Analisi della redazioneFormula 1Gran Premio Olanda

Zandvoort quanto ci eri mancata! Bilancio post ritorno

La pista olandese è tornata nel circus dopo 36 anni. E quanto ci è mancata!

La Formula 1 di nuovo a Zandvoort. Era l’ora!

Bentornata Zandvoort! Era un’incognita, perché di vicende oscure questa storica pista a pochi metri dalle spiagge sul mar del Nord ne ha vissute tantissime. E invece il circuito olandese ha superato l’esame. La gara è stata noiosa, un po’, ma non senza sorpassi come qualcuno temeva. Chiaro che sul rettilineo dei box non si hanno tutte le possibilità che danno i quasi due chilometri di Baku, o l’allungo alla partenza di Sochi. Per non dire delle autostrade di Bahrein e Abu Dhabi. Ma vuoi mettere il fascino e la difficoltà della curva Tarzan, della rinnovata Hugenholtzboch, della stupenda Schleivak?

Tanto basta per affermare che il ritorno in Olanda della Formula 1 è stato un successo, coronato per il foltissimo pubblico olandese dalla vittoria entusiasmante di Verstappen ai danni di un battagliero Hamilton. E per augurarsi che da queste parti la massima formula 1 continui a fare tappa, a prescindere dai protagonisti della stagione

Le vicissitudini di Zandvoort dagli anni ’50 in poi

Ricchissima, come si può immaginare, la storia di questa pista. Progettata, realizzata e per tanti anni diretta da Hans “John” Hugenholtz (disegnatore anche di Suzuka, Zolder, Jarama e del Motodrom di Hockenheim e scusate se è poco) Zandvoort è stata per anni uno dei banchi di prova più difficili per i piloti della massima formula.

Bentornata Zandvoort
© Pirelli Press Area

Se la parte iniziale è rimasta negli anni pressochè invariata, molto sono state invece le modifiche che hanno coinvolto la seconda metà della pista, quella più difficile e anche pericolosa. Chicane per rallentare l’ingresso a curve troppo veloci, eliminazione di interi tratti dove si andava a farfalla aperta hanno solo abbassato di poco le medie orarie, ma non hanno ridimensionato la tendenza medio veloce del circuito.

Poi le morti di Courage e Williamson nei primi anni ’70 e soprattutto le necessità di espansione urbana del vicino paese, considerato “il mare dei cittadini di Amsterdam”, hanno lavorato ai fianchi le aspirazioni degli organizzatori. Zandvoort ha perso la formula 1 dopo l’85, e poi è stata addirittura costretta a cedere dei terreni nella zona Sud del tracciato.

L’abbandono e la rinascita di Zandvoort

Per anni Zandvoort è stata poco più che un kartodromo, poi si è costruito un tratto della pista che sostituisse quello ceduto per fare appartamenti. Un settore lento, ma non privo di difficoltà, tuttavia appena sufficiente per recuperare una lunghezza accettabile.

Bentornata Zandvoort
© Pirelli Press Area

Il capolavoro è stato invece realizzato negli ultimi anni. E c’è da andarne orgogliosi. Perchè ad ammodernare la pista è stata un’azienda italiana, la Dromo Circuit Design di Jarno Zaffelli. Il progettista di Reggio Emilia è intervenuto in particolare su due curve, la terza e l’ultima, disegnando due pieghe dal profilo inedito, spettacolari, quasi introvabili sugli altri circuiti.

Zandvoort “made in Italy”: una pista con tanta personalità

L’ultima curva è adesso una parabolica da affrontare in pieno, e lo scopo è evidentemente quello di permettere ai piloti di percorrere il rettilineo dei box ad una velocità superiore. In questo modo la curva Tarzan è tornata ad essere teatro di duelli a ruote fumanti e staccate impiccatissime, con possibiltà di sorpasso anche all’esterno.

Bentornata Zandvoort
© Pirelli Press Area

Ma la novità più interessante è stata senz’altro curva 3, la Hugenholtzboch, un tornante sopraelevato con un profilo a pendenza crescente che non si trova su nessuna altra pista. Sin dalle prove i piloti hanno sperimentato traiettorie diverse, e a giudicare dagli errori commessi anche durante la gara viene da pensare che non siano bastati tre giorni per capire quale fosse la migliore. In più questa piega è indubitabilmente spettacolare, e ricorda, unica nel calendario, il famoso Karussell del vecchio Nurburgring, presentando difficoltà che ormai nessuno più era abituato a trovare sulle piste del mondiale.

Promossa o bocciata? Intanto bentornata Zandvoort

Eppure in tanti hanno giudicato noiosa la gara dei Paesi Bassi. L’ordine d’arrivo riflette in buona parte la griglia di partenza, tra i primi non c’è stata gran bagarre, mentre a metà gruppo hanno fatto furore Perez ed Alonso. E allora crediamo che si possa concludere che su questa pista non è così difficile superare. E che per tornare su un circuito così bello si possa anche rinunciare a qualche duello a base di DRS.

Promossa, a pieni voti quindi. Se la Formula 1 non va bene a Zandvoort allora è sbagliata la Formula 1, non è sbagliata Zandvoort. Per chi non la pensa così ci sono decine di Tilokodromi sparsi per il mondo…e buon divertimento.

David Bianucci

Mi chiamo David Bianucci, nato a Prato ma trasferito per amore e lavoro sui colli Euganei in provincia di Padova. Sono uno sportivo a livelli di fanatismo, ho praticato la pallanuoto per vent'anni e ora faccio i campionati di nuoto Master. Ma le sensazioni più forti me le ha sempre regalate la Formula 1, sin da quando a nove anni ho visto il Gran Premio di San Marino del 1981. Sono seguite sveglie notturne per vedere i gran premi asiatici, autentiche fortune spese in riviste specializzate, giornate tra le frasche del Mugello per guardare girare di nascosto Michael Schumacher. Essere diventato nel frattempo Ingegnere Meccanico non ha migliorato la cosa... Scrivo perchè non posso fare niente per evitarlo.

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