FIA avente lo scopo di chiarire quanto successo ad Abu Dhabi; cosa avverrà dopo?

Nella passata stagione non si è fatto altro che parlare di Michael Masi, e i motivi li conosciamo tutti. Ma è solo quanto successo ad Abu Dhabi che ha messo davvero in pericolo il ruolo dell’australiano all’interno della realtà della FIA; per il peso dell’episodio e forse perché sono i piedi pestati erano quelli della persona sbagliata. Sarebbe successo lo stesso se al posto di Lewis Hamilton ci fosse stato Nikita Mazepin?

La primissima reazione è stata quella di supportare le decisioni della Direzione Gara, ma la sensazione che non fosse finita là era presente. Cosa c’era dietro la rinuncia all’appello della Mercedes? Infatti ecco che nell’ultima pubblicazione dell’organigramma della Federazione il nome di Masi (come quello di Nikolas Tombazis) sotto a Single Seater Director scompare a favore di Peter Bayer, già Secretary General Sport.

In tutto ciò non va nemmeno sottovalutata la volontà di Mohammed Ben Sulayem. D’altronde fare chiarezza e allontanare ogni perplessità sono due indiscutibili obiettivi del neo eletto presidente che hanno portato ad aprire un’inchiesta. Come dichiarato se ne parlerà con le squadre e successivamente con gli stessi piloti. I risultati dell’analisi verranno poi comunicati ufficialmente in occasione del World MotorSport Council che si terrà in Bahrain a marzo.

UN BENSERVITO ASSICURATO?

In diversi hanno ipotizzato che quelli di Stoccarda abbiano fatto e continuino a fare pressione sulla FIA per il licenziamento di Masi e Tombazis. Accuse respinte direttamente al mittente. L’assenza di questi nomi è comunque significativa alla luce dell’indagine, ma non vuol assolutamente dire che sui due sia stata posta una croce. Al termine potrebbero essere silurati come no.

L’inchiesta può essere considerata sinonimo del tentativo d’onestà, ma non per forza questa potrebbe condurre all’allontanamento delle figure tanto messe in discussione. Sarebbe per la Federazione un autogol in piena regola, e chissà se questa sia pronta a farlo anche nel caso giunga alla conclusione che gli errori commessi siano stati troppi e troppo gravi. Potremmo anche ritrovarci al primo Gran Premio del 2022 con l’australiano ancora al suo posto.

Di certo il benservito dell’ex (?) Race Director spegnerebbe le critiche che infiammano il panorama della Formula 1 da diverso tempo, ma viene da chiedersi se possa essere una soluzione che effettivamente sia risolutiva. Masi è (giustamente) il capro espiatorio, ma sbaglio o le decisioni non le prende nell’insieme il collegio dei commissari?

Se davvero invece il tanto discusso allievo di Charlie Whiting si dovesse trovare costretto a lasciare il suo posto, si può dire pagato il debito? Ben Sulayem potrebbe voler dare la percezione di un nuovo ciclo, ma come? Puntando il dito rumorosamente? O con in maniera più silenziosa?

Silvia Quaresima

Il mio amore per la Formula 1 é sempre stato lì con me, fin da quando ho ricordo delle vittorie di Michael in rosso. Ma con il tempo è cresciuto così tanto che ora c’è voglia di esserne parte e di raccontarla.

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