Formula 1Gran Premio Giappone

Il nefasto destino di Bianchi fa ancora piangere

Come può un sogno spezzare addirittura una vita? Accettarlo è impossibile, ma l’essenza dell’anima pura del francese vivrà in eterno

Quel maledetto 5 ottobre del 2014 ha posto fine ai sogni di Jules Bianchi. A nulla sono serviti i 9 mesi di lotta tra la vita e la morte, un destino beffardo ha avuto la meglio

Il tempo passa inesorabilmente, ma determinati ricordi, sensazioni ed emozioni non passano mai, anzi ci sono cose che vorremmo cancellare dalla nostra memoria, seppur sono ormai indelebili e in giornate come questa fanno più male che mai. Guardo il calendario, quasi a voler conferma che anche quest’anno questo dannato 5 ottobre sia arrivato così in fretta, con il solito bagaglio di pensieri contrastanti che ogni volta ormai, purtroppo lascia. Un bagaglio ingombrante che quasi tormenta, con infiniti perché che affollano la mente, nonostante siano trascorsi 5 anni da quel tragico incidente di Jules Bianchi a Suzuka.

Da allora il Gran Premio del Giappone non è stato più lo stesso, e anche se “The show must go on”, non si può negare che ormai si avverte un clima quasi surreale, con lo sgomento che fa da padrone. Il tempo passa ma non ci si rassegna, anzi a volte sembra che tutto si amplifichi e la rabbia non si placa, non potrà mai placarsi. Come si può accettare una cosa simile? In tali momenti neanche l’infinita passione e l’amore viscerale che si prova per la Formula 1 può essere mezzo di consolazione, perché la sensazione di vuoto che si prova non solo è impossibile da capire, ma specialmente da spiegare.

MORIRE PER INSEGUIRE UN SOGNO? E’ INACCETTABILE!

Oggi come allora il cielo piange Jules Bianchi e, con esso piange anche il mio cuore. Mentre sto scrivendo, il rumore della pioggia che scroscia mi riporta inevitabilmente alla mente quel tragico giorno, quella gara maledetta che forse non si sarebbe dovuta neanche disputare, facendomi entrare nel solito loop in cui per il Circus lo spettacolo è più importante della vita degli stessi piloti, aspettando la tragedia per poi intervenire. Il detto “prevenire è meglio che curare” non esiste per la Formula 1 e questo è ciò che odio di più. La sicurezza assoluta non potrà mai esistere in sport del genere e, questo purtroppo si sa.

Ma visto che l’imprevisto mortale può essere sempre dietro l’angolo, perché dobbiamo aspettare la sciagura per agire? Ogni pilota è consapevole del rischio che corre, come anche noi tifosi ne siamo a conoscenza, ma dinnanzi a disgrazie simili si rimane interdetti e increduli. Non si può morire inseguendo un sogno, per quanto grande esso sia. Che si chiami fatalità, caso fortuito, coincidenza sfortunata, negligenza, il risultato non cambia, purtroppo rimane sempre il medesimo e l’epilogo è dei più tristi. Una vita spezzata con tanti sogni irrealizzati per colpa di un destino crudele, di un nefasto incidente che non starò qui a ricordarvi nei dettagli, perché fa troppo male.

UNA VITA BREVE MA INTENSA

Jules Bianchi ha vissuto una vita troppo breve ma intensa, dimostrando di avere un’intensità incredibile, tramite la passione genuina e la dedizione per la Formula 1, che tanto amava. Esempio di semplicità assoluta e fonte d’ispirazione per i giovani piloti e per chi crede ancora nella bellezza dei sogni, nonostante tutto. Si mostrava sempre disponibile e sorridente, aveva un sorriso angelico da cui traspariva l’essenza della sua anima pura. Meritava di coronare il suo sogno più grande, cioè di gareggiare con la Ferrari, sogno che ha coronato il suo amico Charles Leclerc, che non perde occasione per ricordarlo. #CiaoJules

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