Analisi della redazioneFormula 1Gran Premio Austria

Una Bottas di novità. Leclerc rampante, il cavallino no

Vince il finlandese, troppo spesso scudiero e mai sugli scudi. Date una macchina a Leclerc e vi solleverà il mondo

Il sorpasso che Sainz opera ai danni di Vettel alla curva 3 al giro numero 31 del GP d’Austria, agganciandolo e facendo finire capovolto il tedesco, è un po’ una sorta di metafora della vita. Spuntata in questa calda domenica in cui la Formula Uno si è impadronita di nuovo di piste e appassionati, dopo il lungo inverno sanitario che abbiamo attraversato. Spostati che passo io: sarò il sottoscritto a prendere il tuo sedile e l’inesorabile fase discendente della tua carriera è appena iniziata. Troppo duri? Può darsi, ma il simbolismo regge.

Parto dal mortificato Vettel per raccontare un Gran Premio nuovo, con il podio in pista e senza pubblico, malinconico modo di calarci dentro la stagione dei 70 anni di Formula Uno che avrebbe meritato ben altro palcoscenico. Perché per un tedesco separato in casa e invischiato nella melma, quasi a non veder l’ora che la stagione appena iniziata sia già finita, c’è un monegasco che se ne frega di tutto e bluffa pure: “Non ci saranno miracoli”, aveva detto al termine delle qualifiche del sabato. E invece eccolo servito il prodigio.

Leclerc, con la stessa macchina sulla quale si è accanita la tifoseria rossa dopo i pasticci di sabato pomeriggio, ha preso in mano il volante e con bravura e un pizzico di fortuna l’ha portata sul podio, superando Norris in una manovra da fuoriclasse, all’esterno, e poi Perez, in un finale di gara che ha fatto balzare sul divano un po’ tutti, spazzando via il monologo di Bottas che è andato a vincere restando sempre davanti. Se il cavallino non è per nulla rampante, e si sapeva, il futuro campione del mondo (sì, consentitemi di dirlo) se ne infischia e dimostra ancora una volta di avere una marcia in più: carisma, personalità, carattere, quell’assioma firmato Ayrton Senna secondo il quale se un pilota vede uno spazio per superare e non lo fa, non è un pilota. Qualità per nulla sbiadite dal lockdown.

GP Austria 2020: vince Bottas; secondo Leclerc, terzo Norris

Leclerc invece lo spazio lo vede, lo sfrutta e finché in uscita non è davanti, non molla. In fondo questa non è proprio una novità, ma addolcisce una tre giorni che volgeva al peggio per la rossa, come già annunciato, mettendo, almeno oggi, una bella pezza a una transizione che sarà ancora molto lunga. Bottas, dicevamo: dai, finalmente lui davanti a Hamilton, finalmente lo scudiero che va sugli scudi, al termine di un week-end perfetto. Che sia un guanto di sfida al Mondiale? Di certo, con Verstappen appiedato e furioso, la lotta è lanciata.

Noiosa e fredda, questo si è sempre detto e si continua a dire della Formula Uno, eppure quella di oggi è parsa una appendice del campionato scorso, puntellato di gare interessanti, colpi di scena e penalizzazioni. Ecco, a proposito: il contatto Hamilton-Albon, con l’inglese investigato, ha ricordato ai giudici che anche il pluri campione del mondo può essere colto in fallo. Con Bottas ufficialmente candidato all’iride, la Red Bull che certamente rimedierà a questa domenica no, la McLaren (terza con Norris) e la Racing Point che sono peperini pronti a infastidire, e una Ferrari non all’altezza, ma che ha Leclerc, può essere che la noia inizi ad avere vita difficile. Anche in un campionato così zoppo e senza ancora un calendario definitivo. Ad maiora.

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Stefano Ravaglia

Stefano Ravaglia nasce a Ravenna nel 1985. Giornalista pubblicista, appassionato di calcio e della sua storia, ha seguito il Milan quasi dovunque in Italia e in Europa e collabora con la testata online "Europa Calcio". Appassionato in particolar modo di calcio inglese, tesserato al Liverpool Italian Branch, si occupa anche di Formula 1.

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