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Ferrari, l’addio definitivo alle speranze iridate

Con ottanta punti di ritardo in una, e novantasette nell’altra la Rossa farebbe bene ad imparare da un’estate in cui ha distrutto ogni possibilità di tornare in vetta

La batosta autoinflitta in Ungheria chiude praticamente e definitivamente la porta ad ogni fantasia di riportare il titolo in casa Ferrari (che per questo può biasimare solo sé stessa)

Al principio di luglio si era detto che le quattro gare prima della pausa estiva – Silverstone, Austria, Paul Ricard e Hungaroring – avrebbero dovuto rappresentare l’ultima occasione per la Ferrari di recuperare lo svantaggio in classifica maturato fra maggio e giugno. Un compito difficile che avrebbe richiesto perfezione da parte di ogni singolo componente, e che invece è venuta a mancare mettendo praticamente la parola “fine” ai sogni di riportare a Maranello entrambi i titoli già nel 2022.

A Silverstone la decisione del muretto di non fermare Charles lo ha fatto scivolare dalla prima alla quarta posizione, poi sì c’è stato il Red Bull Ring dove il monegasco è riuscito a vincere ma non senza problemi con l’acceleratore. In Francia invece l’errore è arrivato dal pilota stesso, con una conseguente situazione di classifica già compromessa. Tuttavia nel giovedì con i media Charles Leclerc si presentava ancora con ottimismo – “Prendetemi per pazzo ma io ci credo ancora”.

Per la conformazione del tracciato, Budapest doveva essere un fortino da cui se ne sarebbe dovuti uscire trionfanti. Il venerdì lasciava intendere che così sarebbe stato. Ma come da previsioni, al sabato ed alla domenica i venti gradi in meno della pista hanno accorciato indiscutibilmente il vantaggio che la F1-75 aveva dimostrato con le alte temperature. Questo è stato un fattore, ma la debacle Ferrari non è imputabile a ciò.

C’È QUALCOS’ALTRO DA AGGIUNGERE?

In gara il ritmo di Leclerc con gomma media era comunque forte, non come quello della seconda sessione di prove libere ma abbastanza da evidenziare una (seppur leggera) superiorità nei confronti degli avversari in quel momento. Tant’è che nel secondo stint con la gialla è avvenuto il sorpasso nei confronti di George Russell per la leadership.

L’idea del pilota lì era quella di prolungare la fase con la media per passare alla soft. Ed invece per rispondere alla Red Bull, il box capitanato da Mattia Binotto ha deciso di fermarlo per montare una dura. Diciamocelo, lì in pochi hanno capito questa scelta. Per due motivi che anche a casa erano chiari fin dall’inizio: in quelle condizioni climatiche la bianca non avrebbe performato; il passo gara con quella mescola che le due Alpine stava già dicendo molto.

Forse la Scuderia non avrebbe vinto comunque guardando che a parità di strategia Lewis Hamilton è finito davanti a Carlos Sainz; ma non aver raggiunto nemmeno il podio non è imputabile alla performance della vettura. Un vero e proprio suicidio sportivo difficile da spiegarsi. Basti pensare alle chiacchiere (ed alla facce) nel retropodio fra Max, Lewis e George quando è stata menzionata la scelta della hard su Charles. Insomma neanche loro l’hanno capita.

Il grossolano errore fra l’altro ha un risvolto amarissimo per la squadra italiana. Nella classifica piloti sono ottanta i punti di distacco, mentre in quella dei costruttori sono novantasette. C’è qualcos’altro da aggiungere?

Silvia Quaresima

Il mio amore per la Formula 1 é sempre stato lì con me, fin da quando ho ricordo delle vittorie di Michael in rosso. Ma con il tempo è cresciuto così tanto che ora c’è voglia di esserne parte e di raccontarla.

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