Analisi della redazioneFormula 1Gran Premio Italia

Il non detto dell’incidente Hamilton – Verstappen

Gioco semiserio sulle intenzioni e i pensieri dei protagonisti del mondiale, di nuovo a contatto ravvicinato

Proviamo a leggere l’incidente Hamilton – Verstappen di Monza nelle menti di protagonisti e appassionati

Monza, giro 25, metà gara, Hamilton e Verstappen di nuovo a contatto dopo il quasi incidente della Roggia. I fatti sono noti a tutti. L’olandese azzarda all’esterno della prima variante, il campione in carica lascia un minimo di spazio, non sufficiente. Contatto tra le ruote, rimbalzi sui salsicciotti, un ombra nera sulla testa di Hamilton e un urto che grazie all’Halo lascia illesi l’uno e l’altro. Che poi si allontanano dal luogo del misfatto opportunamente separati. Sembra una ripetizione del mesto ritorno di Senna e Prost ai box di Suzuka, dopo la pazzia del 1990.

Incidente Hamilton Verstappen
© RedBull.com

Seguono inevitabili discussioni, polemiche, dichiarazioni pepate, penalizzazioni. Ma per una volta invece che analizzare e trarre giudizi razionali proviamo a metterci nei panni dei protagonisti. Tutti: i piloti, i team principal, i tifosi. E vediamo cosa ne esce con una chiave di lettura inedita. Liberi tutti di considerare attendibile o del tutto fantasioso questo giochino.

Hamilton: “Stavolta non mi frega, ne ho abbastanza”

Hamilton è reduce abbastanza alterato da una sosta ai box con qualche problema. Esce dalla pit lane e comincia a guardare negli specchietti: “Norris ce l’ho ancora davanti…beeeeep. Ma quell’altro dovrei tenerlo dietro tranquillamente, ed in fondo è la cosa più importante. Eccolo là, è quaranta metri dietro, bene, sono al sicuro. Ma che fa, dove vuole frenare? Ecco, lo sapevo, ci prova anche adesso che è lontanissimo. Gli lascio un po’ di spazio, ma faccio la mia traiettoria. Non ne posso più di dover essere io ad allargare, come a Imola, come a Barcellona, come alla Roggia mezz’ora fa…ma… Cos’è quest’ombra nera sopra la mia testa?”.

Incidente Hamilton Verstappen
© RedBull.com

Tutto comprensibile. E’ sette volte campione del mondo, è un pilota duro ma non scorretto e sta combattendo contro l’avversario più difficile della sua carriera. Che doveva fare?

Verstappen: “Arrivo caro mio, ti frego anche stavolta!”

Max sta facendo un altro miracolo. I suoi lo hanno costretto ad una sosta ai box tipo coda all’ufficio postale. Eppure, su un circuito favorevole alla Mercedes, le cose si sono messe bene sin dalle prove, ed è un’occasione fantastica per allungare ancora di qualche punto in classifica: “Ho fatto tre giri pazzeschi, forse se la faccio a superarlo. Guardalo, esce lentissimo dall corsia dei box. Ma certo! arriviamo pari alla staccata, la mia macchina è stabilissima in frenata e alla prima variante stare all’esterno non è un problema, se non fa stupidaggini ce la faccio anche stavolta! Magari me ne lasciasse un po’ di più, di spazio, è sempre il solito…maledizione, il salsicciotto, noooooo”.

Incidente Hamilton Verstappen
© MercedesamgF1

Forse sono questi i pensieri che attraversano la mente di Verstappen ogni volta che compie una di quelle manovre estreme che lo hanno già reso famoso. Domenica scorsa a Monza a maggior ragione. Dove gli altri vedono limiti lui vede opportunità; “go for a gap” anche se il gap oggettivamente non c’è. Ma come diceva Senna se non ti butti in un gap non sei un pilota da corsa. Appunto.

I team principal: ancora carrozzerie in pezzi e parti da controllare…

Wolff: “Che schifo di pit stop. Però dovremmo esserci riusciti, a rimandarlo fuori davanti a Max. Sì, direi proprio di sì. Non ci credo, ci prova anche stavolta? Ma che diavolo?…beeeeep Lewis, stai bene? Prepariamo una bella mail per Masi, stavolta non la scampa!”

Horner: “Grande giro, dai Max che non è tutto perduto. Guarda che frenata, fantastico! Ma lasciagli spazio, no??? Ecco fatto, come a Silverstone, lo ha buttato fuori. Il fondo e la fiancata sono distrutti. Ma beeeeeeep, con Lewis è sempre la solita storia!”

Incidente Hamilton Verstappen
© MercedesamgF1

Hanno ragione, o torto, tutti e due. Però oltre a chiedere ogni volta l’intervento di Michael Masi forse sarebbe ora di parlarci, con questi due. Per evitare che si facciano male e che un mondiale bellissimo finisca deciso da incidenti o decisioni di tribunali.

Il tifoso moderno e quello nostalgico: punti di vista inconciliabili

Il tifoso millennial è al settimo cielo. Bottas è partito dall’ultima fila e sta recuperando, le McLaren sono in lotta per la vittoria, e in più grazie a due pit stop mal riusciti Verstappen e Hamilton sono di nuovo ruota a ruota “Non c’è spazio, non c’è spazio, ma gli è decollato sopra, senza l’Halo sarebbe stata una tragedia. E’ un incidente impressionante, che aspettano a prendere provvedimenti? Ma poi nemmeno si ferma a vedere come sta. Se non lo penalizzano adesso quando lo penalizzeranno?”

Una poltrona più in là c’è il tifoso boomer, che ha visto correre Villeneuve e Piquet, Mansell e Prost: “Forse ce la fa, eh sì, sono appaiati, bellissimo! Che peccato, si sono agganciati! Che spettacolo, vabè, incidente di gara…Dai, muovetevi a spostare le macchine, che c’è ancora mezza gara tutta da vedere”.

Tutto questo per dire cosa? Che hai voglia a razionalizzare ed esaminare il comportamento di piloti che si passano a pochi centimetri l’uno dell’altro. Dentro le macchine ci sono uomini con le pulsazioni a centottanta e una gran voglia di primeggiare. E può succedere che finisca con due vetture semidistrutte e insabbiate, come in questo nuovo incidente tra Hamilton e Verstappen.

Poi le dichiarazioni di rito, le conferenze stampa, le decisione dei commissari, adottate dopo ore e ore di moviola. E un dibattito che durerà un bel po’, speriamo non fino al prossimo incidente. Con quanto senso?

David Bianucci

Mi chiamo David Bianucci, nato a Prato ma trasferito per amore e lavoro sui colli Euganei in provincia di Padova. Sono uno sportivo a livelli di fanatismo, ho praticato la pallanuoto per vent'anni e ora faccio i campionati di nuoto Master. Ma le sensazioni più forti me le ha sempre regalate la Formula 1, sin da quando a nove anni ho visto il Gran Premio di San Marino del 1981. Sono seguite sveglie notturne per vedere i gran premi asiatici, autentiche fortune spese in riviste specializzate, giornate tra le frasche del Mugello per guardare girare di nascosto Michael Schumacher. Essere diventato nel frattempo Ingegnere Meccanico non ha migliorato la cosa... Scrivo perchè non posso fare niente per evitarlo.

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