500 Miglia IndianapolisFormula 1

Indy, Alonso: ecco le (poche) opportunità presso i team Chevy

Honda ha precluso allo spagnolo di utilizzare un suo propulsore alla prossima 500 miglia. Fernando è così costretto a rivolgersi altrove, ma i sedili scarseggiano

La vettura di Andretti destinata ad Alonso è ora libera. Allo spagnolo, invece, tocca assicurarsi un buon team motorizzato Chevy. Ma Penske ed Ed Carpenter non hanno posto per lui

Pareva fatta, secondo i media spagnoli, la trattativa che avrebbe portato Fernando Alonso a partecipare alla 500 miglia di Indianapolis 2020 con una vettura del team Andretti motorizzata Honda. Ma nei giorni successivi il motorista nipponico ha fatto un brusco dietrofront, replicando il veto che già pose lo scorso anno su una partecipazione dello spagnolo al volante di una macchina col propulsore di Tokyo. Nel maggio scorso, Alonso dovette quindi prendere il via con una formazione al debutto e motore Chevrolet, col risultato di vedersi eliminato nel Bump Day, non essendo riuscito a rientrare nei 33 piloti più veloci ammessi alla corsa.

Anche per questa edizione, la Honda ha negato allo spagnolo di prendere il via con un suo motore. Fernando, dunque, paga ancora lo scotto delle velenose affermazioni rilasciate nel triennio 2015-2017, quando soffrì le pene dell’inferno col motorista giapponese, oltre al fatto di avere spinto lui stesso per tranciare i legami tra McLaren e Honda due anni e mezzo fa.

PENSKE E CARPENTER AL COMPLETO

A questo punto, si dimezzano le prospettive per lo spagnolo di prendere il via a Indianapolis. Su 16 team che parteciperanno alla 500 miglia, ben 8 sono motorizzati Honda. Gli altri otto montano propulsori Chevrolet, ma non tutti possono allestire una macchina per l’asturiano. Andando più nel dettaglio, il primo nome legato a Chrevolet che balza alla testa è quello di Penske, vincitore dell’edizione 2019 con Simon Pagenaud. Ma per il 2020, la compagine capitanata da Roger Penske è ormai al completo, coi suoi quattro piloti da tempo confermati: Josef Newgarden, Will Power, lo stesso Pagenaud e la ‘wild card’ Scott McLaughlin, proveniente dal V8 Supercars australiano. Il team più vittorioso nelle corse americane non ha dunque alcun posto per Alonso.

Anche Ed Carpenter è ormai al completo, avendo già assegnato le sue tre vetture ai rispettivi titolari (Rinus VeeKay, Conor Daly e lo stesso Ed Carpenter) e non ha intenzione di allestirne una quarta. A.J. Foyt Racing potrebbe essere a questo punto una soluzione per Alonso, ma anche questo team, che ha già due vetture assegnate (a Sebastien Bourdais e Dalton Kellet), non sembra intenzionato a prepararne una terza. E, nel caso lo facesse, ci sarebbe già pronto Tony Kanaan. 

Pare non esserci posto nemmeno alla debuttante McLaren, che ha confermato che prenderà parte alla Indy 500 solo con due vetture, affidate a Patricio O’Ward e Oliver Askew. Maggiori chance provengono dal team Carlin, che deve ancora rendere noti i piani per il 2020, e da Dreyer & Reinbold Racing, che deve ancora annunciare il secondo pilota per Indianapolis. Paiono esserci degli spiragli anche presso DragonSpeed e Juncos Racing, che hanno definito solo parzialmente l’organizzazione della stagione agonistica e sarebbero ancora in tempo per accogliere tra le proprie fila un pilota del calibro di Alonso. 

 

 

 

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Luca De Franceschi

Sono Luca, studio Lettere e seguo la Formula 1 da una decina d'anni. Mi sono appassionato a questo sport durante l'era dei successi di Michael Schumacher con la Ferrari, per poi assistere alle prime vittorie di Fernando Alonso, Lewis Hamilton e Sebastian Vettel. A casa ho diversi DVD sulla storia di questo sport, che mi hanno fatto conoscere i piloti e le auto del passato. Ho anche la passione dei kart, sui quali ogni tanto vado a girare.

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