Analisi della redazioneFormula 1Gran Premio Eifel

Chapeau Lewis: un dominio figlio non solo della macchina

L’inglese eguaglia Michael Schumacher. La Ferrari limita i danni e Bottas spreca una ghiotta occasione

Novantuno successi, più o meno le stesse pole-position: scongiurato al Mugello, l’aggancio a Schumacher è arrivato al Nurburgring, che più o meno è la stessa cosa. Casa Michael, che chissà se avrà visto e compreso ciò che è accaduto in un pomeriggio di nuovo dominio Mercedes.

Chapeau Lewis! Sì, perchè non ci si può che togliere il cappello davanti a un record che era solo questione di tempo e che non è figlio solo di una macchina spaziale, a sua volta messa in piedi con merito da un gruppo di lavoro affiatato e capace. Con tutta la dietrologia che si può fare, e che secondo noi lascia il tempo che trova, Lewis Hamilton ha vinto 91 gare, e ne vincerà ancora molte di più, perché è un pilota di massimo livello e soprattutto negli anni si è sempre migliorato. E gli crediamo quando dice che non avrebbe mai pensato di superare Schumacher, che da ragazzino ha confessato di imitare soltanto ai videogiochi. 

DAL 2007 AD OGGI

Ricordiamo ancora il 2007, anno del suo esordio, in cui andò immediatamente vicino alla corona iridata con la McLaren. E invece quei pasticci in Brasile, lo condannarono. Laddove un anno dopo invece, con il sorpasso all’ultima curva su Glock, fece suo il titolo a spese di Massa, il quale padre stava già esultando nei box.

Indigesto subito questo inglese che nella sua chiacchierata al Festival dello Sport con la “Gazzetta”, ha ricordato i tempi di gare a Parma, con i kart, in cui si prese qualsiasi epiteto razzista potesse esserci. Papà Anthony che fa sacrifici per farlo gareggiare, una famiglia che non ha mai navigato nell’oro come si conviene a chi spera di avere un futuro in Formula Uno e tanto lavoro per migliorarsi negli anni. 

Mandò sulle spine subito Alonso, che infatti cambiò scuderia, indossava un caso che ricordava la livrea di Ayrton Senna, il suo idolo, da sempre. Poi sono arrivati sei mondiali, quasi sette, l’era dell’ibrido da lui dominata, e una nuova asticella fissata in alto, molto in alto, per chi verrà dopo di lui e proverà a fare ancora meglio.

Hamilton è una totale rottura col passato: è il primo pilota di colore in Formula Uno, è stato il primo campione del mondo di colore in Formula Uno, ha creato una linea di moda (pur vero che Lauda aveva fatto qualcosa di simile con gli aerei), ha espresso apertamente ogni suo sentimento contro l’antisemitismo e la diseguaglianza sociale. Si è tolto le normali incertezze e sbavature di inizio carriera, ed è divenuto un pilota che non sbaglia mai.

APPUNTAMENTO CON LA STORIA

Un tempo c’era un circuito di 23 km, che si percorreva in quasi 7 minuti, e la gara durava 14 giri perché date le caratteristiche della pista era ovvio che fosse così. Era il vecchio Nurburgring, quello dell’incidente di Lauda, dove si corse per l’ultima volta proprio nel 1976, il primo agosto, quando l’austriaco per miracolo non ci rimise le penne. Ecco, era destino che la storia passasse ancora una volta di qua. Chapeau Lewis, perché non hai rubato nulla, e per quanto bisogna essere forti anche politicamente nella Formula Uno di oggi, i risultati parlano chiaro. Senza ricordare che tra l’altro, tra Monza e Russia, le penalità ci sono state eccome (a Sochi addirittura doppia). Ad  Hamilton sono state portate via altre due potenziali vittorie. 

E gli altri? Giusto rendere omaggio quasi unicamente ad Hamilton, ma si è pur sempre corso un GP. Che ha visto Verstappen ancora una volta secondo, e soprattutto un Bottas da tapiro d’oro. Bella qualifica, il compagno battuto per 250 millesimi, un recuperone in partenza sull’attacco del socio di scuderia, e poi la macchina che lo saluta. Poche velleità di riaprire il Mondiale, ma che peccato…

FERRARI, IL FUTURO NEL MOTORE

La Ferrari invece limita i danni. Nulla che non si fosse già visto: Vettel annaspa, e da la sensazione di non togliere comunque nulla di buono da una vettura che come risaputo è deficitaria. Di contro, Leclerc pare riuscire sempre in qualcosa di più: la battaglia con Perez è stata a tratti entusiasmante, con sorpasso e controsorpasso, prima della resa. Sempre più curiosi di vedere il monegasco con una monoposto decente. Binotto ha parlato di motore nuovo, anche perché, aerodinamica esclusa, null’altro potrà essere fatto per il 2021. E chissà che non sarà proprio quella la chiave che potrà consentire a Maranello di avere una vettura meno deprimente di questa.

Infine, una menzione a Hulkenberg, per noi pilota di giornata. Salito in fretta e furia sulla Racing Point al posto del malaticcio Stroll, si piazza ottavo. Ora, dopo un altro week-end di pausa, si vola in Portogallo, a Portimao, nell’Algarve, una meta alquanto visitata in tempo pre covid dai turisti, ma su una pista sconosciuta a tutti. E per questo motivo, un’altra speranza di sparigliare le carta in questa Formula Uno griffata Lewis.

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