Gran Premio Giappone

Tutte le perplessità sul caso Bianchi e la conferenza stampa Fia

Il circus della F1 fa tappa sull’inedito circuito di Sochi, ma inevitabilmente a monopolizzare l’attenzione di media e tifosi più che i tempi cronometrati è ancora la tragedia capitata domenica scorsa a Jules Bianchi con tutti i suoi annessi e connessi. Sul banco degli imputati da ormai una settimana c’è Charlie Whiting, direttore di corsa e delegato alla sicurezza della F1. Ebbene, proprio lui ieri (congiuntamente con la Fia, rappresentata dal gran capo Jean Todt) ha tenuto una conferenza stampa per spiegare il suo operato nel gran premio del Giappone e, diciamoci la verità, soprattutto per togliersi di dosso l’etichetta di maggior responsabile dell’incidente occorso al giovane pilota transalpino.
A proposito del mancato intervento della Safety Car Whiting ha dichiarato : “Il trattore stava uscendo con la macchina di Sutil e si muoveva verso l’esterno delle barriere. La Sauber era lontana e disincastrata. Come nelle situazioni del passato, non ho ritenuto opportuno chiamare la Safety Car”.

I processi si fanno in tribunale e non sulle pagine web (purtroppo c’è chi è convinto dell’esatto contrario), però da appassionato che segue la F1 da una quindicina d’anni mi sento in dovere di muovere alcune osservazioni.
Innanzitutto trovo sia fondamentale fare una distinzione : una cosa è il regolamento relativo all’ingresso della Safety Car, un’altra è la sua applicazione che è soggetta ad una certa flessibilità legata proprio alle decisioni prese da Whiting stesso. Il regolamento (articolo 40.3) prevede che sia necessario l’ingresso della Safety Car solo nel caso in cui l’incolumità fisica di piloti o commissari sia in immediato pericolo. Eppure, senza tornare indietro troppo nel tempo, a luglio in occasione del gran premio di Germania non fu fatta entrare la SC in occasione del testacoda di Sutil (sempre lui), costringendo tre commissari di pista ad attraversare di corsa il rettifilo principale (mettendo quindi a rischio la propria incolumità) per spostare la vettura. Vi è quindi una certa flessibilità nell’interpretare il regolamento e questa responsabilità spetta a Whiting stesso.
Ora in virtù di questa libera interpretazione mi chiedo : considerando che l’intensità della pioggia andava aumentando e che già nei giri precedenti diversi piloti erano finiti in testacoda causa acquaplaning (Vergne, Magnussen e Sutil stesso), che la luce era davvero poca (confermato da diversi piloti tra cui sempre Sutil) causa approssimarsi del tramonto e che ciò rendeva difficile vedere i rigagnoli (responsabili dell’acquaplaning) sulla sede stradale, che diversi piloti montavano gomme intermedie ormai usurate e che ciò aggiunto all’impossibilità di modificare l’assetto nel parco chiuso (non tutti avevano un assetto da bagnato) rende difficili da gestire le monoposto in condizioni simili, che la curva 7 (teatro dell’incidente) sia una delle più insidiose di tutto il tracciato (a detta di Vettel) oltre che una curva dove le monoposto passano a velocità elevate (oltre 200km/h), non era forse il caso di eccedere nella pignoleria ed applicare più rigorosamente del solito il regolamento chiamando dentro la Safety Car? Forse tutti questi potenziali rischi uniti ad un Caterpillar che passeggia nelle vie di fuga non bastano per considerare a rischio la vita di qualcuno? O forse proprio perché stava diventando veramente troppo buio e si doveva a tutti i costi portare a termine la gara nel numero di giri prestabiliti (per la gioia delle Tv e del dio denaro) non si poteva perdere troppo tempo con una SC che avrebbe rallentato la gara aumentando il tempo necessario? Domanda che fa sorgere molti interrogativi anche sul mancato anticipo della gara nonostante l’imminente arrivo di un tifone, ma almeno qui la responsabilità non è di Whiting.

Suzuka by night : la scarsa luce e la bassa visibilità in pista al momento dell'interruzione della gara subito dopo l'incidente di Bianchi.
Suzuka by night : la scarsa luce e la bassa visibilità in pista al momento dell’interruzione della gara subito dopo l’incidente di Bianchi.

Il punto più bello però è stato quando il direttore di gara ha voluto sottolineare che Bianchi al momento dell’uscita di pista stava percorrendo la curva 7 a 212km/h, solo 3km/h in meno rispetto al giro precedente quando non c’erano ancora le bandiere gialle. Un modo elegante (si certo, come no) per attribuire la responsabilità dell’accaduto al povero Bianchi, il quale ovviamente manco può difendersi essendo ricoverato in gravi condizioni in ospedale. Sempre il regolamento prevede che in caso di bandiere gialle ai piloti spetti il compito di rallentare, di quanto però non è dato sapersi, è a libera discrezione dei piloti stessi, i quali ovviamente cercano di rallentare il meno possibile. Questo dettaglio non troppo trascurabile è noto a tutti, Whiting compreso, il quale in questi anni non è mai intervenuto a proposito, non penalizzando mai nessun pilota e non specificando mai di quanto si dovesse effettivamente rallentare. Quindi colpevolizzare Bianchi di non aver rallentato a sufficienza è un po’ come far notare a tutti il mancato intervento negli anni passati della direzione gara nel punire questi casi, ovvero una auto colpevolizzazione.

Infine per concludere in bellezza la conferenza è stata fatta una precisazione riguardo alcune dichiarazioni di Felipe Massa. Il pilota brasiliano ha affermato di aver urlato ripetutamente via radio circa la necessità di far entrare la Safety Car. Nella conferenza di oggi invece si è voluto precisare che Felipe si sarebbe limitato a dire che le condizioni della pista andavano peggiorando. Bene, riagganciandomi a quanto detto in precedenza, queste parole non erano una prova ulteriore del fatto che era necessario essere più flessibili nell’interpretare il regolamento ed adattarlo ad una situazione complessa e difficilmente prevedibile come quella degli ultimi giri di Suzuka?

Unica nota positiva l’apertura all’utilizzo di un limitatore di velocità in caso di bandiere gialle. Come sempre in F1 bisogna aspettare che qualcuno si faccia male, che succeda la fatalità o l’inevitabile affinché qualcosa cambi. E in questo caso il prezzo, nel bene e nel male, lo pagano sempre loro, i piloti, coloro senza i quali questo magnifico sport non esisterebbe.

Luca Stopelli

Ho 24 anni e sono uno studente di ingegneria meccanica. Appassionato di auto e motori seguo la F1 e il motorsport in tutte le sue declinazioni fin da quando ero piccolo.

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