Formula 1Interviste

Elena Penazzi in esclusiva a F1world: “Ayrton, mio papà e il futuro di Imola…”

Nella cornice del circuito “Enzo e Dino Ferrari”, abbiamo intervistato l’assessore all’autodromo di Imola

La Formula 1 interpretata alla vecchia maniera, i ricordi da giovane appassionata, poi giornalista e ora assessore all’autodromo di Imola. Abbiamo incontrato Elena Penazzi, in un giorno speciale per la pista del Santerno

1° maggio, non una data qualsiasi per Imola. Se venerdì 30 è stato il giorno della commemorazione di Roland Ratzenberger, questo è il giorno di Ayrton. E della sua corsa finita al muro del Tamburello, dove Elena Penazzi, alle 14.17 di una giornata intensa per l’autodromo, della quale è assessore oltre alla sua professione di farmacista, depone un mazzo di fiori.

Stessa cosa accadrà anche alla variante Villeneuve poco dopo in onore dell’austriaco. Prima di tutto questo, abbiamo incontrato Elena Penazzi in una saletta con finestre che danno sul rettifilo d’arrivo e tante locandine delle passate gare a Imola che per 25 anni hanno infiammato i cuori degli appassionati come lei. Il luogo ideale per sviscerare tutto il carico di passione per la velocità.

Elena Penazzi, come devo chiamarti? Assessore o farmacista?

“Oggi sono in veste di assessore, dell’emergenza sanitaria se ne parla sempre e sapete le regole, per cui naturalmente restiamo pure su altro!”

La prima cosa che credo sia importante sapere è l’esito del Gran Premio del Made in Italy e dell’Emilia-Romagna? Che bilancio si può fare? C’è stata una organizzazione migliore rispetto al 2020?

“Si, meglio quest’anno. C’erano due fattori nel 2020: uno era un GP organizzato senza aiuti e con poco tempo. E inoltre la nostra amministrazione era stata eletta a fine settembre, con la gara in programma il 1° novembre. Ci siamo accodati a ciò che c’era, organizzandoci a livello locale. Non c’è stato un supporto fattivo della regione, come nel 2021. Quest’anno c’è stata la partecipazione del Made in Italy, il che significa Ministero degli Esteri, insieme a Motor Valley e a tutti gli organi di promozione intorno all’Emilia-Romagna. Tutti questi attori importantissimi hanno alzato il valore dell’evento e l’organizzazione della gara.

Pur a porte chiuse e in zona rossa, abbiamo ugualmente fatto vivere il Gran Premio e questo è stato davvero il surplus. A un certo punto avevamo pensato di aprire l’autodromo al pubblico, ma tutto andava validato con Roma, e nessuno l’avrebbe fatto per il 18 aprile. Però abbiamo fatto il ‘city dressing’, ossia abbiamo vestito la città, portando la Formula 1 fuori dall’autodromo, compreso mettere una Ferrari in piazza Matteotti e mostrarla al pubblico. In più le Frecce Tricolori, che sono state davvero qualcosa di straordinario. Siamo stati contenti di aver portato alla città questa risultato”

Com’è lavorare e avere a che fare con Giancarlo Minardi, presidente di Formula Imola?

“Ha portato un grande valore e una grande esperienza a Imola. E’ un vantaggio per tutti, se fai il suo nome si aprono tante porte. Ti senti già sicuro in partenza, in più cito anche il direttore Benvenuti, espertissimo di Formula 1 moderna, perché in tanti anni è cambiata nelle sue problematiche e nelle sue necessità, per cui è importante avere un elemento in questo senso. E lui è una sicurezza, venendo anche dalle esperienze di Monza.  La Formula 1 stessa ci ha scritto dicendo che a Imola si trova sempre bene. Abbiamo un dono e una grande capacità organizzativa, anche per i concerti e per tutto ciò che facciamo in autodromo. E continuiamo a essere un pezzo forte in generale”.

Tu segui la Formula 1 sin da bambina. Che ricordi particolari hai delle gare a Imola? 

“Io sono il mancato figlio maschio di mio papà. Lui è sempre stato un grandissimo amante di Formula 1 e di Senna. L’ unica volta che l’ho visto piangere in vita sua è stato proprio  quando è morto Ayrton. Fu un trauma, per lui è stato come perdere un figlio. I miei genitori erano amici con Roberto Nosetto, e per cui mio padre era sempre ai box e in giro per Formula 1. E io mi sono appassionata perché sono sempre stata legata particolarmente a mio papà e percepivo la sua passione. Così l’ho fatta mia, e ho avuto la possibilità e la fortuna di lavorarci, sia al paddock che in sala stampa una decina d’anni.

Nel 1994 ero al paddock club e Senna passò da noi intorno alle 12.15, il giorno della gara. Ricordo che ci salutò caramente, mi resta il ricordo di una persona super educata, super gentile. La sua umanità si percepiva davvero. E poi ho sempre apprezzato Alonso e a dire il vero non sono mai stata una grande fan di Schumacher, pur essendo stato ovviamente un grande pilota. Nel 2006, ultima gara a Imola prima del lungo stop, accompagnai Schumacher dal podio alla tribuna stampa. Pensate, io, appassionata di Alonso!”

Poco tempo fa hai pubblicato una foto con tutti i pass e i biglietti delle gare alle quali ha assistito. Quali erano o sono i suoi idoli in Formula 1?

“Li ho ritrovati per caso, tutti quei biglietti! E’ stata una emozione incredibile. Io tenevo per Prost apposta per far dispetto a mio papà, e la lotta tra lui e Senna è stata fantastica. Mi piacevano tutti in generale, e tornando a Michael Schumacher ricordo che però non era molto avvicinabile. Era tedesco anche nei fatti”.

Il motto “We race as one” è uno dei marchi della Formula 1 odierna. Come vedi in questo senso l’impegno di Hamilton per cause sociali diffuse tramite la cassa di risonanza di questo sport?

“I personaggi sportivi devono dare un esempio, è giusto coerente e corretto. E la Formula 1 stessa, trainata o meno da lui. Inoltre, con Verstappen è una bella lotta, anche se Hamilton è bravo ma anche fortunato a volte, com’è normale che sia. Posso dire che adoro la Red Bull? Mi piace troppo come è fatta quella vettura…”

E se la Formula 1 è così attenta alle cause sociali, non credi che a volte pecchi di incoerenza gareggiando in paesi non proprio democratici in senso ampio?

“Sono dubbiosa sul Gran Premio di Miami nel 2022, che è palesemente improntato allo spettacolo e non allo sport. Non è sbagliato, il mondo va in quella direzione, e i soldi anche. Questa direzione va bene, come ai tempi di Ecclestone, quando si iniziavano a scegliere piste sempre più remunerative. Ma secondo me deve esserci un mix, spettacolo e visibilità della Formula 1, ma anche storia.

Stefano Domenicali in questo senso mi sembra orientato a creare questo binomio. Noi ci batteremo per essere il secondo Gran Premio italiano dopo Monza: e a questo proposito bisogna cambiare quella famosa regola che non permette due Gran Premi in una nazione. Noi ci siamo sempre entrati col GP di San Marino, lo vedo come un falso problema”.

Ti piace la Formula 1 oggi? Cambieresti qualcosa?

“Ti rispondo in questo modo: mio figlio ha 13 anni, gioca a casa con “Assetto corse”, girando a Imola tra l’altro con buonissimi tempi. Gli piace la velocità, gira in kart e ha proprio talento. Ebbene, l’altro giorno eravamo sul divano e stavamo guardando un Gran Premio di Formula 1 a Imola, quello del 1993. E a un tratto lui mi dice: “Mamma che bella la Formula 1 a quei tempi! Detto da un tredicenne… e si è guardato tutta la gara!

L’unica cosa che stonava era la telecronaca Rai, con i cronisti che ogni tanto si perdevano qualcosa. Io per esempio conosco Guido Schittone, e lui è ancora oggi una persona di una competenza unica così come quando faceva le telecronache. In ogni caso, le piste che hanno una storia vissuta, i sorpassi, le battaglie, sono fondamentali per il Motorsport”. 

Elena Penazzi, chiudiamo con una speranza: possiamo ragionevolmente pensare che nel 2022 la Formula 1 sarà di nuovo a Imola?

“Dico di sì. Come detto, serve l’appoggio della Regione e del Ministero degli Esteri, ma Di Maio si è già pronunciato a favore per mantenerlo, e Bonaccini è stato ancor più perentorio nel dire che è giusto mantenere il GP a Imola stabilmente per gli anni a venire, in un luogo che è il cuore della Motor Valley. Abbiamo già calendarizzato alcuni concerti in autodromo per il 2022, e come ho detto in precedenza, sogno di vedere la Rivazza piena in due occasioni: per il Gran Premio e per l’esibizione di Vasco Rossi…”

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