Analisi della redazioneFormula 1Gran Premio Emilia Romagna

Hamilton, violato l’ultimo traguardo. Gasly, Verstappen e Russell, solo rimpianti

Nel ritorno a Imola dopo 14 anni anche l’inglese mette il suo nome dove non aveva mai corso. Pasticcio Ferrari ai box…

Per Ayrton Senna l’ultimo traguardo fu tagliato alle 14.17 del primo maggio 1994, ma nessuno poteva ancora saperlo

Pochi metri dopo, il Tamburello, dove dal 1995 sorge una variante e non più il curvone che si faceva in piena, si portò via la vita e le medaglie del più grande pilota almeno degli ultimi trentacinque anni. Domenica invece l’ultimo traguardo è inteso come l’avamposto che mancava a Lewis Hamilton, quell’asfalto che non lo aveva mai visto protagonista, perché era stato tolto dal Circus l’anno precedente al suo esordio in Formula 1. Hamilton si prende Imola con una virtual Safety Car che lo avvantaggia nel pit-stop, sì, ma soprattutto con un martellamento continuo giro dopo giro, concludendo la gara a 1:15, abbassando l’asticella del cronometro giro dopo giro. Un mostro. 

LA FORZA DEL MARTELLO 

E invece i soliti noti hanno già iniziato il gioco al massacro. Fortunato, gli regalano tutto, la mafia Mercedes, e via con discorsi già sentiti. Da social, di persone superficiali. Che ci siano circostanze benevole e che la Formula 1 dovrebbe tornare a riequilibrare le forze in campo anche in testa, siamo d’accordo, ma non sul fatto di ridurre ciascuna delle 93 vittorie di Lewis a qualcosa che non dipenda dalla sua straordinaria maniacalità. Abbiamo parlato di Senna: ecco, in questo Hamilton lo ricorda molto. “Ho fatto un giro da schifo”, ha detto dopo le qualifiche. Prego? Il quasi 7 volte campione del mondo che dice questo? Ecco dove sta la sua forza.

RIMPIANTI PER MOLTI

Il primo e ultimo traguardo per il GP dell’Emilia Romagna perché, con tutte le buone speranze che possiamo avere, il Circus nel 2021 dovrebbe tornare alla normalità ospitando le gare dei più remunerativi mercati esteri come è sempre stato, disputato con grande rammarico senza la sua componente più bella, il pubblico, ha riservato tradimenti e occasioni perse. Quella soprattutto di Gasly, ottimo quarto al via, che per un problema di pressione dell’acqua ha salutato anzitempo la compagnia. Ah, e complimenti per il casco con la livrea di Ayrton: coraggio e personalità nell’abbassare una visiera così importante, altro che storie.

Occasione persa anche quella di Verstappen, che ha davvero una marcia in più ma che incappa su un detrito e lascia una corsa che lo avrebbe spedito ancora una volta sul podio, dopo aver sverniciato la Mercedes di Bottas.  Già, Bottas: perfetto in qualifica, in gara, detrito o meno, continua a steccare. Mah, pare sempre che la stoccata vincente non arrivi mai, anche dopo un quarto di gara in testa. “Sono stato sfortunato”, ha detto nel post gara. Certo, ma anche in Russia, quando si fece superare dopo un bloccaggio che ha ricordato molto quello imolese? Anche quando ha preso 25 secondi dal compagno al traguardo di Portimao? Coraggio, Valtteri. Non è cosa.

Aggiungiamo il bravo Russell, appena confermato alla Williams per il 2021: errore stupidino quello in regime di Safety Car, ma tenera è la sua rabbia che spinge anche i commissari di pista a stargli lontano. Era decimo, avrebbe meritato miglior fortuna. L’ultimo traguardo la Ferrari invece lo sogna da tempo: quando a Vettel va tutto bene, gli rovinano tutto dai box, perdendo tempo con l’anteriore destra. Leclerc resiste a Perez e ringrazia pure qui i meccanici Racing Point, che fermano il messicano quando non ce n’era proprio bisogno. Una Rossa poco più decente delle altre volte, suvvia.

LA RICETTA PER UN CAMBIAMENTO PER FAR SI CHE PER ALCUNI CIRCUITI NON SIA STATO L’ULTIMO TRAGUARDO

Safety Car, dicevamo. Virtuale, poi reale dopo l’incidente di Russell. Discussioni anche sui track limits, dopo i 125 tempi annullati in Portogallo. Ragazzi, questa però non è Formula 1. Stefano Domenicali, che avrà un bel da fare dal primo gennaio 2021, spinga per fare una cosa molto semplice e che risolverebbe già la metà dei mugugni su questa Formula 1 odierna tanto bistrattata: togliere i track limits, inserire la Safety Car solo quando l’incidente è serio e ingombrante e non quando una vettura ha un colpo di tosse, e soprattutto tenere due o tre circuiti storici in calendario.

Se i piloti sono entusiasti di Portimao, Imola o del Nurburgring (ma come si fa, a proposito, a non gareggiare più in quest’ultimo?) ci sarà un motivo. Sarà dura, perché spirano i venti dei mercati esteri, remunerativi assai. Ma almeno proviamoci. L’equilibrio tra denaro e passione si può sempre trovare. Perché quello di Imola 2020 non sia stato davvero l’ultimo traguardo.

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