Analisi della redazioneFormula 1

I migliori ed i peggiori tracciati della Formula 1

Di scelta c’è ne. Monaco? Imola? Miami? Spa? Quale saranno, a nostro dire, i più belli ed i più brutti?

Quali sono i tracciati migliori presenti nel calendario di Formula 1 del 2023? E quali i peggiori?

In un calendario composto da ventitré (o ventiquattro nel caso rientrasse la Cina) Gran Premi, la varietà in merito alla tipologia dei tracciati è ampia. E come è normale che sia ci possono essere tappe più o meno gradite, sulla base del gusto personale e sulla più oggettiva storicità e spettacolarità dei circuiti. Su questo vorremmo stilare una sorta di classifica menzionando le migliori e le peggiori piste che vedremo in Formula 1 nel 2023.

QUELLE IMPRENSCINDIBILI

Spa-Francorchamps – Per appassionati ed addetti ai lavori il tracciato fra le Ardenne rappresenta un qualcosa che va molto vicino ad un luogo di culto. Se chiedessimo in giro qual’è il loro appuntamento preferito, quella di Spa sarebbe la prima, o al massimo seconda, scelta. Per questo motivo non c’è stato alcun dubbio quando abbiamo dovuto pensare a quale nome avremmo dovuto fare fra tutte le proposte.

Monza – Noi nostrani poi ci voltiamo a guadare in casa nostra. Tutti sappiamo a memoria i nomi di ogni singola curva di dove si corre il Gran Premio d’Italia; protagoniste di una storia iniziata oltre settant’anni fa e che fa ancora avanti. Nel “tempio della velocità” spesso a farla da padrona è anche l’atmosfera, quella in cui i tifosi della Rossa diventano protagonisti facendo di quello brianzolo il sottopodio più bello del mondo.

Silverstone – Qui è dove la Formula 1 ha debuttato nel lontano 1950. Nel corso degli anni il tracciato è cambiato molto (l’ultimo è datato al 2010), ma il suo indice di gradimento è rimasto sempre stabile. Insomma Copse, Maggotts, Becketts nell’almanacco ce le vogliamo vedere sempre.

Suzuka – Terreno di caccia per i campioni, che in Giappone hanno scritto pagine di storia. Quello che in primis verrà in mente sono le vicende fra Alain Prost ed Ayrton Senna, dopodiché ci sarà la vittoria del campionato di Michael Schumacher nel 2000. Per Sebastian Vettel è la pista preferita. Disegnata dai dèi, così ha detto una volta il tedesco. Come abbiamo fatto due anni senza di lei?

Monte Carlo – Gareggiare fra le strade del Principato ha sempre rappresentato una prova con sé stessi. Vincere a Monte Carlo non per niente vale una spunta nella check-list per la conquista della Tripla Corona. E se oggi la gara è diventata un “trenino” considerata l’imponenza delle monoposto, la qualifica rimane la sessione per eccellenza. D’altronde una qualifica a Monaco vale tutto il fine settimana.

MENZIONE SPECIALE

Singapore – Può non piacere a molti, malgrado ciò quello di Singapore è un circuito particolarissimo in cui si corre in notturna. Una pista lunga 5063 che conta ventitré curve; e che come tutti i cittadini lancia una vera e propria sfida ai piloti. Oltre alla conformazione tecnica, vanno considerate in aggiunta le complicate condizioni climatiche che rendono tutto estremamente più difficile.

PASSO, GRAZIE

Miami – Nel 2022 la Formula 1 si è arricchita di una seconda tappa negli States, e nel 2023 se ne aggiungerà una terza grazie a Las Vegas. E se per “la città del peccato” ancora non si può parlare (anche se i presupposti non è che siano così buoni), tocca a Miami prendersi l’onere. Cercare di prendere spunto dai migliori tracciati non da sicurezza di ottenere un gran risultato, così è stato. Per me? Un’americanata.

Jeddah – Da dove cominciare? In Arabia Saudita il Circus è arrivato nel 2021, ma la verità è che se non ci fosse mai arrivato sarebbe stato meglio. Togliamoci un momento dalla testa le non secondarie politiche saudite (che solo per quelle sarebbe stato meglio desistere), le caratteristiche del circuito valgono il gioco? No. Perché? Dire pericoloso e pure brutto vi basta?

Silvia Quaresima

Il mio amore per la Formula 1 é sempre stato lì con me, fin da quando ho ricordo delle vittorie di Michael in rosso. Ma con il tempo è cresciuto così tanto che ora c’è voglia di esserne parte e di raccontarla.

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