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Hamilton 6 nella leggenda: anatomia di un campione

Ad Austin, il britannico conquista il suo sesto titolo iridato della carriera e inizia l’inseguimento del record di sempre

Secondo solo a Michael Schumacher, Hamilton è ora il pilota più vincente nella storia della Formula 1: 6 titoli mondiali contro i 7 conquistati dal Kaiser

La stagione 2019 non è ancora terminata, ma, come è ormai solito fare da qualche anno, Lewis Hamilton si è già portato a casa il suo bel trofeo da campione del mondo.
A nulla sono valsi gli sforzi del compagno di team, Valtteri Bottas. Dopo pole position e vittoria di prepotenza sul circuito a stelle e strisce, il finlandese non ha potuto far altro che arrendersi alla marcia indomita dell’anglo-caraibico e riporre il suo sogno iridato nel cassetto, magari per riaprirlo l’anno prossimo, chissà.

Nonostante l’insidia numero 77, l’inglese ha sigillato la prima posizione in classifica, arrivando secondo e guadagnando quei 4 punti che gli servivano sul compagno di squadra. Ora, il sei volte campione del mondo può quindi permettersi il lusso di affrontare gli ultimi due appuntamenti del calendario con la tranquillità e la sicurezza di chi sa di aver già abbondantemente raccolto i rigogliosi frutti di un’annata non proprio semplice.

LA PRIMA PARTE DI STAGIONE: ENNESIMO DOMINIO ARGENTATO

I primi 12 GP del 2019 hanno ribadito ancora una volta la superiorità di Mercedes.
Gli uomini di Stoccarda sono andati in vacanza con ben 10 vittorie su 12 gare disputate, dopo la tappa ungherese a inizio agosto: 8 firmate da Hamilton e 2 da Bottas.
Tra i due piloti delle Frecce d’Argento ha potuto insidiarsi solo la Red Bull di Max Verstappen, che ha conquistato 2 GP (Austria e Germania, ndr).

L’egemonia del numero 44 sembrava non volersi arrestare e, dopo i successi 2017 e 2018, in cui sono forse scarseggiati pericolosi rivali e insidie al suo dominio, c’era già chi lo accusava di essere il pilota che più di tutti in Formula 1 potesse contare su una vettura palesemente superiore e una totale assenza di avversari che ostacolassero la sua corsa al titolo.
Convinzioni di chi si è dovuto presto ricredere con lo spegnersi dei semafori rossi della gara del Belgio.

Qui, un Leclerc agguerrito sul sedile del Cavallino Rampante che, come una fenice, sembrava proprio aver trovato nuova linfa vitale per rinascere dalle sue ceneri, ha dato inizio alla trafila di vittorie inaspettate. L’apoteosi, poi, davanti allo sventolante cuore Ferrari tra le curve del circuito brianzolo.

IL GIRO DI BOA: LA FERRARI TORNA A FAR PAURA

Se qualcuno lo avesse dimenticato, il 2019 ci ha mostrato nuovamente che in Formula 1 niente è scontato e nulla è come sembra. Al termine della pausa estiva infatti, con un vantaggio di ben 73 punti sul diretto rivale Bottas, Hamilton è tornato in pista più convinto che mai dei propri mezzi. Ha però dovuto fare ben presto i conti con la competitività ritrovata di Red Bull e, soprattutto, Ferrari.

La scuderia di Maranello ha stupito l’intero Circus e gli appassionati, mostrando una velocità impareggiabile sui rettilinei. Ha saputo sfruttare esperienza e cattiveria agonistica giovanile dei suoi due piloti, conquistando tre gare consecutive a Spa, Monza e Singapore.

Col senno di poi, viene spontaneo chiedersi cosa sarebbe successo se la scuderia di Toto Wolff non avesse dominato la prima parte di stagione, accumulando punti fondamentali per il campionato piloti e costruttori, o se le squadre avversarie avessero messo in campo il proprio potenziale sin dall’inizio del mondiale. Ma, se è vero che con i “se” e i “ma” non si va molto lontano, è anche probabile che ora racconteremmo una storia un po’ diversa.

MERCEDES IN DIFFICOLTA’, MA HAMILTON NON MOLLA

Le Frecce d’Argento si sono ritrovate ad affrontare un cambio di direzione improvviso: dall’avere i mezzi per lottare per la doppietta a ogni weekend a gare in cui l’unico obiettivo ragionevole sembrava quello di massimizzare le performance della W10, limitando i danni dovuti a un arresto degli aggiornamenti tecnici.
Hamilton non è parso soffrire troppo questo calo prestazionale della sua monoposto, mostrandosi sempre fiducioso e concentrato sul suo scopo; forse, però, l’handicap delle velocità di punta ha influito notevolmente sul suo sabato di qualifica.

L’inglese, che detiene il record di pole position (a oggi 87, ndr), vantava tra le sue abilità il saper calibrare in modo perfetto ogni traiettoria della sua vettura per giocarsi sul decimo di secondo la pole con chi, sulla carta, sembrava averne di più. Anche quando Mercedes non era la favorita, il 34enne di Stevenage tirava fuori dal cappello un giro magico che gli assicurava la prima piazzola sulla griglia di partenza.
Quest’anno, sebbene manchino ancora due GP al termine della stagione, Hamilton non è riuscito ad andare oltre la quarta pole; forse poco per i suoi standard, contando che il compagno di squadra Bottas ne ha centrate 5.

LA PARABOLA ASCENDENTE

Ha perso un po’ della sua velocità sul giro secco o si è concentrato su altro?
Visti i risultati, sembra chiaro che Lewis abbia principalmente lavorato sul suo passo in vista della gara. Il sei volte campione del mondo ha dimostrato una volta per tutte di essere il pilota più completo in pista. Non ha mai sbagliato, ha massimizzato i risultati contando su una visione a 360 gradi della gara. Forse, più di chiunque altro, ha avuto la freddezza e la lucidità necessarie per aspettare sempre il momento giusto, senza mai forzare la mano, evitando qualsiasi situazione potenzialmente pericolosa in ottica mondiale.

Il giovane ragazzo, che nel 2007 si affacciava per la prima volta sul mondo della Formula 1 (e anche quell’anno ha “rischiato” di vincere il titolo, ndr), si è trasformato in una macchina da guerra. Il Lewis che commetteva errori banali, anche dovuti alla giovane età e inesperienza, ha lasciato ora posto a un atleta completo e consapevole delle proprie capacità. Questo, e forse si tratta di uno dei suoi punti di forza, non gli è però di ostacolo nel ricercare il gradino immediatamente più alto sull’infinita scala della perfezione. Giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, Hamilton si migliora e sa che il risultato che ha ottenuto non è il traguardo, ma solo l’inizio.

IL CONNUBIO PERFETTO: MERCEDES-HAMILTON

Quasi 35 anni, 6 mondiali in bacheca, 87 pole, 83 vittorie all’attivo, il mondo ai suoi piedi e lui pensa ancora a vincere.
Lo ha dichiarato ieri, dopo essere sceso trionfante dalla sua vettura argentata, che lo ha fedelmente accompagnato fino al traguardo. La mentalità vincente del pilota britannico stupisce chiunque.
Sembra una fonte inesauribile di volontà , disciplina, costanza e motivazione. E’ nato per fare questo, e lo fa alla grande, da vero fuoriclasse.

La brillante complicità raggiunta con il team anglo-tedesco è ormai parte della storia di questo sport e, dopo i 6 titoli costruttori consecutivi di Mercedes, anche l’anglo-caraibico può finalmente festeggiare il mondiale, che lo porta a -1 dal grande Schumacher.
Il gioco di squadra ha premiato il duro lavoro in casa delle Frecce d’Argento. Queste non si sono fatte spaventare dagli avversari, continuando a lavorare a testa bassa.

NEL 2021 HAMILTON SI VEDE PIONIERE

Un duo che sembra infallibile quello Mercedes-Hamilton; non solo per i risultati ottenuti in pista, ma anche per il rapporto di amore e fiducia instauratosi tra ogni singolo membro del team.
Lewis ha sempre ringraziato tutti coloro che lavorano senza sosta, sul posto e dalla fabbrica, per garantire a lui e a Valtteri una monoposto competitiva.
Hamilton ha dato e sta dando tanto agli uomini di Stoccarda, e la Mercedes lo ha ripagato lasciandogli la libertà di cui una star come lui necessita. Non a caso, sono in molti a chiamarlo “Hollywood”, proprio per il suo stile di vita sopra le righe, tra passerelle e divi della tv.

Il suo contratto con Mercedes scadrà con la fine della prossima stagione e ci si chiede cosa succederà. Nel 2021 entrerà in vigore il nuovo regolamento, approvato appena qualche giorno fa, e nuove vetture scenderanno in pista. Lewis ha già affermato che vuole essere il pioniere della nuova era della Formula 1; desidera ancora essere il protagonista di questo sport, e non avevamo alcun dubbio a riguardo.

UN TRIONFO MERITATO

Hamilton
Credit: Mercedes AMG Petronas, Twitter.com

Dopo 6 titoli mondiali conquistati in 11 anni, è impossibile non riconoscere a questo pilota il merito del suo enorme successo. Fortuna e strategia hanno solo tenuto dolcemente la mano di Hamilton lungo la sfilata verso la gloria; lo hanno accompagnato con discrezione senza mai oscurarne il talento cristallino.
Lewis è un mix di amore, passione, forza e disciplina. Negli anni, ha saputo dosare alla perfezione tutti gli ingredienti per essere il migliore in pista, e questo gli ha permesso di avere pochi avversari da temere. Quando abbassa la visiera di quel casco giallo e bianco con le 5 stelle rosse (ormai 6, ndr), non ce n’è per nessuno.

Un Hamilton che non dimentica mai di ringraziare la sua famiglia, i suoi meccanici e il suo tanto amato Team LH.
E’ stato un grandissimo giorno, ma voglio spendere un momento per ringraziare tutti per il vostro continuo supporto. Il 2019 è stato incredibile e non lo sarebbe stato senza di voi. Vinciamo e perdiamo insieme” – ha dichiarato il sei volte campione del mondo sul suo profilo Instagram.
Un’altra grande stagione per un eroe della Formula 1 moderna, che ricorderemo con ammirazione e, qualcuno, con l’occhio un pochino lucido per l’emozione.
Godiamoci questo campione adesso, perché, quando deciderà di appendere i guanti di pilota al chiodo, ci mancherà, e tanto.

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Erika Mauri

Metà brianzola e metà romana, sono laureata in Lingue e attualmente studentessa magistrale di Linguistica applicata nella capitale; da sempre amo scrivere e lavorare con la lingua italiana in tutte le sue forme. Mi definisco una persona dinamica, intraprendente, coraggiosa e amante delle sfide, faccio della mia capacità organizzativa e del problem solving due delle mie qualità migliori, insieme alla facilità di collaborare con altri in gruppo e a un pizzico di anticonformismo. Amo viaggiare e sono appassionata di tecnologia, cinema, musica, lettura e, ovviamente, di Formula 1.

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