Formula 1Interviste

F1world incontra Antti Kontsas

Il preparatore atletico di Sebastian Vettel ci ha raccontato le caratteristiche del suo lavoro, aiutandoci a conoscere il “dietro le quinte” della Formula 1

F1world ha avuto il piacere di incontrare Antti Kontsas che ci ha raccontato la sua storia e le caratteristiche del suo lavoro, mostrandoci il “dietro le quinte” della Formula 1

F1world vuole portarvi sempre più vicini ai piloti e al loro mondo. Come si allenano? Cosa mangiano? Come si preparano a un week-end di gara? Queste sono solo alcune delle domande che spasso ci facciamo, a cui però non sappiamo dare una risposta. Per questo motivo abbiamo chiesto direttamente ai preparatori atletici dei piloti in griglia. Per il primo appuntamento, la nostra redazione ha avuto il piacere e l’onore di incontrare Antti Kontsas, il preparatore atletico del quattro volte Campione del Mondo, Sebastian Vettel.

Antti ci ha raccontato la sua storia e le caratteristiche del proprio lavoro. Lo sport è sempre stato la sua passione. Da giovane aveva iniziato a giocare a calcio, arrivando a giocare delle partite nella Nazionale giovanile finlandese e poi nella Nazionale maschile. Purtroppo, ha dovuto affrontare numerosi infortuni nel corso della sua carriera, che lo hanno spinto ad abbandonare il campo. Così, ha fatto delle ricerche per capire quale fosse l’università più prestigiosa in Europa per studiare scienze dello sport e diventare un coach professionista.

Quali considereresti come i migliori e i peggiori lati della tua professione?

“L’aspetto migliore di questo lavoro è che posso influenzare la qualità del lavoro quotidiano, cosa fondamentale perché è da lì che arrivano i risultati. La performance in uno sport complesso come la Formula 1 è molto sfaccettata e il tempo in palestra non corrisponde sempre ai risultati che si ottengono. Mi affascina la sfida infinita nel cercare di aiutare un atleta a trovare il miglior equilibrio, in modo che possa essere il più vicino possibile alla miglior versione di sé il giorno della gara. Per quanto riguarda l’aspetto peggiore, probabilmente direi che è il tempo che devo passare lontano da casa”.

Hai lavorato con Buemi, Vergne e Vettel. Sono tutti e tre piloti talentuosi, ma diversi a modo loro. È difficile modificare il proprio modo di lavorare a seconda dell’atleta?

“Questa è una bella domanda. Tuttavia, per quanto siano diversi a modo loro, sono tutti e tre Campioni del Mondo, il che significa che hanno anche molto in comune. Bisogna essere in qualche modo eccezionali per raggiungere questo livello in qualsiasi sport. Naturalmente tutti loro hanno un enorme talento alla guida, ma ciò che trovo più importante è la loro volontà di migliorare, la loro spinta mentale e l’energia per andare avanti quando le cose diventano difficili. Quando gli atleti condividono questa mentalità, alla fine ci sono più somiglianze che differenze”.

“Io, come allenatore, devo semplicemente essere in grado di offrire soluzioni ben razionalizzate su come un piano può migliorare le loro prestazioni e se ho fatto bene la mia valutazione e il mio piano, l’atleta con questa mentalità lo seguirà perché sa che lo aiuterà a raggiungere il suo obiettivo. La chiave è sempre quella di essere in grado di mettere in relazione ciò che si fa con il modo in cui influisce sulla prestazione e qual è la sua importanza”.

Qual è la sfida più grande che hai dovuto affrontare come preparatore atletico di Formula 1?

“La sfida più grande che ho affrontato è stata quella di capire bene questo sport. Senza questo passaggio è difficile essere in grado di afferrare ciò che si trasferisce realmente alla pista e cosa dovrebbe cercare di migliorare un allenatore affinché si faccia davvero la differenza. Ci sono alcuni parametri fisici che devono essere soddisfatti, come un livello specifico di VO2 max o diverse metriche di forza, ma migliorano davvero la guida o permettono solo di iniziare a esprimere correttamente la propria abilità di guida?”

“Come allenare l’abilità di guida quando non si può guidare in pista con la macchina? Detto diversamente, come si allenerebbe un calciatore se non gli fosse permesso di andare in campo e toccare una palla tra una partita e l’altra o se avesse solo tre sessioni di allenamento con la sua squadra prima dell’inizio della stagione? Queste sono secondo me sfide enormi in questo sport”.

Ci sono delle piste più ostiche di altre in calendario, dove si richiede una preparazione maggiore (per esempio Singapore). Ci sono degli allenamenti specifici?

“Singapore è certamente una delle gare più pesanti dell’anno e mette a dura prova i piloti. Questo per via del caldo e dell’umidità che si combinano anche alla natura della pista che ha numerosi piccoli dossi e i muri molto vicini lungo tutto il tracciato, senza lasciare spazio agli errori. Inoltre, è anche di gran lunga la gara più lunga dell’anno: dura sempre le due ore complete. Il calore è qualcosa per cui ci si può preparare nelle ultime due settimane prima della gara, ma per il resto non tendo a fare molta preparazione fisica specifica per le singole gare”.

“Gli adattamenti dell’allenamento a livello cellulare richiedono settimane per essere raggiunti e quindi una settimana o due tra le gare semplicemente non ci dà abbastanza tempo per allenarsi e per fare una differenza significativa. Quindi, la cosa più importante è avere un piano annuale ben pensato in cui si bilanciano diversi tipi di allenamento in diversi momenti dell’anno e mantenere l’atleta in forma per tutte le gare. In questo sport non ci sono picchi come negli sport olimpici e il pilota deve essere sempre al top della condizione”.

Nel tuo lavoro hai il compito di preparare il pilota, in questo caso Vettel, a 360°, non solo dal punto di visa fisico, ma anche da quello mentale. Quanto è importante la componente psicologica?

“L’importanza della componente psicologica è enorme in uno sport complesso come la Formula 1. Tuttavia, penso che sia anche una componente molto fraintesa e spesso troppo sopravvalutata. Si sente spesso dire che qualcuno è mentalmente forte o mentalmente debole e questo, per me, non significa nulla. Secondo me, ogni evento positivo o negativo in qualsiasi sport è costituito dalla decisione di fare una mossa e dall’abilità di farla. La decisione si riferisce al modo in cui un atleta legge e anticipa la situazione e la capacità del pilota di fare quella mossa in quella situazione”.

“Scomponendo l’evento è molto più facile individuare ciò che lo ha portato ad agire in un determinato modo. Questo crea una mentalità orientata alla risoluzione del problema e riporta la situazione sotto controllo. Così sa cosa deve guardare per assicurarsi di poter ripetere la stessa fantastica mossa nella prossima gara se si presenta l’occasione o per evitare di fare di nuovo lo stesso errore. L’altra opzione è che la fantastica mossa fatta, alimenti il suo ego o, al contrario, l’errore lo distrugga, senza apprendere qualcosa. Il tempo speso a riflettere su queste questioni è, a mio parere, la chiave per le prestazioni in qualsiasi squadra che voglia avere successo”.

Il Covid è stata una sfida per tutti. Ci ha costretto a prendere le distanze e a mettere in pausa le nostre vite. Anche la F1 è stata sospesa. Come hai affrontato questa sfida con Sebastian Vettel? 

“Gli effetti del Covid a livello mondiale sono stati ovviamente disastrosi e spero che saremo in grado di voltare pagina al più presto. Tuttavia, noi viviamo nella campagna Svizzera e siamo fortunatamente riusciti a mantenere un allenamento stabile e a continuare a lavorare”.

Dal 2014 lavori con Sebastian Vettel. Com’è lavorare con lui?

“Sebastian è un professionista assoluto, che rispetto molto come atleta e come individuo. Per quanto sia stato in grado di trasmettergli molto dalle mie aree di competenza, anch’io ho sicuramente imparato molto da lui. La sua capacità di risolvere problemi complessi sotto pressione in gara, ma anche nella vita di tutti i giorni è qualcosa di straordinario”.

“È estremamente curioso di capire sempre la logica dietro al perché qualcosa funziona o perché dovrebbe essere fatto, piuttosto che imparare una procedura a memoria. Una mentalità come questa combinata alla sua etica di duro lavoro in tutti i campi e alla visione positiva della vita lo ha portato al successo sia nello sport che nella vita in generale, cosa che per me non è una sorpresa”. 

Qual è il ricordo a te più caro della tua carriera finora?

“Amo progredire verso un obiettivo comune con altre persone ugualmente appassionate. A volte ci sono giorni e settimane in cui devi semplicemente lavorare e credere nel processo, ma poi ci sono giorni in cui vedi il risultato. Questi sono i giorni in cui le piccole cose fatte bene hanno un significato. In questo lavoro ho avuto la fortuna di sperimentarne molti di questi momenti. Alcuni possono essere piccoli momenti a casa, altri possono essere vittorie di gara o semplicemente gare fantastiche come quella di Baku quest’anno”.

“Per quanto riguarda le vittorie in gara, il ricordo più bello è forse la nostra prima vittoria con la Scuderia Ferrari quando ho sentito tutti i meccanici cantare l’inno nazionale a squarciagola. Quello è il momento in cui ti rendi davvero conto di cosa significa lavorare con persone che amano quello che fanno”.

Chiara De Bastiani

Sono Chiara, ho 20 anni e studio scienze e tecniche psicologiche. Sono appassionata di motori e il mio amore per la Formula 1 è cresciuto piano piano insieme a me. Infatti, la seguo sin da quando ero piccolina, grazie a mio papà. Ho molte altre passioni e interessi che coltivo tra cui la danza, i viaggi, la montagna, la musica e l'arte. Sono un'inguaribile sognatrice che spera un giorno di poter lavorare in questo mondo fatto di passione, motori ed emozioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Back to top button

Lascia il tuo contributo

Ciao, non vogliamo riempire il tuo monitor di pubblicità, ma questi banner ci aiutano a darvi contenuti di qualità. Se vedi questo messaggio perché hai attivo un sistema di AdBlock che elimina gli annunci pubblicitari.