DichiarazioniFormula 1

Hill: “Senna e Ratzenberger rimarrebbero inorriditi”

L’ex pilota britannico ha commentato le modifiche apportate al circuito di Imola ricordando le glorie del passato

Damon Hill critica le modifiche al circuito di Imola ed elogia i veri circuiti dove le sfide sono assicurate

Negli ultimi anni, si sono andate delineando due fazioni contrapposte: da un lato, i sostenitori dei cosiddetti “Tilkodromi”, come spregiativamente vengono definiti dal nome del loro ideatore tedesco, dall’altra i nostalgici di una Formula 1 passata e dei tracciati tradizionali. Insomma, Abu Dhabi vs Imola. Il circuito di Yas Marina racchiude in sé tutto ciò che, secondo la concezione moderna, serve alla Classe Regina: riprese mozzafiato, strutture all’avanguardia e sicurezza.

Le nuove piste sono infatti concepite per limitare al minimo le probabilità di un incidente pericoloso, seguendo la scia di una Formula 1 che, negli anni, ha fatto della prudenza la sua legge numero uno. Ma c’è anche chi davanti a certi disegni storce non poco il naso, invocando a gran voce un immediato ritorno ai vecchi tempi, quando, se sbagliavi, ti potevi anche scordare di rientrare in pista come niente fosse accaduto.

HILL: “SENNA E RATZENBERGER RIMARREBBERO INORRIDITI. ORA E’ TROPPO FACILE”

Chiunque avesse un paio di occhi e orecchie quella maledetta domenica dell’1 maggio 1994, o nei giorni successivi, aveva appreso della terribile morte di Ayrton Senna, dopo il pauroso schianto al Tamburello. E, come fosse un weekend maledetto, il giorno prima, durante le qualifiche del GP di San Marino, un altro pilota, Roland Ratzenberger aveva perso tragicamente la vita. Impossibile dimenticare, ma doveroso prendere provvedimenti e agire perché mai più si ripetesse. Così è stato fatto. Il Tamburello è stato modificato e nel 2008, due anni dopo l’ultimo GP di San Marino, altre modifiche sono state apportate al tracciato.

Un po’ a sorpresa, l’anno scorso il ritorno di Imola in Formula 1 e, con lei, le emozione del passato messe in standby. “La pista ha mostrato tutti come vulnerabili e abbiamo visto una miriade di errori“, ha dichiarato Damon Hill nel podcast di F1 Nation, “Penso che in qualche modo siano stati presi alla sprovvista dalla difficoltà della pista, e credo che si possa dedurre dalla reazione di George Russell dopo aver scoperto che non era così facile superare su una pista umida all’interno a 320 km/h. Ecco com’era una volta. Mi dispiace dirlo, ma la pista è cambiata dopo Imola del ’94. Non possiamo dirlo con certezza, ma penso che, se Roland e Ayrton potessero tornare oggi, sarebbero inorriditi da alcuni dei cambiamenti. Immagino che loro vedessero la sfida della Formula 1 anche nel rischio e nella difficoltà, e forse nella penalità per gli errori“.

SPETTACOLO, MA A CHE PREZZO?

Come riporta Planetf1.com, secondo Hill, i piloti di oggi sarebbero dunque troppo abituati all’idea di potersi permettere di sbagliare, senza troppe conseguenze. “Sono sicuro che sconvolgerò le persone con questo, ma penso che sia troppo facile se puoi commettere un errore e poi puoi tornare di nuovo in pista. Se vai dritto in una curva e la conseguenza è quella di perdere un po’ di tempo perché sei andato sull’asfalto e puoi tornare di nuovo in pista, allora questo non sta davvero mettendo alla prova il pilota. Dovrebbe essere complicato, dovrebbe essere duro, anche un po’ rischioso. Voglio dire, a Suzuka non ci sono vie di fuga, e vi dico una cosa: lì non escono molto“.

Leggendo le parole di Hill, è difficile non ripensare a tutte le occasioni in cui uno pneumatico in più aggiunto alle barriere di protezione, un metro di troppo di una via di fuga o lo stesso halo, da molti giudicato aberrante per gli occhi, siano stati la ragione per cui, a oggi, non ci troviamo qui a piangere un numero indefinito di piloti. Se per garantire la sicurezza degli atleti, siamo chiamati a sacrificare un po’ di spettacolo, allora che così sia. Ricordiamoci che anche le macchine evolvono e, di conseguenza, deve farlo l’ambiente circostante, con nuove e coerenti misure di sicurezza. E’ uno sport, non un gioco al massacro.

Erika Mauri

Metà brianzola e metà romana, ho una Laurea Triennale in Lingue Straniere e una Laurea Magistrale in Linguistica, entrambe conseguite nella Capitale; da sempre amo scrivere e lavorare con la lingua italiana in tutte le sue forme. Mi definisco una persona dinamica, intraprendente, coraggiosa e amante delle sfide, faccio della mia capacità organizzativa e del problem solving due delle mie qualità migliori, insieme alla facilità di collaborare con altri in gruppo e a un pizzico di anticonformismo. Amo viaggiare e sono appassionata di tecnologia, spazio, cinema, musica, lettura e, ovviamente, di Formula 1.

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