Analisi della redazioneFormula 1Sostenibilità

Hamilton e la moda: la sua è davvero ecosostenibile?

Il campione inglese ama sempre sfoggiare look all’ultimo grido nei paddock di tutti il mondo, ma cosa si cela dietro le sue scelte stilistiche?

Il brand creato in collaborazione con Tommy Hilfiger è a sostegno dell’ambiente, ma c’è anche qualche contraddizione

Modello in pista e fuori, Lewis Hamilton ha da anni iniziato a far parlare di sé ben oltre i cordoli dei tracciati internazionali. La sua sfavillante carriera, germogliata sulle quattro ruote, gli ha aperto tantissime porte nel mondo dello show business, assicurandogli così un posto d’onore in ambienti che con la Formula 1 hanno poco o nulla a che fare. Tra i suoi successi più grandi, la linea creata con lo stilista americano Tommy Hilfiger, nominata “TommyXLewis”, che ha sin da subito attirato l’attenzione dei più modaioli. Linee casual e sportive sposano quell’urban style che Hamilton ama molto vestire, e rinforzano inoltre una tendenza che prende sempre più vigore negli ultimi anni, quella della moda ecosostenibile.

Molti dei capi ideati da Hamilton e Hilfiger sono infatti prodotti con cotone biologico e materiale sintetico, nel rispetto dell’ambiente e degli animali. Una scelta questa che rispecchia lo stile di vita del campione inglese, che dal 2017 segue un’alimentazione del tutto vegana. 

NON MANCANO PERÒ LE CONTRADDIZIONI…

Ma, come tutti gli esseri umani, tanto decisi quanto imperfetti, anche Hamilton ha spesso operato delle scelte contraddittorie. Se da una parte, sfrutta il suo spazio social personale per promuovere valori quali l’uguaglianza e il rispetto della vita in ogni sua forma, dall’altra, però, non manca di scatenare polemiche sul suo stravagante abbigliamento sfoggiato nei paddock di tutto il mondo.
Il caso più recente ed eclatante? Gli ormai imitatissimi stivaletti Chelsea indossati in occasione del weekend di gara in Francia: 990 euro, neri con suola verde acceso, firmati Bottega Veneta. Fin qui, nulla di strano, se non fosse che, nella descrizione del prodotto sul sito ufficiale del brand Made in Italy, si legga “Materiale: 100% Pelle di Vitello“.

Un dettaglio che non è certo sfuggito ai media e ai suoi stessi tifosi, che si sono detti delusi dalla poca coerenza mostrata dal campione inglese. Tra le personalità in vista, Lewis è infatti forse quella che maggiormente si espone a favore della dieta vegana e contro lo sfruttamento e la sofferenza degli animali. Ma questo dovrebbe valere tanto per la cucina quanto per il guardaroba. Evidentemente, così non è stato, e le immagini del suo ingresso nel Paddock del Paul Ricard hanno scaldato gli animi di chi vede in lui un esempio da seguire. Con questo, nessuna delle buone azioni di Hamilton si cancella, ma, senza dubbio, parte della sua immagine viene “ridimensionata”, riportandolo a un livello più “Down to Earth”, tra i comuni mortali e le loro incongruenze.

 

 
 
 
 
 
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HAMILTON E LA MODA SOSTENIBILE: UNIRE L’UTILE AL DILETTEVOLE

Sembra chiaro allora come, anche per un personaggio strutturato come lui, risulti spesso difficile conciliare il lavoro con il proprio universo di valori. Infatti, si commetterebbe un errore pensando che Hamilton sia solo un pilota; da anni, ormai, il numero 44 della Mercedes si è trasformato in un palco scenico su cui i più grandi guru della moda possono contare per pubblicizzare gli ultimi capi usciti dal loro laboratorio.

Forse, lo stesso Lewis ha capito come scendere a compromessi unendo l’utile al dilettevole, e non per questo sottraendosi a quella che lui avverte come l’enorme responsabilità di sensibilizzare il pubblico che lo segue. D’altronde, il primo imprescindibile passo verso il cambiamento è realizzare che questo sia necessario e che anche la minima azione possa davvero fare la differenza.

Erika Mauri

Metà brianzola e metà romana, ho una Laurea Triennale in Lingue Straniere e una Laurea Magistrale in Linguistica, entrambe conseguite nella Capitale; da sempre amo scrivere e lavorare con la lingua italiana in tutte le sue forme. Mi definisco una persona dinamica, intraprendente, coraggiosa e amante delle sfide, faccio della mia capacità organizzativa e del problem solving due delle mie qualità migliori, insieme alla facilità di collaborare con altri in gruppo e a un pizzico di anticonformismo. Amo viaggiare e sono appassionata di tecnologia, spazio, cinema, musica, lettura e, ovviamente, di Formula 1.

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