DichiarazioniFormula 1

Perchè la Formula 1 chiude le porte ad Andretti?

Nel mondo della Formula 1 si è registrata una forte opposizione al tentativo di Andretti di ampliare l’attuale griglia di partenza. Ma quali sono le ragioni?

Apertura verso Audi e Volkswagen, porte chiuse per Andretti. Cosa c’è dietro la battaglia che sembra voler tenere ai margini il costruttore americano?

Nel sottobosco della Formula 1 si sta giocando una partita dal valore non indifferente per quelli che saranno gli equilibri futuri del Circus. Alla volontà del Team Andretti di sbarcare in F1 è seguita la forte opposizione dei team, che allo stesso tempo hanno mantenuto un approccio completamente diverso davanti alla prospettiva di accogliere altri costruttori come Audi e Volkswagen. Cosa c’è dietro questo discrimine?

E perchè una gestione statunitense come Liberty Media dovrebbe mostrare simile ritrosie all’idea di accogliere, dopo Haas, un’altra franchigia Made in USA? In fin dei conti l’evento di Miami ha dimostrato quanto il pubblico a stelle e strisce sia sempre più attratto da una categoria che un tempo appassionava maggiormente gli spettatori europei.  E aggiungere alla compagnia un nome come quello della famiglia Andretti potrebbe essere un buon affare per l’appeal del Circus. Eppure le cose non sono così semplici.

LA SPARTIZIONE DEI DIVIDENDI

Come sempre, ci sono i soldi di mezzo. L’attuale regolamento prevede che si possa arrivare ad un massimo di 13 team. Ma l’allargamento non è un qualcosa di automatico. Il fatto che è che le 10 squadre che attualmente compongono la griglia di partenza ritengono di aver trovato un equilibrio, di aver dato vita ad un modello di business fruttuoso, capace di tutelare i propri interessi. Una soddisfazione dello status quo che li porta ad adottare un atteggiamento di conservatorismo nei confronti di chi minaccia di entrare a minare queste certezze dall’esterno.

Nessuno vede di buon occhio l’idea che un tredicesimo attore arrivi a “papparsi” una fetta rilevante di quei dividenti così faticosamente regolati nell’ultimo Patto della Concordia. La cui stesura, soprattutto in fasi economiche delicate come quelle post-pandemia, hanno spesso rischiato di far saltare tutto il carrozzone. A tal proposito Toto Wolff ha ribadito le sue perplessità, segnando una linea di demarcazione tra l’ipotesi Andretti e quella di Audi.

“Andretti è un grande nome e credo che abbia fatto cose eccezionali negli Stati Uniti. Ma questo è uno sport business, e dobbiamo capire cosa può darci. Se un’azienda o un gruppo internazionale entra in F1 e può dimostrare che spenderà una certa quantità di soldi per l’attivazione e il marketing nei vari mercati, è una proposta dal valore completamente diverso per tutti gli altri team. Con 10 posti si spera sempre che aumenti il valore. Di certo non accadrà dandone di nuovi a persone che non possono aumentare il valore complessivo della Formula 1″.

ASSE CON FERRARI E RED BULL

Quello del manager austriaco è un discorso che va letto con questa impostazione: Audi è un costruttore che andrebbe a rilevare McLaren. Quindi non andrebbe a creare un undicesimo team, pur trattandosi di un colosso dell’automobilismo capace di accrescere il valore intrinseco della F1 grazie all’enorme attrattiva mediatica-commerciale che porterebbe.

Quella di Toto Wolff è una visione condivisa anche dagli altri attori principali, tra tutti anche Ferrari e Red Bull, che almeno su questo si trovano dalla stessa parte. Gli unici che hanno caldeggiato l’approdo di Andretti sono gli uomini di Alpine, che sperano in un nuovo attore per allocare la propria Power Unit ad una squadra cliente e ridurre il gap che li separa da un top team. Ma fino a quando saranno isolati sarà complicato riuscire a dettare la linea.

Il paradosso è che in un momento storico che vede il baricentro della F1 spostarsi sempre più verso gli USA le speranze di Andretti sono comunque ridotte al lumicino. Da un lato c’è l’interesse di salvaguardare una situazione che ha restituito alla categoria uno smalto che non toccava da tantissimo tempo. Dall’altra la paura che in un momento così delicato, con l’inflazione fuori controllo a cui tutto il mondo si sta piegando, il giocattolino possa faticare a reggere uno scossone che andrebbe a redistribuire al ribasso le disponibilità economiche. Vedremo se nei prossimi mesi ci saranno sviluppi diversi.

Danilo Tabbone

Mi chiamo Danilo, ho 20 anni, vengo dalla Sicilia e studio all'Università di Palermo. La Formula 1 è la mia più grande passione, la seguo da quando ero bambino, e le emozioni che mi suscita sono parte integrante della mia personalità. Dal 2020 scrivo per F1world.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Back to top button

Lascia il tuo contributo

Ciao, non vogliamo riempire il tuo monitor di pubblicità, ma questi banner ci aiutano a darvi contenuti di qualità. Se vedi questo messaggio perché hai attivo un sistema di AdBlock che elimina gli annunci pubblicitari.