Formula 1Interviste

F1World incontra … Alessandra Neri – motorsport al femminile

Pilota, istruttrice e giornalista: la ragazza forlivese ci racconta la crescita del movimento femminile nel motorsport

Alessandra Neri è la protagonista del secondo appuntamento con “F1World incontra”. Volto noto di Sky Sport F1, non ha mai realmente ‘appeso il casco al chiodo’, tornando recentemente a gareggiare in pista. Non solo motorsport: la forlivese è anche istruttrice di guida sicura, nonché prima donna a tenere come istruttrice il Corso Pilota della Ferrari.

Quando nasce la tua passione verso il motorsport?

“Essendo romagnola credo che fosse già dentro di me! Mio papà correva in enduro e motocross quindi io e mia madre lo abbiamo sempre seguito. E’ grazie a lui che ho provato prima la minimoto e poi il go-kart, all’incirca nel ’96. E’ nato tutto per gioco, dopo le prime gare non mi sono più fermata.”

Qual è stata la tua più grande soddisfazione che hai avuto all’interno del motorsport?

“Direi un’intera stagione, quella del 2010. Sempre all’interno di quella stagione più nello specifico il weekend di Portimao. In quell’occasione ho fatto doppietta quindi posso dire che è stato il weekend più bello della mia vita, agonisticamente parlando.”

Sei stata alla guida di molte vetture, specie GT, qual è la vettura che ti è piaciuta di più guidare?

“La vettura che ho sentito più mia è quella con cui ho corso nelle stagioni 2010 e 2011, ovvero la F430 GT3. Il motivo è che ci avevo corso più chilometri, era quasi una parte continua di me.”

Circa un anno fa hai effettuato un test alla guida di una Formula E, ci puoi raccontare le sensazioni?

“E’ stata una sensazione molto strana, molto particolare. Non sapevo bene cosa aspettarmi, essendo sempre stata abituata a sentire del rumore. Quel silenzio assordante è unico, senti solo il rumore delle ruote o la ricarica della batteria in frenata; è una sensazione davvero molto diversa. Rispetto alle formule che ho guidato io, è molto pesante e la si sente parecchio specie in curva e in frenata.”

“L’altra cosa molto diversa è l’essere fondamentalmente mono-marcia. In realtà allo stesso tempo hai molte cose di cui occuparti, ci sono un miliardo di pulsanti sul volante! Si lavora tutto il tempo sul risparmio energetico, quando aumentarlo e quando diminuirlo. Quelle batterie non sono studiate per arrivare a fare una gara intera. E’ totalmente un gioco tra pilota e team sul quando andare in riserva di batteria oppure usarle del tutto. Forse cambiare le marce sarebbe più facile! (ride n.d.r.).”

Tu sei diventata istruttrice di guida sicura e anche la prima donna istruttrice nel Corso Pilota di Ferrari, ci puoi raccontare a proposito di queste esperienze?

“Io ho iniziato a lavorare nel 2011, dopo la laurea, per me all’inizio era una sorta di passatempo. Dopo un paio di anni la vita mi ha portata a dedicarmici totalmente, mi dava tanti stimoli ed ero fondamentalmente nell’ambiente che ho sempre amato. In quel momento ho cominciato, non solo più a fare i corsi Alfa Romeo e Maserati, ma anche quelli Ferrari.”

“E’ stata una gavetta tosta, essere la prima donna significa essere sotto mille occhi, ancora di più rispetto al solito e devi sempre dimostrare di essere all’altezza. Non si tratta solo di risultati agonistici, in quanto essere campioni del mondo non necessariamente significa essere un buon istruttore. Non è stato facile, devi (riferendosi al genere femminile n.d.r.) sempre costantemente dimostrare, ancor di più rispetto a un uomo. Sono comunque riuscita a farmi apprezzare e anche le altre due ragazze della scuderia De Adamich hanno iniziato a lavorare per Ferrari.”

Nel 2014 arriva la chiamata di Sky Sport, puoi dirci com è stato osservare e commentare il motorsport in quell’ambiente?

“E’ stata inizialmente un’avventura, era una novità per me. Inizialmente ero ingaggiata per Race Anatomy ed essere davanti a una telecamera non è stato facile dal punto di vista emotivo, almeno all’inizio. Mi tremavano le gambe durante tutta la trasmissione! Con il passare del tempo la tranquillità e la disinvoltura sono arrivate però non è stato facile. Un lavoro televisivo non era nei miei piani.”

“Sapevo di ciò che stavo parlando, ma era l’ambiente a essere nuovo. Il gruppo e il team hanno reso man mano tutto più semplice. Quando è stato il momento delle telecronache è stato probabilmente più semplice sotto quel punto di vista. La differenza stava nel fatto che nella prima comparivo in video e nella seconda no.”

Dal tuo punto di vista, quanto è cresciuto il motorsport al femminile negli ultimi anni?

“Il motivo per cui non ci sono donne in Formula 1 è una questione matematica. Se solo una piccolissima parte dei piloti del mondo appartiene al genere femminile è ovvio che è più difficile trovare l’accoppiata talento e denaro, necessaria per approdare nella categoria. Più va a espandersi la presenza di donne nel motorsport, più è probabile trovare ragazze fuoriclasse e con possibilità economiche. Allo stesso tempo va detto che negli ultimi anni è aumentata la presenza femminile.”

Sei pro o contro serie dedicate come la WSeries?

“Inizialmente ero contraria alla WSeries, perché a differenza delle moto noi abbiamo sempre corso assieme a loro (agli uomini n.d.r.). Nelle moto si può creare la necessità di correre assieme per questioni di tempo, ma si tratta pur sempre di classifiche e campionati completamente separati. Da noi (riferendosi al motorsport a quattro ruote n.d.r.) non è mai stato così e per questo l’ho sempre vista come una differenziazione che non c’era mai stata e non necessaria dal mio punto di vista.”

“La WSeries è invece un campionato strutturato, dove si cerca veramente di portare ad alti livelli le ragazze. Qui vengono preparate sotto tanti punti di vista come le varie sessioni media, un fattore molto importante per arrivare in Formula 1. Tutto il programma è strutturato per far sì di trovare il talento, ovviamente supportato dalle varie sponsorizzazioni e preparare per un ambiente come Formula 2 o Formula 1. Abbiamo da esempio la vincitrice dell’anno scorso che ora è tester (si riferisce a Jamie Chadwick, vincitrice del campionato 2019 della WSeries n.d.r.).”

“Se questo (campionato n.d.r.) deve realmente fare arrivare una ragazza nell’orbita Formula 1 sono pro. Al contrario se doveva solo servire a farci differenziare a me non piaceva. Una volta capito com’era strutturato e qual era la finalità allora ero e sono tuttora pro.”

Quali sono state le tue figure di riferimento all’interno del motorsport?

“Al femminile nessuna, devo essere onesta. E’ vero che ci sono stati nomi rimasti nella storia, ma si parla di molti anni fa (cita Lella Lombardi n.d.r.), però sono tanto lontani da me. Se devo parlare di miti dico Ayrton Senna, seppur fossi molto piccola quando è venuto a mancare. E’ uno di quelli che ha marchiato la storia della Formula 1, arrivando a chiunque per il suo talento. Una persona che ha dedicato la sua vita a questo sport. E’ ovvio che dire di ispirarmi ad Ayrton Senna è un ‘parolone’ (ride n.d.r.).”

Cosa ti piace e cosa al contrario cambieresti nella Formula 1 odierna?

“Parto dal presupposto che sono per la sicurezza, ma non mi piace questo eccessivo accanimento. Bisogna avere dei limiti, ma ora si sta esagerando. Escludendo la scorsa stagione, dove qualche episodio c’è stato, negli ultimi anni ci sono state gare nelle quali ti addormentavi dopo due giri, non appena il gruppo si era sgranato.”

“Secondo me hanno sbagliato in questo: si alla sicurezza, senza però limitare troppo lo show in pista. Il motorsport è bello anche perché è adrenalina, sorpassi, divertimento. Secondo me si è un po’ perso il fuoco. Parlando di sicurezza, io sono pro all’halo, a parer mio però ci sono cose che andrebbero riviste dal punto di vista di dinamica della gara.”

In conclusione ti chiedo se ci puoi svelare i tuoi progetti futuri, nel motorsport o comunque più in generale nel mondo dei motori

“Dire che ho appeso il casco al chiodo non è totalmente esatto, l’avevo già detto tempo fa prima di rimettermi al volante. Ho fatto prima per gioco una telecronaca al volante, durante una gara del mondiale WTCR. Dato che avevo la licenza, Seat mi ha chiesto di correre una gara nel (campionato turismo n.d.r.) italiano. Si trattava comunque di eventi finalizzati al marketing e al divertimento.”

“Potrei accettare la sfida di correre una stagione per intero solo dietro a un progetto. Il motorsport è come tutti gli altri sport, devi praticarlo. Puoi anche essere un fuoriclasse ma se sono anni che non ti alleni è inevitabile che farai fatica. Se ci fosse un’opportunità che mi permetta di preparami adeguatamente prima, allora lo farei. Credo che attualmente sia molto difficile, però se dovesse arrivare io non mi tirerò indietro.”

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Samuele Fassino

Mi chiamo Samuele, ho 19 anni. Sono un grande appassionato di motori, specie di Formula 1 nella quale spero di lavorare un giorno. Oltre ai motori le mie passioni si estendono al calcio ed alla filosofia anche se, più in generale, mi piace tenermi informato su qualsiasi tema. Sono molto determinato e cerco sempre ottenere il massimo da ogni situazione.

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