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F1World incontra Roberto Piccinini (prima parte)

Foto-giornalista e figlio d’arte. L’italiano ci spiega il curioso mondo del Circus e la lodevole iniziativa #iolavoroconlaFotografia

“F1World incontra Roberto Piccinini”. Foto-giornalista, figlio d’arte, a capo dell’Agenzia fotografica Actualfoto, ereditata da suo padre Pierino

Il lavoro del fotografo viene troppo spesso sottovalutato e non rispettato, perché non si prende in considerazione la fotografia come una vera e propria forma d’arte. “F1World incontra Roberto Piccinini” che ci spiega proprio ciò, attraverso la lodevole iniziativa #iolavoroconlaFotografia. In questa prima parte dell’intervista vi è anche un bellissimo paragone tra le corse e la vita quotidiana, perché tramite la fotografia ci si può addentrare in infiniti mondi ed emozionare chi li osserva. Proprio come fa Roberto attraverso la sua incredibile arte. 

Ricorda come si è appassionato alla fotografia? Cosa l’ha poi spinta a intraprendere questa professione?

“Potrei definirmi un figlio d’arte, in quanto sono figlio di fotografi e perciò ho seguito le loro orme. Mio padre ha aperto un’agenzia, la prima in Italia, che si occupava di Motorsport nel 1950. Da piccolo i miei genitori mi portavano alle corse, perché una volta non c’erano i centri estivi, quindi era necessario portarsi i figli ovunque, perciò mi sono appassionato sia alle corse che alla fotografia. Il tutto è nato prevalentemente così“.

F1World incontra Roberto Piccinini (prima parte)
Credits: Roberto Piccinini Actualfoto

Negli anni come è cambiato il modo di fotografare e quindi la fotografia stessa?

“E’ cambiato tantissimo perché adesso la fotografia sembra ed effettivamente è anche più facile. La difficoltà sta nell’inquadratura, nello scatto, nella cultura di quello che fai e soprattutto nel saper individuare quello che serve o può servire a te dal punto di vista estetico per valorizzare lo scatto. Adesso sono tutti abbastanza capaci di fare l’immagine, ma la differenza sta nel fare immagini bellissime che comunichino qualcosa. Sicuramente quelli come me che vengono da una storia, da una scuola vecchia, quindi che hanno imparato a fotografare in bianco e nero, in diapositiva ecc, hanno imparato a vedere lo scatto prima di farlo“.

F1World incontra Roberto Piccinini (prima parte)
Credits: Roberto Piccinini Actualfoto

“Senza quindi seguire l’abitudine del digitale, in cui dopo aver effettuato lo scatto subito si visiona. Quindi quelli come me sono portati ad avere delle inquadrature e delle immagini che comunichino un po’ di più, rispetto a quelle dei fotografi giovani o emergenti che magari comunicano poco. Seppur effettuano foto che sono comunque belle visivamente. C’è uno studio del tutto differente, che porta a vedere la foto da un’altra prospettiva”.

Invece per quel che riguarda nello specifico la Formula 1, con 70 anni di storia alle spalle, com’è cambiata dal punto di vista fotografico?

“Una volta era più facile riuscire ad avere dei rapporti anche personali con piloti e team principal. Era più facile trovare anche inquadrature diverse dei circuiti. Adesso la Formula 1 moderna ti obbliga ad avere alcuni spazi, alcuni punti dove fotografare. Diciamo che è diventato tutto più automatizzato e meccanizzato, quindi l’inventiva del fotografo deve nascere da alcuni piccoli punti di vista che devono essere sempre i medesimi. Io perciò ho smesso di seguire personalmente la Formula 1 da qualche anno”.

“Proprio perché non mi suscita più la stessa passione e divertimento che invece mi dava prima dell’ultimo decennio. Il Circus è cambiato tantissimo, specialmente se uno guarda le fotografie scattate negli ultimi Gran Premi a porte chiuse. Sembrano le gare di ACI Sport, con fotografie spoglie, senza pubblico. Le foto sembrano nude con pochi colori. La Formula 1 è un Circus che viaggia da solo ed è anche più facile fotografarla, perché qualsiasi cosa fotografi è molto più bella. Ma adesso c’è tanta difficoltà nel lavorare in quell’ambiente“.

LA NASCITA DELLA CAMPAGNA #IOLAVOROCONLAFOTOGRAFIA

Con l’avvento di Internet e quindi con la possibilità di poter trovare facilmente in rete qualsiasi fotografia, com’è cambiata la questione legata ai diritti di copyright?

“Il problema è che la rete spesso non fa capire alle persone che ci sono dei limiti. Prevalentemente è una questione di rispetto. Con l’avvento di Internet si trova tutto in rete e il copyright non viene quasi mai rispettato, ciò comporta quindi delle difficoltà ai fotografi con i diritti d’autore. Non solo dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista morale dell’autore. Da ciò nasce la campagna #IoLavoroConLaFotografia. Come ex Presidente AIRF, lo sono stato fino allo scorso anno, sono riuscito a unire tutte le associazioni di categoria dei fotografi presenti sul territorio italiano, che cooperano così nella Confederazione dell’Unione dell’Associazione fotografi professionisti. In Europa è stata già recepita la legge sul diritto d’autore, mentre in Italia la recepiremo entro quest’anno”.

 

 
 
 
 
 
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Respect

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“In questo momento il Governo sta decidendo come recepire tale legge e come stilare le nuove regole in merito. Perciò ho ritenuto opportuno spiegare che i fotografi sono sempre più in difficoltà e percepiscono meno compensi per il loro lavoro. Quindi abbiamo diritto a una salvaguardia, in quanto il nostro è un lavoro artistico. La garanzia avuta è pressoché irrisoria ed è dettata dall’importanza o meno che ha il fotografo. Per cui chi come me che è abbastanza conosciuto riesce poi a farsi pagare in caso vengano rubate le foto, ma il giovane fotografo no. Perciò da qui nasce tutta l’iniziativa. Il tutto è mirato a far prendere al Governo la giusta decisione per aiutare la nostra categoria. Bisogna anche considerare che gestire le fotografie d’archivio comporta costi notevoli”.

“GESTIRE FOTOGRAFIE D’ARCHIVIO COMPORTA NOTEVOLI COSTI”

“Spesso si pensa che un archivio fotografico significhi soltanto il digitare un nome su internet per trovare ciò che occorre, invece dietro c’è un lavoro enorme per gestirlo. Far capire alle persone che quando si prende una fotografia, per tenere l’archivio ci sono costi non indifferenti è difficile. Avere tutto il materiale in digitale, negativi in bianco e nero, comporta che il tutto debba essere scansito e quindi conservato. La conservazione ha un costo elevato, che i più non conoscono, perciò occorre far capire alle persone che dietro c’è un lavoro artigiano, professionale e artistico. Spesso si sottovaluta l’intero lavoro del fotografo, infatti credo che non si possa pagare un fotografo una cifra standard, perché il fotografo è un’espressione di punto di vista”.

“Chi è più bravo a dare tale espressione è giusto che guadagni di più. Bisogna essere pagati per il tipo di espressione che si riesce a dare, non per schiacciare un semplice tasto. Invece la maggior parte delle persone individua la fotografia come l’avere una buona macchina fotografica e schiacciare un tasto. Un buon fotografo è colui che esprime il tuo pensiero e te lo riporta in immagine. Il succo della faccenda è questo. Considerare i fotografi degli artisti, qualsiasi genere di fotografia facciano è importante. Il vero fotografo è quello che riesce a esprimere un concetto, un’idea attraverso l’immagine. Dietro a ogni immagine c’è un pensiero, che ogni fotografo decide come e perché effettuare, cosa cerca e i motivi per cui vuole farla. Anche fare un ritratto non è una cosa banale da fare, ma c’è un pensiero dietro che poi va espresso tramite la foto. E’ un lavoro davvero difficile.

“ON THE FRONT LINE” UN PROGETTO POSITIVO SUL COVID

 

F1World incontra Roberto Piccinini (prima parte)
Credits: Roberto Piccinini

“Coinvolgendo il mio mondo che è quello della fotografia sportiva con quello di un collega che si riferisce al sociale e si chiama Gabriele Fiolo, abbiamo effettuato un progetto inerente al Covid, intitolato “On The Front Line”. Abbiamo fotografo gratuitamente tutti gli operatori sanitari impiegati per il Covid negli ospedali di Bologna. Per far capire l’importanza di ognuno, abbiamo fotografo da colui che faceva le pulizie al medico. Abbiamo fatto dei ritratti con sfondo bianco, e ognuna delle persone fotografate portava con sé l’oggetto più utilizzato in questo periodo. Oltre alla foto doveva dirci una frase legata a quello che è stato il suo momento. E’ stato un momento e un progetto bellissimo che ci ha permesso di arricchirci personalmente“.

F1World incontra Roberto Piccinini (prima parte)
Credits: Roberto Piccinini

 

F1World incontra Roberto Piccinini (prima parte)
Credits: Roberto Piccinini

“Da ciò ne è nata una mostra all’Ospedale Bellaria, finita anche sulla Rai. E’ stata una mostra itinerante con cui a fine anno probabilmente si farà anche un libro. Non abbiamo fatto un progetto sulla tristezza del Covid, ma sul futuro, sulla speranza, sugli occhi dietro le mascherine. L’obiettivo era quello di fare un servizio fotografico positivo, perché di servizi negativi ne sono usciti fin troppi a riguardo, ma di positivi pochi. Si vedono gli occhi che sorridono dalle mascherine e questo era il nostro intento. La cosa bella è la forma artistica che è uscita. Abbiamo effettuato un lungo lavoro, in quanto abbiamo fotografato più di 800 operatori sanitari. Tramite le frasi o commenti lasciati, abbiamo avuto anche modo di conoscere tutti loro e li abbiamo fotografati sulla base dell’emozione trasmessa nella chiacchierata prima della foto”.

“IL BELLO E’ SCOPRIRE LE PERSONE, NELLE CORSE COME NELLA VITA QUOTIDIANA”

 

F1World incontra Roberto Piccinini (prima parte)
Credits: Roberto Piccinini

“Che è quello che succede anche nelle corse. Un pilota lo fotografi in base a come credi che lui sia, di quello che ti ha trasmesso. Ciò che ad esempio ha trasmesso Senna non si potrà ritrovare in nessun altro. Hamilton è un grande pilota ma non sarà mai Senna. Non mi riferisco alla bravura in pista o meno, ma al carisma caratteriale che nessun altro aveva all’epoca o ha adesso. Gilles Villeneuve aveva tutt’altro carisma. Lui non è diventato Campione del Mondo, mentre il figlio che lo è diventato, caratterialmente è totalmente diverso da lui. Il bello è scoprire le persone. I piloti sono persone, questo non bisogna dimenticarselo mai”.

F1World incontra Roberto Piccinini (prima parte)
Credits: Roberto Piccinini

 

Nelle altri due parti di “F1World incontra Roberto Piccinini” non mancheranno importanti riflessioni sulla Formula 1. Un racconto a 360° che analizza il curioso mondo del Circus intrecciato all’affascinante arte della fotografia, assolutamente da non perdere! Inoltre ci saranno emozionanti aneddoti riguardanti anche l’indimenticabile Ayrton Senna, a cui il fotografo italiano ha dedicato anche un libro intitolato “Obrigado Ayrton”.

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