2019Formula 1Interviste

Mazzola: “Il Drake aveva una mentalità diversa”

Il ferrarese è un emblema nell’immaginario collettivo del Motorsport. Ha lavorato con leggende come Prost e Schumacher

Non solo Formula 1 attuale. Con l’ing. Luigi Mazzola abbiamo avuto la possibilità di apprezzare com’era il Circus di qualche decennio fa

Il nome di Luigi Mazzola è un emblema nell’immaginario collettivo degli appassionati di Motorsport. Dopo aver lavorato con leggende del calibro di Alain Prost e Michael Schumacher, il ferrarese ha analizzato quello che è stato in assoluto il periodo più buio nella sua carriera in Ferrari.

Crede che una mentalità come quella del Drake, nella Formula 1 attuale, funzionerebbe?
“Il carisma del Drake è stato fondamentale. La sua mentalità avrebbe portato a un metodo di lavoro diverso. È sempre una questione di approccio: una persona che arriva e possiede questa mentalità trascina con le emozioni, con la passione, e quando hai questi ingredienti tutto viene da sé”.

Credit: luigimazzola.com


1988-1996/1996-2006: un periodo buio seguito da un’incetta di successi. Nei suoi primi anni a Maranello, si rispecchia di più nel coraggio o nella paura?
“Mi rispecchio in entrambi. Ho cominciato in Ferrari nel 1988 e ho finito nel 2009, quindi ho coperto due decadi. Nella prima non abbiamo vinto niente: solo nel 1990, con Prost, abbiamo avuto un’opportunità, ma poi è andata come è andata. Nella seconda decade abbiamo vinto 14 titoli, dominando per 10 anni. Grazie a questa esperienza è stato facile capire cosa funzionava e cosa no, ho capito qual era la mentalità vincente per mantenere alte le prestazioni attraverso il cambiamento, la capacità di continua innovazione, lo spirito di squadra e di gruppo. È un insegnamento che conservo sempre con me e che, attraverso il mio lavoro attuale, cerco di trasmettere alle aziende e alle persone”.

luigi mazzola e gianni agnelli
Credit: luigimazzola.com

Questo mese si terrà il seminario “Avanti Tutta”. Tre buone motivazioni per partecipare o, quantomeno, comprare il suo libro.
“La prima motivazione: ho avuto la fortuna di lavorare in un’azienda fantastica con persone eccellenti. Ho avuto la possibilità di stare a stretto contatto con uomini straordinari come Prost, Schumacher e Valentino Rossi. Tutte persone dalle qualità sorprendenti”.

“La seconda: sono sempre stato curioso e ho cercato di decodificare gli aspetti potenzialmente fruibili anche alle persone che non c’entrano nulla con la Formula 1. In questi anni nel Circus, ho compreso quali sono gli ingredienti necessari per essere al top. Mi piace poterlo raccontare e condividerlo, vedendo le persone che rimangono stupite di questi racconti. È stato quasi un obbligo prendere tutto com’è e capire come migliorarlo o migliorarmi, per poi raccontarlo ad altri. È come assaggiare una torta, capire quali sono gli ingredienti giusti e poterlo raccontare. Anche oggi lavoro a contatto con tantissima gente e ciascuno conserva la sua esperienza di vita da raccontare”.

“Terzo: la voglia di fare del bene, nel senso di elargire consigli. La mia attività mi pone sempre a contatto con le persone. Sono sempre in viaggio e percepisco molta gratitudine in quello che faccio. Allora ho cominciato a scrivere, anche se non sono uno scrittore di professione. Ora sto finendo il secondo libro: nel mio attuale lavoro mi diverto molto, metto passione ed energia che mi rendono efficiente nel comunicare i miei messaggi, e percepisco nelle persone emozioni e coinvolgimento”.

Andrea Ranucci

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Redazione

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